Dell’Utri ‘avverte’ Berlusconi: “Non può rinnegare la mia storia. Mio diritto essere candidato”

di 14.12.2012 10:27 CET
Il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri
L'ex senatore del Pdl Marcello Dell'Utri. Reuters

Per chi ama leggere tra le righe le parole pronunciate da Marcello Dell'Utri in un'intervista al Fatto Quotidiano sono chiarissime.

"Sono in politica per legittima difesa e la situazione non è cambiata. Se Berlusconi mi vuole escludere l'unico modo è di rinnegare il mio passato, rivedere tutta la mia storia, e dire che ho avuto torto".

Per chi non conoscesse la storia di Marcello Dell'Utri, è davvero "pregna" di significato. Una sentenza di primo grado lo indica come un referente di Cosa Nostra sin dagli anni Settanta. E' imputato per attentato a corpo politico dello Stato nel processo sulla trattativa Stato-mafia. La Procura di Palermo lo indaga per estorsione ai danni dello stesso Berlusconi. Svariati pentiti lo indicano come "l'utilizzatore finale" della trattativa.

Non ha mai fatto mistero di aver frequentato in passato mafiosi del calibro di Antonino Calderone (boss di Catania degli anni Settanta), Jimmy Fauci (narcotrafficante che negli anni Ottanta aveva la sua sede operativa a Londra) e Vittorio Mangano (il famoso stalliere di Arcore, considerato da Paolo Borsellino la "testa di ponte" di Cosa Nostra a Milano per il traffico di cocaina).

Dell'Utri è con Berlusconi dagli anni Settanta, quando si stabilì ad Arcore e fece ristrutturare la villa dell'allora giovane imprenditore portandosi dietro lo "stalliere" Mangano, che verrà arrestato due volte durante il soggiorno in Brianza. Negli anni Ottanta viene messo a guida di Pubblitalia, la concessionaria di pubblicità della Fininvest. Ricoprendo questo incarico incappa in una brutta storia di false fatture, e patteggia una condanna inferiore ai due anni. Nel 1992 è il primo a lavorare ad un progetto politico per "superare la Prima Repubblica" travolta da Tangetopoli. E' lui il promotore dei Circoli del buongoverno, che tirano la volata al Cavaliere alle Elezioni del 1994. Nel 1996, mentre la Procura di Palermo guidata da Caselli lo indaga per concorso esterno in associazione mafiosa, Berlusconi lo porta al Senato nelle liste di Forza Italia.

La condanna in primo grado a nove anni, quella in secondo grado a sette anni poi annullata con rinvio dalla Cassazione, mentre nei giorni che precedono il verdetto della Suprema Corte si rende irreperibile. E i magistrati scoprono che nelle stesse ore un flusso di denaro passa dai conti di Berlusconi ai suoi, spiega per una villa che però viene ipervalutata. Scatta l'indagine e gli inquirenti risalgono a quaranta milioni di euro che nel corso degli anni sono transitati dai conti dell'ex premier a quelli del suo braccio destro.

Questa è la storia in "pillole" di Marcello Dell'Utri. E Berlusconi la conosce più che bene.

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