DEF 2016: la produttività resta a zero e l'occupazione continua a soffrire. Nessuna svolta nel 2016

Renzi Padoan
Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan REUTERS/Tony Gentile

Il governo ha messo nero su bianco il suo terzo DEF, il documento di economnia e finanza, quello che dà indicazioni sulle prospettive economiche del Paese e sulle intenzioni dell’esecutivo. Come previsto, il duo Renzi-Padoan ha indicato una crescita per il 2016 pari all’1,2% un obiettivo di crescita non così semplice da raggiungere alla luce dall’andamento dell’economia globale. Ma il governo, come sempre, tende a pensare positivo. Anche se nel DEF 2016 è stato costretto a smentirsi da solo, ammettendo che la diminuzione del debito pubblico sta andando molto più lentamente del previsto. Ma il capitolo davvero interessante dal punto di vista economico è quello dedicato al mercato del lavoro, alla disoccupazione e soprattutto alla produttività del Paese rimasta al palo nel 2015 e debole anche nel 2016. Elemento questo che getta ulteriore incertezza sulla crescita del Paese: senza produttività non c’è occupazione e non c’è PIL.

Il DEF indica come obiettivo primario per il 2017 la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia che valgono circa 15 miliardi di euro e sono pronte a scattare dal primo gennaio del nuovo anno. Lo scorso anno il governo annunciò la sterilizzazione delle clausole, ma in realtà si trattò semplicemente di un trucchetto per il loro rinvio e, infatti, le clausole godono ancora di ottima salute e sono pronte a scattare con rincari di IVA e accise dal 2017. Per disattivarle, il governo metterà in campo un’operazione basata su tre pilastri: lotta all’evasione e all’elusione fiscale; riorganizzazione degli sconti fiscali (attualmente sono 799 per un mancato incasso di 313 miliardi di euro) e, ovviamente, l’immancabile spending review.

Per quanto riguarda il quadro economico, il Ministro Padoan durante la presentazione del DEF, per il 2016 annuncia: PIL in crescita dell'1,2%, deficit in discesa al 2,3% e debito in calo al 132,4%.

“Il livello del rapporto debito/pil nel 2017 è superiore di circa 3 punti percentuali rispetto alle stime della Nota di Aggiornamento di settembre e la stima del 132,4 per cento per il 2016 risulta superiore di circa 1 punto percentuale di PIL rispetto alla stima dello scorso settembre”. Sul tema del debito pubblico, il governo è costretto ad ammettere che nella nota di aggiornamento al DEF di settembre aveva preso un gran bell’abbaglio. Se tutto da bene, nel 2016 il rapporto debito/PIL calerà solo di uno 0,3% passando dal 132,7% al 132,4%. Ma le previsioni dell’ottimista Padoan, l’anno scorso, raccontavano tutta un’altra storia.

Lo scorso settembre, infatti, prevedeva un debito/PIL per il 2016 al 131,4%, un punto percentuale in meno rispetto alla stima contenuta nel DEF, circa 16 miliardi. Per l’anno prossimo la previsione del DEF è del 130,9%, a fronte di un debito/PIL visto al 127,9% soltanto pochi mese fa con la nota di aggiornamento di settembre. Un piccolo errore che vale circa 48 miliardi. Ma per il 2018 la differenza tra stima attuale e precedente è di 5,7 punti percentuali, uno scostamento di 91 miliardi di euro. Quest’annotazione serve giusto per chiarire quanto siano azzeccate le previsioni economiche di un governo che guarda la realtà solo con gli occhi dell’ottimismo.

Ma il dato più preoccupante del DEF 2016 riguarda occupazione e produttività. Nel 2015 l’occupazione è cresciuta dello 0,6% e il monte ore lavorate dello 0,9% e come sappiamo questa crescita è direttamente legata agli sgravi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato. Per il 2016, però, il governo prevede una crescita dello 0,9% degli occupati e dell’1,1% per il monte ore lavorate. Un risultato difficile da raggiungere alla luce della decrescita già registrata nei primi mesi del 2016 legata al dimezzamento degli sgravi fiscali per le assunzioni. Per quanto riguarda la produttività, nel 2015 la produttività rapportata al numero degli occupati è cresciuta di un timido 0,2%, mentre misurata sulle ore lavorate è addirittura calata dello 0,1%. Ecco svelato il motivo per il quale la crescita e il PIL italiani non riescono a decollare, finché occupazione e produttività resteranno fermi al palo di uno zerovirgola l’Italia, purtroppo, va poco lontana.

DEF 2016 http://www.mef.gov.it/inevidenza/DEF_2016/documenti/Sezione1/W_-_DEF_2016_Sez_I_PdS.pdf  http://www.mef.gov.it/inevidenza/DEF_2016/documenti/Sezione1/W_-_DEF_2016_Sez_I_PdS.pdf

E per il 2016 le previsioni sono altrettanto entusiasmanti. La produttività sul numero degli occupati è prevista nel 2016 in crescita dello 0,3%, mentre quella più indicativa calcolata sul monte ore lavorate è prevista a zero, ovvero in coma totale. Mentre il premier Renzi e il Ministro Padoan festeggiano le riforme strutturali del governo che hanno rilanciato il Paese occupazione e produttività raccontano un’altra storia. Con l’occupazione dopata nel 2015 con gli sgravi fiscali per le assunzioni e la produttività che resta stagnante non si capisce cosa ci sia da festeggiare e come si possa fare previsioni ottimiste sulla crescita del 2016. Anche considerando l’economia mondiale che, come racconta il FMI, resta in balìa dei mercati emergenti e della Cina. Insomma, il DEF 2016, nonostante sia infarcito di ottimismo renziano elargito a piene mani dal premier, non sembra affatto presagire un anno di svolta per l’economia italiana.