"Dietro Clinton ci sono i poteri forti": una questione da non sottovalutare

Clinton, Chelsea Clinton e Mezvinsky
Bill Clinton, Chelsea Clinton e Mezvinsky durante l'ultimo dibattito Trump-Clinton REUTERS/Jonathan Ernst

Quello a cui stiamo assistendo con le elezioni degli Stati Uniti - non solo durante i dibattiti Clinton-Trump - è probabilmente uno dei momenti politici più tristi della storia del paese e della democrazia occidentale. Sapevamo del resto che sarebbe andata a finire in questo modo sin dal momento in cui Trump è stato nominato ufficialmente come candidato repubblicano in corsa per la Casa Bianca. Erano in molti, poco più di un anno fa, a credere che Trump non sarebbe mai riuscito ad arrivare in fondo, che la sua retorica senza senso avrebbe fatto i conti con la logica e la realtà, e che alla fine la democrazia avrebbe dimostrato ancora una volta che il “sistema funziona”.

E invece molti esperti ed analisti - così come molti membri del partito Repubblicano - si sono dovuti ricredere quando il 20 luglio il tycoon è stato incoronato come candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti (candidatura ricevuta matematicamente già alla convention di Cleveland lo scorso maggio, visti i distacchi sugli avversari).

Trump è riuscito fino al momento del primo confronto con la Clinton a tenere testa alla sua rivale (nel corso dell’estate è riuscito praticamente a recuperare tutto lo svantaggio iniziale sull’avversaria), contro tutto e tutti. Anche la maggior parte dei repubblicani gli hanno voltato le spalle quando si sono resi conto, anche se molto in ritardo, del rischio che stavano facendo correndo al proprio paese. E non è un caso che media e giornali si sono schierati quasi all’unanimità dalla parte della Clinton, con un sostegno percentuale che probabilmente non ha pari nella storia delle elezioni presidenziali.

Trump non ha oggettivamente le qualità per poter sedere alla poltrona del paese più potente del mondo e prendere decisioni che avrebbero effetti su buona parte del resto del pianeta. E la sua retorica violenta ed irrazionale, la sua xenofobia, la sua omofobia, hanno alla fine spinto la parte più razionale del paese a prendere le distanze e a isolarlo. È riuscito a catalizzare così tanto l’attenzione su di sé che alla fine della Clinton (sia delle sue qualità che dei suoi - tanti - nei) si è parlato molto poco. La presa di posizione da parte dei media statunitensi - e non solo - sono una reazione del tutto normale nei confronti di una persona sopra le righe come Trump (uno che non si fa tanti problemi a dire che “se abbiamo l’atomica, perché non usarla?”). È il segnale che gli Stati Uniti dopo tutto hanno ancora qualche anticorpo che funziona.

Con i giochi che sembrano ormai conclusi, con il divario tra Trump e Clinton apparentemente incolmabile, il tycoon si è finalmente sentito libero di sfoderare nuovamente la sua retorica. Ecco allora che la situazione da egli stesso generata diventa “una cospirazione orchestrata contro di lui" e inizia a parlare di "elezioni truccate”. E così, anche nel corso del terzo e ultimo confronto tra i due candidati, Trump non ha fatto sapere se accetterà il risultato delle prossime elezioni, affondando la lama nei 240 anni di storia di democrazia statunitense. Una mossa politica che lo tira completamente fuori dalla corsa per la Casa Bianca, ma che rischia di avere un eco profondo anche dopo le elezioni.

Del resto Trump si è sempre presentato ai suoi elettori come personaggio che combatte contro un establishment che ha perso fiducia e contatto con la classe media, sempre più debole e lontana dalla politica. Verrebbe da ridere a crepapelle e scherzare sulle uscite del miliardario del New Jersey, un po’ come fa Stephen Colbert in The Late Show, che ridicolizza ogni fantomatica cospirazione ai danni Donald Trump, se non fosse che quest’uomo ha il sostegno di un buon 30 per cento degli elettori. E la cosa dovrebbe preoccuparci ancora di più se pensiamo che a questi elettori statunitensi fanno eco quella fetta di elettori sparsi per il mondo (Europa e Italia comprese) che spalleggiano i partiti populisti e xenofobi e la propaganda filo-russa.

“Dietro la Clinton ci sono i poteri forti”, oppure “le elezioni sono truccate” (affermazione che può essere facilmente smontata osservando la storia democratica del paese, come abbiamo scritto) e ancora “contro di me è in atto una cospirazione”, sono affermazioni ridicole ma che vanno prese con la massima serietà, perché intercettano il pensiero di parte dell’elettorato che si sente emotivamente coinvolto e alimentano dubbi e incertezze, rischiando di lasciare un paese diviso anche dopo le elezioni.

Diventa dunque importante capire perché si è arrivati a questo punto, dal momento che l’elezione della Clinton non darà alcuna garanzia sul fatto che la situazione non peggiori ulteriormente. Si tratta in pratica di capire cosa spinge milioni di persone ad appoggiare una retorica senza senso e credere a teorie cospirazioniste totalmente campate in aria.

In primo luogo, ricordiamoci che Trump non è semplicemente un prodotto degli Stati Uniti, ma è l’immagine riflessa di quanto di peggio possa offrire la cultura di quel paese. È l’incarnazione di tutti gli stereotipi negativi che si trascinano dietro da decenni gli americani: ignorante e intellettualmente limitato, materialista e consumista, maschilista, razzista e omofobo contro le minoranze, poco aperto nei confronti dei problemi ambientali, amante delle armi, arrogante e egocentrico. Ma per un paese che ha smarrito sé stesso, questi elementi evocano il ricordo di un passato non troppo lontano, quando gli states dominavano senza discussione la scena politica ed economica mondiale.

Gli Stati Uniti soffrono in questo momento una grave crisi di fiducia, sia interna che esterna, dovuta principalmente agli errori commessi durante l’amministrazione Bush in materia di politica estera e di sicurezza. L’invasione in Iraq e il caso dell’intercettazione di massa della NSA stanno costando caro a Washington in termini di credibilità da parte dell’opinione pubblica (domestica e internazionale): non c’è azione militare, politica e economica che non venga vista con sospetto. Ed è una situazione che sta favorendo la propaganda internazionale del Cremlino e l’ascesa della figura salvifica di Putin.

Il paese deve trovare la forza di correggere i propri errori, a partire con il risolvere i problemi interni di tipo economico-sociale (distribuzione della ricchezza e problemi razziali) e riconquistare la fiducia dei cittadini (americani e del mondo).

Se le cose iniziano a girare come dovrebbero, allora possiamo stare sicuri che personaggi come Trump non arriverebbero a prendere neanche il 2 per cento dei consensi e le persone avrebbero di meglio da fare che dare credito a perverse teorie di complotto. In caso contrario a farne le spese sarà la democrazia e i suoi valori portanti, con conseguenze che vanno da rivolte sociali a prese di potere autoritarie (e non si sa quale di queste due cose sia peggiore).