Crisi Inter: parole dure di Ausilio, ma le colpe sono anche sue. Ecco cosa potrebbe accadere

di 19.05.2017 14:34 CEST
Inter, investimenti
Un uomo addetto alla sicurezza nel corso di un evento sull'Inter a Nanjing, in Cina REUTERS/Aly Song

Nella crisi dell’Inter, si apre un nuovo capitolo ed è quello relativo alle dichiarazioni di Piero Ausilio. Il Direttore Sportivo dei nerazzurri è intervenuto ad un corso di perfezionamento in Diritto Sportivo presso l’Università degli Studi di Milano e si è lasciato andare ad esternazioni molto dure a proposito del mondo Inter.

 

LE FRASI

Si parte con le dichiarazioni in merito al cambio d’allenatore appena prima del via al campionato: «… C’era un allenatore che aveva iniziato la preparazione e poi a una settimana dall’inizio della stagione, per mille motivi, si decide di mandarlo via o se ne è andato lui. E così siamo andati su un allenatore che non conosceva il calcio italiano. Ma in quel caso anche chi non ha immaginazione poteva capire che non è un modo di cominciare la stagione, perché si parte male…».

Poi, ancora, sulla programmazione societaria: «Nel calcio è come nelle aziende, se non programmi bene, puoi andare incontro a una stagione negativa. L’Inter quest’anno ha programmato male, abbiamo cambiato 4 allenatori, arriveremo settimi o ottavi».

Infine, sul gruppo dei giocatori: «Ad Appiano non c’è gente che non si allena. Si allenano e anche bene. Siamo lì tutti i giorni. Manca il senso di solidarietà, non sono riusciti a creare il gruppo per questioni di etnia, di età, ma anche di personalità e valori umani. Non ci sono cattivi ragazzi, arrivano al mattino, fanno colazione insieme e si allenano bene, si fermano a pranzo. Fai anche fatica a trovare cose negative, ma sicuramente hanno i loro difetti. Non sono un gruppo solidale tra loro, ci sono tanti gruppetti e tanta gente che pensa a sé stessa. Ognuno non fa più del suo, non c’è grande personalità e forza d’animo».

LE COLPE

Parole sicuramente dure, all’interno delle quali, però, pare di sentire scarsa autocritica e ancor meno assunzione di responsabilità. L’analisi è sicuramente lucida e fedele alla realtà, ma Ausilio è il Direttore Sportivo di una delle più gloriose squadre del calcio italiano e appare difficile pensare che non sia stato coinvolto in alcune della fasi che lui cita come ragioni del fallimento stagionale. Il suo, ad esempio, è un ruolo fondamentale nel mantenimento delle relazioni tra allenatore e proprietà e dunque il mai nato rapporto tra Suning e Mancini può essere attribuito anche a lui.

Innegabili, poi, le sue responsabilità nella pianificazione societaria. Ausilio si è sicuramente trovato più volte nella posizione di dover difendere scelte non sue, ma un DS che si rispetti non si limita ad eseguire gli ordini di altri. A proposito di Stefano Pioli, inoltre, è risaputo che Ausilio è stato uno dei grandi sponsor dell’allenatore italiano, verificatosi poi non all’altezza del compito.

La costruzione del gruppo, infine, dipende direttamente dal Direttore Sportivo. Anche in questo caso, non regge la scusa secondo la quale Ausilio avrebbe costruito la squadra secondo i desideri di allenatori e proprietà. La battuta a proposito di Gabigol («Quello è qualcosa di diverso, non posso spiegarlo») nasconde una linea difensiva che fa acqua da tutte le parti. Se il gruppo manca di personalità, è anche perché non sono stati scelti i giocatori giusti e sarebbe bene che Ausilio riconoscesse la sua parte di responsabilità, che non può essere affidata soltanto a qualche verbo al plurale.

GLI OBIETTIVI

Il Direttore Sportivo nerazzurro, all’uscita sulla stampa delle sue dichiarazioni, si è difeso sostenendo che non pensava sarebbero state rese pubbliche, essendo state pronunciate in un contesto particolare. Risulta difficile, però, immaginare che nell’epoca dell’informazione 24 ore su 24, degli smartphone e della tecnologia al potere, Ausilio potesse davvero pensare che quanto detto restasse tra quelle quattro mura. Nell’interrogarsi, di conseguenza, sui possibili obiettivi di un’uscita del genere, le ragioni plausibili sono soltanto due.

La prima si riconduce al recente arrivo di Sabatini, a un assetto societario che, nonostante il rinnovo di contratto, non garantirebbe lo spazio di manovra, l’indipendenza e la fiducia necessaria ad Ausilio per lavorare. Si tratterebbe dunque della preparazione del terreno ad una separazione dall’Inter.

L’altra possibilità è invece che si tratti di un tentativo di smuovere le acque, di mettere giocatori, allenatori, dirigenti e proprietà davanti alle rispettive responsabilità e quindi di provare ad avere una reazione da chi di dovere. In tal caso, sebbene forse non sia arrivato nel modo migliore possibile, si tratterebbe di un atto di grande amore verso l’Inter.