Di nuovo in gioco: recensione del film con Eastwood

di 30.11.2012 21:52 CET
Di nuovo in gioco
Clint Eastwood e Amy Adams, padre e figlia in "Di nuovo in gioco". Keith Bernstein/ Warner Bros

Gus riconosce il talento di un battitore dal suono della palla che impatta sulla mazza: è uno scout di baseball, una vita sui campi a forma di diamante e una figlia ambiziosa, Mickey, con la quale non si parla più. È burbero e competente ma la vista lo sta abbandonando e i suoi Braves valutano di mandarlo in pensione anche se lui non ci pensa neppure. Ma come diceva qualcuno: "sei tu che puoi chiudere con la vita ma non la vita con te" e un giorno, incalzato dal capo di Gus, la figlia Mickey si ripresenterà dal padre passando dei giorni fra i campi che aiuteranno entrambi a rigiocare il match più importante, quello fra i loro passati e il futuro.

Joel Cox al montaggio, Tom Stern alla fotografia, Deborah Hopper ai costumi, professionisti che lavorano con Clint Eastwood da decenni, altro partner creativo dell'ex Callaghan è Robert Lorenz, suo assistente alla regia e produttore ad esempio di Million Dollar Baby e Gran Torino, stavolta Lorenz passa dietro la macchina da presa e dirige Eastwood nel ruolo del rude talent scout che autocita il magnifico personaggio di Gran Torino. Mickey è una brava Amy Adams bellezza fine e credibilità nel personaggio di chi ha investito tutto sul lavoro per mettere sotto al tappeto della memoria l'incuranza del padre verso di lei.

Anche se il detto vuole che "squadra che vince non si cambia", la ferrea regola non scritta s'incrina per Di nuovo in gioco: nonostante i grandissimi giocatori nel team del cinema, il film di Lorenz perde la partita con la riuscita. La lunghezza fluviale del film si sente troppo (1 ora e 51 minuti) e il rischio verbosità è sempre in agguato, paradossale per un Eastwood al quale sono sempre bastati gli occhi (magari di ghiaccio) per far cinema, anche se comunque non è lui che ha scritto la sceneggiatura, tallone d'Achille della pellicola. Pur se i personaggi principali sono ben disegnati, compreso quello di Justin Timberlake, nel complesso il film non funziona. Il titolo originale è "Trouble with curve" (problemi con la curva) espressione che capirete solo vedendo la pellicola, ma i problemi non sono solo con la curva ma con la tenuta della storia in generale, dispiace davvero per opere di cotanto potenziale. Caro Clint, ti aspettiamo di nuovo dietro la macchina da presa.

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