Djokovic: dieta, santone, famiglia. Tutte le cause di una crisi (forse) senza fine

di @dariodangelo91 07.06.2017 19:05 CEST
Novak Djokovic, impegnato ai Masters 1000 di Roma
Novak Djokovic, impegnato ai Masters 1000 di Roma REUTERS/Andrea Comas

L’eliminazione di Novak Djokovic dal Roland Garros per mano di Dominic Thiem non fa notizia. E proprio in questo sta la notizia. Il serbo, da ormai troppo tempo, non è più il cannibale che avevamo imparato a conoscere. Dal 2011 al 2015 aveva dominato in lungo e in largo, spingendo una larga fetta di appassionati di tennis ad augurargli quanto meno un raffreddore nelle settimane degli Slam: chissà che in questo modo riusciamo a vedere partite più emozionanti, si auguravano. Nel 2016 è iniziato il declino e il 2017 sembra quello del tracollo. Ma davvero l’era di Djokovic si è conclusa d’un tratto, senza un apparente motivo?

AGASSI E I PROBLEMI PERSONALI

Andre Agassi, che ha iniziato a collaborare con lui proprio dal torneo parigino, ha individuato le cause della crisi in un problema di natura mentale, psicologica. Djokovic, a suo dire, ha semplicemente smarrito gli stimoli necessari a svettare in un mondo di assettati di vittoria. E non basta rendersi conto del momentaccio per riaccendere l’interruttore. No, non funziona così. Perché per quanto Novak Djokovic sia il prototipo di tennista più vicino ad una macchina perfetta, sempre uomo in carne e ossa resta. E ora le sue incertezze hanno preso il sopravvento su tutte le sue conoscenze.

Il crollo non è stato improvviso. Djokovic la crisi l’ha captata, l’ha percepita. E per come gli è stato possibile ha provato ad arrestarla. Senza riuscirci. Prima c’erano state le voci incontrollate sulla crisi del suo matrimonio con la moglie Jelena. Da qui l’ammissione che, come tutti, anche lui avrebbe dovuto fare i conti con i suoi problemi di natura personale.

IL SANTONE DEGLI ABBRACCI

La ricerca di un equilibrio personale più stabile, indipendentemente dalle vittorie sul campo. La volontà di diventare un uomo migliore. Tutte necessità affiorate all’improvviso, che hanno portato Novak a richiedere l’aiuto di tale Pepe Imaz, anche noto nell'ambiente come “il guru” o “il santone”.Ex tennista spagnolo di livello mediocre, è secondo molti la causa principale dei problemi di Nole. I suoi metodi poco tradizionali (propone sedute di meditazione in container ricolmi di riso bollito), le sue teorie complottiste e i suoi suggerimenti condizionanti hanno aiutato in passato il fratello di Djokovic, Marko, ad uscire dal tunnel di depressione nel quale si era infilato una volta resosi conto che il livello tennistico di Nole non l’avrebbe mai raggiunto. Ma ciò che è andato bene per uno non significa vada bene per tutti, e di sicuro non  possono bastare lunghe sessioni di abbracci a riportare stabilità e serenità nel mondo del serbo.

L’ALIMENTAZIONE

E sembra paradossale che il numero 1 dei perfezionisti non sia in grado di individuare le cause che hanno mandato in tilt l’intero sistema. L’ipotesi avanzata da qualcuno, secondo cui alla base di tutti i problemi ci sarebbe l’alimentazione priva di glutine praticata da Nole, è forse la meno credibile. Djokovic in campo può ancora volare. Lo stesso Agassi, che di tennis un po’ se ne intende,  ha confermato di non aver mai visto un fisico tanto dinamico e resistente. Dunque non è nemmeno nell’estremismo di un uomo che solo dopo aver trionfato a Wimbledon si è concesso una mezza tavoletta di cioccolato, che va rintracciato il motivo della crisi.

Tutto risiede nella testa, e se una pausa dal tennis appare tanto necessaria quanto impraticabile, non resta che aspettare. Capire se Andre Agassi, la moglie Jelena, o Nole stesso riusciranno a trovare la chiave di volta. Semplicemente stare a vedere se la molla scatta, il minimo per uno che sul campo da tennis è sempre scattato come una molla.