DEF: torna in ballo la riforma del catasto. Ma che fine ha fatto la riforma del Governo Renzi?

Gentiloni
Paolo Gentiloni REUTERS/Tony Gentile

Si torna a parlare di riforma del catasto. Secondo indiscrezioni di stampa, il Governo Gentiloni avrebbe intenzione in sede di approvazione del Documento di economia e finanza ad aprile, di riprendere in mano la patata bollente del catasto.

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Come sappiamo, il catasto italiano è vecchio di circa 70 anni e già da un pezzo non è più indicativo del reale valore dei circa 65 milioni di immobili in Italia. È secondo l’opinione di tutti, una riforma sacrosanta, utile a correggere alcune mostruosità: per esempio, immobili costruiti e accatastati in zone di campagna lontane da Roma ora si ritrovano in un municipio dentro il raccordo anulare.  

Il tema torna in ballo anche perché la commissione europea è tornata a bacchettare l’Italia perché quella del catasto era una delle riforme indicate come prioritarie dall’Europa e dal Governo Renzi. Approvata in tempi brevissimi la legge delega da parte del Parlamento, la riforma del catasto, però, non è mai stata licenziata dal Consiglio del ministri. A fermare l’esecutivo furono i dubbi (per usare un eufemismo) sul principio dell’invarianza di gettito contenuto nella legge delega. Come farà il Governo Gentiloni a superare questo scoglio?

DEF e riforma del catasto

Entro il 10 aprile il Governo dovrà licenziare il Documento di economia e finanza (il DEF) con il quale dare indicazioni circa l’andamento economico del Paese e sulle riforme che andranno nella legge di bilancio.

Il DEF è quindi corredato dal piano nazionale delle riforme (PNR) nel quale dovrebbe entrare anche la riforma del catasto che, dopo tanti annunci, è rimasta ferma in un cassetto di Palazzo Chigi. In pratica il Governo Gentiloni potrebbe ripartire dai principi espressi nella legge delega approvata due anni fa all’unanimità dal Parlamento e tentare di portare alle Camere uno schema di decreto attuativo in grado però, di superare le criticità incontrate dal testo renziano.

Oltre ad essere una necessità oggettiva del Paese, una seria riforma del catasto rientrare anche tra le riforme che Bruxelles chiede da tempo ai governi italiani. Nelle ultime raccomandazioni della Commissione europea sulle previsioni macroeconomiche dell’Italia, Bruxelles ha sottolineato che il Paese ha fatto “progressi limitati nel completare la riforma del catasto”.

Che fine ha fatto la riforma del catasto?

Annunciata tra squilli di tromba, la riforma renziana del catasto non ha mai visto la luce.

La riforma renziana intendeva cambiare l’algoritmo alla base del calcolo delle rendite catastali andando a modificare il valore di oltre 65milioni di immobili in Italia. Il fulcro della riforma è il passaggio dal calcolo dei vani ai metri quadri dell’immobile come metro di valutazione unito ad altri parametri legati alla città e alla distanza dal centro.

L’ostacolo che ha fatto naufragare la riforma è stata l’invarianza di gettito, ovvero un principio contenuto nella legge delega che quindi i decreti attuativi avrebbero dovuto rispettare al 100%. In pratica è necessario, formulando la riforma del catasto, garantire l’invarianza per le casse dello Stato senza aumentare la tassazione, ma ridistribuendo il carico fiscale.

Un’impresa che si è rivelata praticamente impossibile. Fin dalle prime simulazioni, è stato chiaro che la riforma del catasto avrebbe comportato una stangata per tutti i proprietari in termini di tasse sugli immobili. I sindacati lanciarono subito l’allarme spiegando che con la riforma renziana del catasto molti immobili rischiavano di vedere lievitare il proprio valore di 4-6 volte.

Ma a bloccare definitivamente la riforma del catasto furono le simulazioni dell’Agenzia dell’Entrate che hanno rivelato aumenti pazzeschi e stangate certe per tutte le abitazioni. Lo stesso presidente della Commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone ha stoppato la riforma parlando di “stime terrificanti in termini di aumenti di gettito”. Così il Consiglio dei ministri del giugno 2015, che avrebbe dovuto licenziare i sei decreti attuativi della delega, ha mandato in soffitta la riforma del catasto.

Anche il Governo Gentiloni inciamperà nello stesso problema. Per mantenere l’invarianza di gettito, se i valori catastali sono destinati a salire dovranno scendere le aliquote di IMU e TASI. Ma come? È la vera domanda a cui il Governo dovrà rispondere.