CSM, la Trattativa Stato-Mafia non fa curriculum: Di Matteo bocciato alla Direzione Antimafia

di 05.03.2015 9:06 CET
Consiglio Superiore della Magistratura
Una seduta del CSM Presidenza della Repubblica

C'è chi accusa i magistrati di Palermo impegnati nelle indagini sulla trattativa stato - mafia di utilizzare un'inchiesta "che non porterà a niente" solo per ottenere visibilità mediatica e per fare carriera. A smentire un'affermazione condivisa da molti opinionisti e difensori d'ufficio di generali, politici e rappresentanti delle istituzioni imputati a Palermo ci pensa il Consiglio Superiore della Magistratura.

Antonino Di Matteo, il parafulmine di tutte le critiche che vengono mosse al pool trattativa, aveva presentato richiesta di trasferimento alla Direzione Nazionale Antimafia. Un incarico, un avanzamento di carriera, che non lo avrebbe comunque allontanato dal processo di Palermo, potendolo seguire "in applicazione". La terza Commissione del CSM ha respinto la richiesta, preferendogli Marco Del Gaudio (Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli), Salvatore Dolce (sostituto procuratore generale di Catanzaro) ed Eugenia Pontassuglia (Direzione Distrettuale Antimafia di Bari). Il voto è stato unanime.

I tre sono magistrati che hanno avuto in mano indagini delicate, sono preparati e hanno esperienza. Ma, curriculum alla mano, sono un gradino sotto a Di Matteo. Più giovani e con una minore anzianità professionale nella Direzione Distrettuale Antimafia rispetto al magistrato attualmente a Palermo, applicato alla DDA di Caltanissetta prima e Palermo poi dal 1992. Il voto finale del plenum, atteso inizialmente ieri mattina, è stato rinviato alla prossima settimana

Di Matteo non ha mai avuto 'feeling' con l'organo di autogoverno della magistratura, finito sotto procedimento disciplinare per oltre un anno (qui la descrizione della vicenda) nonostante fosse evidente non avesse compiuto alcun errore o illecito.

Quella di preferire altri candidati, nonostante il curriculum, sembra una consuetudine per questo CSM. A dicembre fu nominato il nuovo procuratore capo di Palermo, incarico particolarmente delicato proprio per le inchieste portate avanti dai magistrati applicati alla DDA. La scelta cadde su Franco Lo Voi, che non aveva mai guidato un ufficio giudiziario nelle sue precedenti esperienze, né si era mai trovato a gestire indagini particolarmente scottanti sui legami tra mafia e politica. Lo Voi è stato preferito ai più anziani ed esperti Lo Forte (procuratore capo di Messina) e Sergio Lari (stesso ruolo, a Caltanissetta). 

LEGGI ANCHE: Procura di Palermo, il CSM sceglie Lo Voi: una decisione politica?Sembrano lontani i tempi in cui il CSM, correva l'anno 1988, seguiva pedissequamente la regola dell'anzianità. Al tempo venne indicato come consigliere istruttore di Palermo, al posto di Antonino Caponnetto, il magistrato Antonino Meli, preferito a Giovanni Falcone nonostante quest'ultimo, alle prese con il maxiprocesso a Cosa nostra, fosse considerato come il naturale erede di Caponnetto. Un caso, oggi come ieri, che i magistrati scomodi finiscano quasi sempre per arrivare secondi. Senza fare carriera.