Doha 2012, scopriamo le strategie future sul cambiamento climatico

di 27.11.2012 7:18 CET
Inquinamento dell'aria
Inquinamento dell'aria reuters.com

Inizia la 18esima Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Per la prima volta in Medio Oriente, la COP18 coivolgerà 17mila delegati da 194 Paesi che rimarrano a Doha fino al 7 dicembre: leader politici, esperti del settore e ONG cercheranno di trovare un nuovo accordo che continui il Protocollo di Kyoto, in scadenza a fine anno.

Da questa conferenza ci si aspetta molto, un segnale tangibile che cambi il futuro sempre più incerto di questo pianeta. Secondo il WWF infatti sarà necessario trovare una fiducia tra i vari Paesi. Anche il presidente del comitato organizzativo Fahad bin Mohammed Al-Attiya sembra concordare, dicendo che entro il 2015 bisognerà rimuovere le differenze che ci sono tra le varie nazioni, cercando un accordo universale. Ognuno deve essere più responsabile riguardo l’impatto che ha sull’ambiente.

L’accordo tra i diversi Paesi è sempre più necessario, soprattutto a causa dell’evoluzione industriale che stanno avendo le diverse potenze mondiali. Attualmente solo il 16% dell’energia proviene da fonti rinnovabili, il resto deriva da combustibili fossili e fonti di energia inquinanti. Il Paese che produce più gas serra di tutti è la Cina con 8 mila miliardi di tonnellate, seguita dagli Stati Uniti con 5 trilioni di tonnellate, dall’India con 2 trilioni e dalla Russia con 1,6 trilioni. Cifre da far rabbrividire, soprattutto se, come nel caso della Cina, sembrano non diminuire: dal 2000 ad oggi le emissioni sono salite del 171%.

Uno degli obietti prefissati dai partecipanti è quello di non far salire di più di 2 gradi la temperatura entro fine secolo. Ma ci si riuscirà davvero? Molti, tra cui parecchi delegati, sono scettici sul riuscir a mantenere questa promessa, soprattutto visto i costi sempre più elevati per riuscire nell’intento. Anche lo stesso responsabile Clima dell’ONU, Cristiana Figueres, ha dichiarato la difficolta nel perseguire il riscaldamento globale, prevedendo un aumento medio di 3-5 gradi entro fine secolo.

Insomma, la conferenza sembra tutt'altro che una passeggiata ed in gioco c'è il futuro di tutti noi. Si riuscirà quindi a trovare un nuovo accordo o quantomeno ad estendere il Protocollo di Kyoto? Sicuramente non si è partiti benissimo, dato che la location, ovvero il Qatar, è tra i maggiori produttori di CO2 pro capite nonché produttore di petrolio e gas.

 

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