DEF: tra sogni e trucchetti la strada verso la legge di bilancio è tutta in salita

Gentiloni
Paolo Gentiloni REUTERS/Tony Gentile

Preparatevi ad un autunno caldo. Se le premesse per la legge di bilancio 2017 sono quelle messe nero su bianco nel Documento di Economia e Finanza licenziato martedì dal Consiglio dei Ministri quando sarà il tempo di affrontare la manovra finanziaria di fine anno sarà il caso di farsi il segno della croce.

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Il DEF del Governo Gentiloni – stretto, non per colpa sua, tra Bruxelles che ha perso la pazienza dopo mille giorni di Renzi premier e la necessità di tappare il buco da 3,4 miliardi – è una via di mezzo tra un libro dei sogni e una collezione di supercazzole. Forse il premier confida nella vittoria di Renzi alle primarie PD e in una spallata dell’ex premier al suono di #Paolostaisereno per togliersi dall’impiccio di dover fare anche la legge di bilancio 2017.

Ad oggi, considerando soltanto le spese dovute – disattivazione clausole salvaguardia per il 2018, taglio del rapporto deficit/PIL secondo le promesse all’UE, rinnovo contratti statali, decontribuzione per i giovani e spese indifferibili dello Stato – la legge di bilancio 2017 vale ben oltre i 35 miliardi. Una cifra difficile da trovare per un Paese con i conti in regola e un’economia che corre, impossibile per chi arranca in salita come l’Italia.

E così il buon Gentiloni con il Ministro dell’Economia Padoan ha inserito una serie di “pagherò” o di interventi più o meno credibili per abbassare il conto finale e riportarlo entro un limite sostenibile per l’Italia. Ma per essere realistici, è molto più probabile che Renzi lasci davvero la politica e apra un ristorante a Rignano sull’Arno piuttosto che si realizzi quanto scritto nel DEF. Andiamo con ordine.

La manovra correttiva


Per arrivare al DEF dobbiamo partire dalla manovra correttiva: un ritocchino da 3,4 miliardi chiesto dall’UE da la gestione allegra dei conti pubblici da parte di Matteo Renzi. In realtà il buco si stringe grazie ad un effetto ottico provocato dalla modifica della previsioni di crescita per il 2017 che passano dall'1% all'1,1%. Prima mossa astuta di Padoan. 

 

In breve il Governo Gentiloni intende recuperare queste risorse grazie a diversi fattori:

- 1,2/1,3 miliardi allargando lo Split payment oltre che a tutte le Pubbliche amministrazioni anche alle società controllate e alle società quotate.

- altre risorse (non prevedibili) arriveranno dalla rottamazione delle cartelle di Equitalia.

- introdotta la tassa che ha preso il nome dal principale ispiratore: il portale Airbnb. In pratica le piattaforme online per l’affitto della case private dovranno fungere da sostituti d’imposta trattenendo al cliente il 21% dell’affitto per poi versarlo all’erario.

- 600 milioni di tagli ai ministeri (di cui 400 milioni di tagli lineari).

- almeno 20 milioni arriveranno da un primo ritocco alle tax expenditures e di riduzione dei crediti d'imposta.

 - 130 milioni sono attesi dal rialzo delle accise sui tabacchi.

- altre risorse provengono dal prelievo sulle slot slot e dalla “tassa sulla fortuna” sui giochi che aumentano. Previsto anche l'anticipo della gara sui “gratta e vinci” per ottenere subito 400 milioni.

- infine viene creato un fondo da un miliardo all’anno per tre anni per la ricostruzione delle aree terremotate. Le imprese delle aree terremotate sono inoltre esentate dal pagamento delle tasse e dei contributi per due anni.  

Tutti questi capitoli di entrare (più o meno certe e misurabili) secondo il Governo dovrebbero essere sufficienti a coprire il buco e avere un impatto positivo dell 0,2-0,3% anche il prossimo anno. Passiamo al DEF, il piatto forte.

Il DEF 2017


Piano di privatizzazioni, taglio del cuneo fiscale, ma non dell’IRPEF (come promesso dalla rivoluzione copernicana delle tasse di Renzi), spending review dei Ministeri, rinnovo del contratto degli statali (circa 1,6 miliardi), decontribuzione per il primo contratto di lavoro dei giovani (un miliardo circa), nuovi interventi per favorire il rilancio degli investimenti: questo è il menu principale del DEF 2017.

 

Stando così le cose, la legge di bilancio 2017 (per la quale il DEF indica la strada da seguire) sarà un vero e proprio rebus. Questo pacchetto di misure infatti vale ben oltre 35 miliardi, una cifra che il Governo non potrà mai trovare senza tagli pesanti alla spesa pubblica e aumento delle tasse. Non c’è verso.

Ma per non dichiarare con mesi di anticipo (e in piena campagna elettorale) l’inevitabile fallimento, il Governo ha pensato bene di fare dei giochi di prestigio per fare tornare i conti. E così con misure più o meno credibili e più o meno attuabili ha trovato il modo di tagliare il fabbisogno di risorse per la prossima legge di stabilità.

A bocce ferme la legge di bilancio dovrà trovare 19,5 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia che prevedono l’aumento dell’IVA a partire dal primo gennaio 2018; 1,6 miliardi per il rinnovo del contratto degli statali e un miliardo per la decontribuzione. A questo si aggiunge la stangata che deriva dall’aggiustamento del rapporto deficit/PIL: con la manovra correttiva l’Italia torna nei ranghi europei portando il deficit/PIL al 2,1%, ma nel 2018 dobbiamo arrivare (secondo quanto abbiamo promesso a Bruxelles) all’1,2%. Si tratta di una differenza di 0,9 punti percentuali che valgono oltre 15 miliardi.

Totale pratica, considerando soltanto il minimo indispensabile, è di circa 37 miliardi. E questo senza considerare le spese indifferibili dello Stato e le misure espansive promesse dal Governo per il rilancio della crescita. Ma già così, la cifra è impossibile da trovare, tanto che si vanno a cercare scorciatoie.

Intanto il Governo frena sulla riduzione del disavanzo: il premier ha detto “lavoreremo convinti che la discussione avviata in UE possa portare a esiti positivi” che tradotto significa andremo in Europa a chiedere altra flessibilità per tenere il rapporto deficit/PIL intorno al 2% e risparmiare una paccata di miliardi. Prepariamoci quindi ad un altro braccio di ferro sull’asse Roma-Bruxelles.

Per quanto riguarda le clausole di salvaguardia nel DEF si legge che “nei prossimi tre anni si prevede la disattivazione” grazie “a ulteriori recuperi di gettito a parità di aliquote (contrasto all’evasione fiscale)” e “una nuova revisione della spesa” che consistono “in almeno un miliardo di risparmi di spesa all’anno” proveniente da Ministeri. Il Governo quindi intende trovare i 19,5 miliardi necessari per disinnescare le clausole di salvaguardia tagliando i finanziamenti ai Ministeri, con la classica pozione magica della lotta all’evasione e altri indefiniti tagli alla spesa.

Tra i fattori più credibili invece c’è la manovrina: come detto sopra il pacchetto messo in campo serve per tappare il buco, ma avrà anche un effetto positivo sul prossimo anno tra i 3 e i 5 miliardi.

Riassumendo quindi, volendo soltanto fare il minimo indispensabile, il Governo deve trovare oltre 37 miliardi per la legge di bilancio 2017 a meno che l’Europa non ci grazi ancora una volta, che la manovrina vada a buon fine e che per la prima volta nella storia d’Italia si riesca davvero a fare una seria spending review e lotta all’evasione fiscale.

Il problema di questo scenario è che i giochi di prestigio ingannano chi li guarda finché non si scopre il trucco e la realtà spazza via l’illusione. L’appuntamento con la realtà è fissato per l’autunno 2017, intanto godiamoci lo spettacolo.