Daesh sta sviluppando una propria piattaforma social per aggirare la repressione, dice Europol

di 04.05.2017 9:34 CEST
isis stato islamico daesh
Una bandiera dell'ISIS REUTERS/DADO RUVIC/ILLUSTRATION

Sembra che Daesh, l'organizzazione nota anche come Stato Islamico e ISIS, voglia portare la sua guerra di propaganda ad un nuovo livello. Mentre i giganti dei social media finiscono sotto sempre maggiori pressioni da parte dei governi per spegnere la propaganda estremista, il gruppo islamista con base in Siria avrebbe intenzione di lanciare una propria piattaforma sociale online.

Europol, l'agenzia di polizia dell'Unione Europea, ha scoperto la nuova piattaforma la scorsa settimana, nel corso di un'operazione di 48 ore contro l'estremismo su internet.

Il suo direttore, Rob Wainwright, ha detto: «Nel corso di questa operazione è stato scoperto che lo Stato islamico sta sviluppando una propria piattaforma di social media. Si tratta di una parte di Internet in suo possesso creata per diffondere la propria agenda».

Parlando nel corso di una conferenza sulla sicurezza a Londra, Wainwright ha aggiunto: «questo dimostra che alcuni dei membri di Daesh, almeno, continuano a innovare nello spazio virtuale».

Nel corso dell'operazione di repressione coordinata dal Europol contro Daesh e al-Qaida, più di duemila materiali estremisti sono stati identificati, ospitati su 52 piattaforme di social media. L'operazione ha coinvolto funzionari provenienti da Stati Uniti, Belgio, Grecia, Polonia e Portogallo, ha riportato Reuters.

Il gruppo militante spesso usa piattaforme di social media mainstream sia per la comunicazione online sia per diffondere propaganda. L'app di messaggistica Telegram è stata piuttosto popolare nell'ultimo anno tra i jihadisti.

Wainwright ha detto che Daesh sta rispondendo alle pressioni delle agenzie di intelligence, delle forze di polizia e del settore tecnologico e sta provando a trovare un modo per aggirarle.

«Abbiamo reso certamente molto più difficile per loro operare in questo spazio, ma continuiamo a vedere la pubblicazione di questi video orribili e operazioni di comunicazione su larga scala in tutto internet».

L'uomo ha ammesso di non sapere quanto sarà tecnicamente difficile chiudere la piattaforma di social media in possesso di Daesh.

La cooperazione sulla sicurezza dopo la Brexit non sarà facile

A proposito della questione della Brexit, Wainwright ha ammesso che ci sono importanti questioni legali che dovranno essere sistemate tra Regno Unito ed Europa al fine di continuare con la cooperazione sulla sicurezza. Egli ha detto che non si tratta “semplicemente di fare un copia incolla degli attuali accordi”.

«Le questioni legali devono essere affrontate e risolte, dopodiché bisognerà lavorare all'interno del più ampio contesto politico delle negoziazioni relative all'articolo 50 [dei trattati europei riguardanti l'uscita di uno dei paesi dall'Unione Europea, ndr]».

«Alla fine io spero che gli adulti nella stanza capiranno che la sicurezza è una delle più importanti aree dell'intero processo. Abbiamo bisogno che tutto vada bene nell'interesse collettivo della sicurezza in Europa comprendendo ovviamente il Regno Unito».

Wainwright ha avvertito che l'Europa sta affrontando “la più grande minaccia terroristica di questa generazione”.

Egli ha detto: «c'è bisogno che la cooperazione sulla sicurezza tra il Regno Unito e l'Unione Europea continui dopo la Brexit, nonostante gli avvertimenti da parte inglese di voler lasciare l'Europol e interrompere la condivisione di informazioni di intelligence nel caso in cui non si riesca ad arrivare ad un accordo sul divorzio con il blocco europeo».

«C'è bisogno che la cooperazione continui. Abbiamo bisogno di una risposta Pan europea sempre più integrata, se si prende in considerazione  il modo in cui le minacce contro la sicurezza si stanno sviluppando».