DEF e finte privatizzazioni: il gioco delle tre carte che coinvolge la Cassa Depositi e Prestiti

Gentiloni
Paolo Gentiloni REUTERS/Tony Gentile

Nel DEF torna il piatto forte delle privatizzazioni delle grandi aziende dello Stato per ridurre il debito pubblico. Il Governo di Paolo Gentiloni però, aggiusta il tiro rispetto al mega piano presentato dall’ex premier Renzi e mai davvero portato a termine. L’incasso stimato passa infatti allo 0,2% del PIL, poco più di 3 miliardi all'anno.

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E soprattutto, qui sta la vera novità architettata dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, le privatizzazioni andranno a coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti. Il primo step, infatti, è di far passare le partecipazioni statali dallo Stato alla Cassa, altra società pubblica che poi subirà a sua volta un riassetto tramite la vendita di strumenti di investimento ad aziende, fondi, banche e investitori in generale.

Il meccanismo, in realtà già utilizzato per una parte di Poste, entrerà a tutti gli effetti nel recinto normativo delle privatizzazioni grazie ad una norma ad hoc, fatta da cinque articoli da inserire in una legge in via di approvazione.

Insomma, l’obiettivo del Governo è di rispettare le richieste di Bruxelles che insiste sulla riduzione del debito pubblico italiano di fatto togliendo alcune partecipazioni pubbliche da perimetro del debito pubblico mettendole in pancia ad un’altra azienda pubblica.

L’operazione non fa una piega: CDP è una società pubblica, ma partecipata dalle fondazioni bancarie e formalmente gestita come una società privata. Basta spostare le quote di aziende come Poste, Eni, Enav, Enel dal Tesoro ad un’altra società pubblica, ma esterna al perimetro del bilancio dello Stato per mantenere la governance in mano pubblica ma sottrarre qualche miliardo dalla montagna di debito pubblico.

Le privatizzazioni in Italia

Le privatizzazioni, croce e delizia della politica italiana, negli anni hanno assunto il ruolo di fare cassa per ridurre il debito pubblico. Vendere i gioielli di famiglia è un buon modo per togliere dal perimetro del Tesoro aziende, a volte baracconi poco efficienti e molto costosi, e incassare miliardi da parte degli acquirenti privati. Secondo una stima (dati del MEF elaborati dall’Adnkronos), negli ultimi 25 anni, le privatizzazioni hanno fatto incassare allo Stato italiano circa 168 miliardi di euro, di cui 110 dalle operazioni del MEF e altri 58 miliardi con le privatizzazioni realizzate dall'Iri-Fintecna.

L'anno d'oro delle privatizzazioni è stato il 1997, quando vennero cedute quote di società per un totale di 19,2 miliardi di euro: il 29,18% della Telecom (11,5 miliardi) e del 18,2% dell'Eni (6,6 miliardi). Pochi anni dopo fu la volta di Enel dalla quale lo Stato incassò 16 miliardi circa.

Altro anno importante per le dismissioni è stato il 2003, quando il Governo ha incassato 16,6 miliardi di euro, grazie a diverse operazioni: Eni (la cessione del 10% ha fatto incassare 5,3 miliardi), Enel (cessione del 16,9% pari a 5,3 miliardi), Poste italiane (35% della quota ceduta e 2,5 miliardi incassati), Ente tabacchi (100% venduto per 2,3 miliardi), CDP (30% della quota di capitale ceduta per 1 miliardo). In tempi più recenti il 100% della Sace ha fatto incassare 6 miliardi di euro, mentre il 100% di Fintecna ha portato nelle casse dello Stato 2,5 miliardi.

L’ultimo a puntare tutto sulle privatizzazione per tagliare il debito pubblico è stato l’ex premier Matteo Renzi. Nel DEF del 2016 il duo Renzi e Padoan aveva inserito ricavi previsti dalla vendita dei gioielli pubblici intorno agli 8 miliardi che sarebbero andati, come chiesto dall’Europa, a ridurre il debito pubblico. Ma a circa cinque mesi di distanza, con la nota di aggiornamento al DEF, la realtà costrinse il Governo a fare un passo indietro. Lo scorso anno infatti, sono andate in porto soltanto la quotazione di Enav e la cessione di Grandi Stazioni retail. Nella nota di aggiornamento infatti, i risultati attesi dal piano di privatizzazioni per il 2016 crollano a soli 1,6 miliardi dagli 8 previsti nel DEF.

Privatizzazioni all’italiana

Il Governo Gentiloni torna sul tema nella disperata ricerca di un modo per tagliare il debito pubblico italiano su cui sono tornati a puntare i riflettori di Bruxelles - in vista dell’approvazione del DEF e della manovrina - e del mercato - che inizia a pesare il rischio-Paese in vista della chiusura a fine anno del QE della BCE.

Il debito pubblico italiano deve calare e la sua sostenibilità non può essere messa in discussione. Ma il flop della operazioni del 2016 hanno spinto il ministro Padoan a puntare sulle privatizzazioni all’italiana, sul meccanismo delle tre carte che fa uscire le società pubbliche dal perimetro del debito pubblico, restando di fatto di proprietà di un’azienda pubblica.

La protagonista di questa nuova tornata di privatizzazioni sarà quindi la CDP che subirà un riassetto azionario. Questa soluzione è già stata sperimentata con Poste italiane, il 35% della società è già stata girata a CDP togliendola dal bilancio del Tesoro. Ma il Governo, con il DEF 2017, lascia intendere la volontà di accelerare su questo meccanismo scrivendo una norma ad hoc per metterlo al riparto dagli attacchi dell’opposizione in parlamento o eventuali cause legali.

Il testo prescrive il trasferimento di partecipazioni del MEF, anche indirette, alla CDP o a società partecipate dalla Cassa. Questi trasferimenti possono avvenire anche nella forma di conferimenti, quindi senza un vero e proprio acquisto e un decreto ministeriale dovrà decidere se il passaggio interesserà anche la governance oppure se queste resterà nelle mani del MEF. A quel punto CDP dovrà emettere strumenti finanziari rivolti a fondazioni bancarie, casse previdenziali, fondi pensioni, banche, assicurazioni, fondi di investimento anche esteri. La liquidità raccolta tramite queste emissioni servirà a CDP per pagare al Tesoro il costo delle partecipazioni dello Stato.

Tra le aziende oggetto di privatizzazioni, il Governo ha indicato Poste (29%), Leonardo (il 30%), Stm, Enav (53%), Enel (23%), Eni (4%) per un valore complessivo di 20 miliardi da spalmare per esempio in 4 anni.

Considerata la difficoltà a mettere in campo un serio piano di privatizzazioni e anche l’opposizione interna al PD, il Governo Gentiloni ha messo in campo un gioco di prestigio. Per incassare qualche miliardo utile a ridurre di qualche briciola la montagna di debito pubblico basta cedere alla Cassa Depositi e Prestiti le partecipazioni dello Stato che la Cassa pagherà in denaro sonante emettendo azioni privilegiate.

Così il MEF incassa liquidità e si libera di partecipazioni a volte faticose, ma di fatto le aziende restano nel perimetro statale perché acquistate dalla società pubblica che gestisce il risparmio postale degli italiani. Senza le carte in regola per vincere la partita contro il debito pubblico non resta che ricorrere ai giochi di prestigio.