Crisi euro, per salvare la moneta unica bisogna cambiare la democrazia

di 18.02.2012 18:39 CET
Europa
Eurozona Reuters

La crisi dell'euro sta attanagliando il Vecchio Continente. I debiti dei paesi europei, infatti, hanno costretto i vari governi nazionali a varare pesantissime riforme di austerity volte al ridimensionamento del welfare state, diventato con i decenni troppo pesante per le fragili economie europee. Di questa crisi se ne continua a parlare, cercando di dare soluzioni di stampo economico ad un problema che, però, solo apparentemente è economico. La crisi dei debiti sovrani che rischia di far implodere la moneta unica è, in realtà, frutto anche della degenerazione della democrazia europea e, più in generale, occidentale.

Causa primaria di questa degenerazione è l'attenzione quasi morbosa dei leader alla ricerca del consenso che ha caratterizzato la stragrande maggioranza dei governi europei degli ultimi 20 anni. Le classi politiche che si sono susseguite in questo lasso di tempo hanno, infatti, ricercato come unico obiettivo quello della rielezione puntando su leader forti e carismatici che attirassero il favore delle masse. Questa concezione della politica, derivante anche da un'influenza del capitalismo sulle campagne elettorali, divenute ormai sempre piu' simili a macchine pubblicitarie per vendere il proprio programma elettorale, ha portato i governanti europei a fare scelte miranti a riscuotere successo a breve termine, ovvero quello necessario ad ottenere il risultato nelle elezioni successive.

L'evidenza di questa degenerazione è evidente anche nel nostro paese. Dall'avvento della cosiddetta Seconda Repubblica, infatti, si sono succeduti governi che hanno puntato unicamente sulla spettacolarizzazione del proprio operato, senza tenere conto degli effetti a lungo termine delle proprie scelte. Questo tipo di miopia politica ha portato il nostro paese sull'orlo del baratro europeo e ha creato la situazione paradossale per cui i politici maggiormente appoggiati dalla popolazione siano quelli non eletti. Non a caso, infatti, i personaggi che riscuotono maggiormente consenso tra le fila della classe politica sono il presidente del consiglio tecnico Mario Monti e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Contemporaneamente tutti i leader dei maggiori partiti politici italiani sono in picchiata nei sondaggi.

Questa situazione si è ripetuta in quasi tutta Europa a cominciare dall'ormai tristemente famosa Grecia, dove i governi scelti dalla popolazione hanno continuato a portare avanti un modello di stato sociale insostenibile per l'economia del paese ma molto remunerativo sotto un profilo elettorale per i propri partiti. Facendo ciò, però, i governanti ellenici hanno portato i cittadini ad assumere debiti che ora sono costretti a ripagare, con un prezzo sociale decisamente troppo elevato. A differenza dell'Italia, pero', la rabbia dei cittadini greci si è rivolta proprio verso il governo tecnico di Papademos, che ha portato avanti le riforme di austerity, quando in realtà i veri responsabili dei loro mali erano i partiti succedutisi al governo che per anni si sono rifiutati di prendere decisioni risolutrici ma impopolari per poi indignarsi quando queste scelte sono state prese da istituzioni esterne alla Grecia.

Se, quindi, guardando al passato, la responsabilità va data alla classe politica e alla sua miopia, volgendo lo sguardo al presente non c'è da stare più tranquilli. Sappiamo, infatti, quanto la risoluzione della crisi dell'euro dipenda fondamentalmente da scelte condivise tra i paesi europei. Questa lezione è stata recepita solo parzialmente dai governi europei che comunque sono riusciti, tra mille difficoltà, ad adottare soluzioni che arginassero il crollo dell'euro. Il vero problema sarà il futuro. Infatti, i governi che sono stati investiti dalla crisi economica globale probabilmente perderanno le prossime elezioni. Ad Aprile si terranno le elezioni in Grecia che, con ogni probabilità, vedranno il trionfo dei partiti estremi di sinistra. Allo stesso modo quest'anno il presidente francese Sarkozy sarà probabilmente sostituito dal suo avversario socialista Hollande e con buona probabilità lo stesso accadrà alla Merkel nel 2013. Nel 2013, inoltre, Monti concluderà il proprio mandato e in Italia si terranno le elezioni. I nuovi governi addosseranno la colpa della crisi ai propri avversari politici e inizieranno a prendere decisioni opposte a quelle prese durante questi ultimi mesi.

Il "pericolo" derivante da queste tornate elettorali è già evidente in un paese come la Spagna. Il paese iberico, infatti, ha scelto la via delle elezioni l'anno scorso ed è stato graziato dai mercati. Com'era prevedibile gli spagnoli hanno bocciato Zapatero e promosso Rajoy. Il candidato del partito popolare, tuttavia, era totalmente sprovvisto di un programma economico definito e possiamo dire che la sua vittoria si debba più a fattori esterni che alla bontà del proprio programma. Rajoy, infatti, sta ritardando le misure cosiddette "necessarie" al fine di far uscire la Spagna dalla gravissima crisi che l'ha colpita anche per l'avvento delle elezioni amministrative. In questo modo il paese iberico sta fortemente rischiando di prendersi delle sanzioni dell'Unione Europea e anche di perdere l'ultimo treno per uscire da una recessione che potrebbe avere conseguenze sociali gravissime in un paese che ha il tasso di disoccupazione più alto della zona euro.

Come vediamo, quindi, l'Europa sarà probabilmente affondata non dal debito ma dalla gestione della democrazia. Per salvare l'euro, quindi, c'è bisogno di un ripensamento della democrazia andando al di là dell'acritica accettazione del concetto della sovranità popolare. Il sistema democratico occidentale deve essere ripulito dalla ricerca del consenso attraverso non solo la moralità e la lungimiranza dei candidati ma anche attraverso riforme istituzionali che permettano a questi ultimi di essere meno dipendenti dal proprio elettorato. Se questo non dovesse accadere, l'Europa continuerà ad essere in balia di scelte contrastanti in continua assenza di una prospettiva futura. In altre parole, si continuerà a remare in direzioni opposte rimanendo sempre nello stesso punto.