Donald Trump contro La Scienza: tutte le imbarazzanti posizioni del presidente eletto

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Donald Trump, 45° Presidente degli Stati Uniti REUTERS/Carlo Allegri

Quello che nessuno pensava potesse succedere alla fine è successo: a dispetto di tutti i sondaggi che davano nettamente vincente la democratica Hillary Clinton, a spuntarla nelle elezioni presidenziali 2016 negli Stati Uniti è stato il repubblicano Donald Trump, che per i prossimi 4 anni sarà l'inquilino della Casa Bianca. In attesa che a gennaio del 2017 l'imprenditore newyorkese metta il proprio nome sul citofono del 1600 di Pennsylvania Avenue, può essere interessante capire quali siano le sue posizioni in ambito scientifico.

Nei prossimi paragrafi analizzeremo la situazione nel dettaglio su svariati ambiti. Sicuramente, volendo guardare il quadro generale, la situazione non è rosea. E non lo è neanche guardando il vice-presidente di Trump, Mike Pence: l'attuale governatore dell'Indiana è infatti un convinto creazionista, ossia una persona convinta che il mondo e l'universo che ci circonda siano stati creati nella loro forma attuale alcune migliaia di anni fa.

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Nei mesi scorsi, dopo la sua nomina a vice-presidente, ha cominciato a circolare il video di un discorso di Pence davanti alla House of Representatives nel corso del quale il nuovo numero 2 d'America, oltre a citare il contenuto della Bibbia come prova della creazione, ha provato a screditare l'evoluzione definendola "solo una teoria".

Questo significa che Pence non ha (o quantomeno non aveva) la minima idea di cosa significhi la parola "Teoria" in ambito scientifico. Mentre nel linguaggio comune il termine può indicare un'opinione su un argomento o addirittura qualcosa senza possibilità di applicazione pratica ("Eh, in teoria è così, ma..."), quando nella scienza si parla di "Teoria" ci si riferisce ad una spiegazione di un fenomeno basata su fatti raccolti in modo rigoroso tramite osservazioni ed esperimenti. Anche la gravità è una teoria, eppure non si vede molta gente saltare dai tetti dei palazzi per confutarla.

Detto questo, occupiamoci di Donald Trump, delle sue convinzioni in ambito scientifico e di come queste andranno potenzialmente ad impattare l'ambiente, la ricerca, l'esplorazione spaziale e molto altro sia negli Stati Uniti che, di riflesso, nel resto del mondo. 

Cambiamento climatico

È probabilmente l'argomento per il quale le scelte che saranno operate negli Stati Uniti avranno il peso maggiore nel resto del mondo. Come abbiamo spiegato nelle scorse ore, le prospettive non sono particolarmente rassicuranti, per usare un eufemismo: Trump rigetta infatti il consenso scientifico sul cambiamento climatico provocato dall'uomo. Qui proveremo a riassumere la situazione, per un'analisi più approfondita vi rimandiamo al nostro articolo nel quale l'argomento viene trattato più nel dettaglio.

Io non credo al riscaldamento globale "Io non credo al riscaldamento globale", un'opera realizzata a Londra dal celebre artista di strada Bansky  REUTERS/Luke MacGregor

In primo luogo, la posizione sull'argomento di Donald Trump è quantomeno poco chiara, né lui si è mostrato particolarmente propenso a chiarirla: nei tre dibattiti con la Clinton, il presidente eletto non ha pronunciato neanche una volta le parole "climate change". Nel 2009, risultava tra i firmatari di una lettera aperta indirizzata al presidente Obama, nella quale si auspicavano "misure significative ed efficaci per combattere il cambiamento climatico, una sfida immediata che gli Stati Uniti ed il mondo si trovano di fronte".

Meno di tre anni dopo, la sua posizione era diametralmente cambiata: cambiamento climatico e riscaldamento globale non esistono, si tratta di un complotto creato da e per i cinesi per "rendere la produzione statunitense non competitiva". Nei mesi scorsi la manager della sua campagna, Kellyanne Conway, durante un'intervista rilasciata alla CNN ha spiegato quale fosse la posizione attuale di Trump sull'argomento: il cambiamento climatico esiste, ma sta accadendo per cause naturali, quindi non possiamo farci nulla.

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Le politiche annunciate in campagna elettorale sembrano purtroppo confermare come la sua idea sia esattamente questa. Qui di seguito trovate alcune delle misure promesse in mesi di comizi, dibattiti e convention:

  • cancellazione degli accordi sul clima presi da Barack Obama durante la conferenza di Parigi;
  • stop alle sovvenzioni statunitensi ai programmi ONU per il contrasto del cambiamento climatico
  • impegno a rivitalizzare l'industria americana dell'estrazione del carbone
  • promozione dei combustibili fossili 
  • alleggerimento delle normative ambientali

Spazio

La Stazione spaziale internazionale fotografata dallo shuttle Atlantis nel 2011 La Stazione spaziale internazionale fotografata dallo shuttle Atlantis nel 2011  NASA

A settembre il sito ScienceDebate.org ha invitato Trump e la Clinton (insieme al candidato del Partito Libertariano, Gary Johnson, ed a quella dei Verdi, Jill Stein) a rispondere in forma scritta a 20 domande riguardanti le posizioni su diversi temi di carattere scientifico. La posizione espressa dal presidente eletto sull'esplorazione spaziale e l'osservazione della Terra dallo spazio è sembrata decisamente positiva:

L'esplorazione spaziale ha dato davvero tanto all'America, incluso un incredibile orgoglio nella nostra abilità scientifica ed ingegneristica. Un forte programma spaziale incoraggerà i nostri bambini a cercare sbocchi educativi in campo scientifico e porterà a questo paese milioni di posti di lavoro e trilioni di dollari di investimenti. Gli effetti a cascata di un vibrante programma spaziale sono numerosi e possono avere un impatto positivo e costruttivo sull'orgoglio e sulla direzione di questo paese. L'osservazione dallo spazio e l'esplorazione oltre il nostro 'quartiere' nello spazio dovrebbero essere delle priorità. Dovremmo anche cercare partner a livello globale, perché lo spazio non è proprietà esclusiva dell'America. Tutta l'umanità beneficia del raggiungere le stelle.

Certo, apparentemente a quel tempo Trump ignorava che gli Stati Uniti collaborano praticamente con quasi tutte le agenzie spaziali al mondo. Ma nel complesso stiamo parlando di una presa di posizione decisamente rassicurante sull'argomento. Inoltre, il presidente eletto ha anche affermato di "amare la NASA, ciò che rappresenta, ciò che fa". Tutto bene, quindi? Forse, ma forse no.

Nonostante la NASA rappresenti circa 1/200 della spesa federale, durante un evento in New Hampshire a novembre del 2015 Trump aveva chiarito come gli USA debbano secondo lui avere altre priorità. Come spiegato ad Aerospace America a maggio di quest'anno, la prima di queste priorità è "ristabilire una forte base economica". Ma come, non si era detto che "un forte programma spaziale" avrebbe portato "milioni di posti di lavoro e trilioni di dollari di investimenti"?

Non è tutto. Trump "ama" la NASA e dice di ritenerla "meravigliosa", aggiungendo come "l'America abbia sempre guidato il mondo nell'esplorazione spaziale". Ci sarebbe quindi da domandarsi cosa gli faccia ritenere che gli Stati Uniti abbiano "un programma spaziale da paese del Terzo Mondo", come ha affermato ad agosto di quest'anno durante un comizio in Florida. Settimane dopo ha anche aggiunto di ritenere la NASA "un'agenzia di logistica per attività nell'orbita terrestre bassa".

Qual è quindi il "vero" Trump quando si parla di attività spaziali? Ci piacerebbe saperlo, ed ancora di più vorrebbero saperlo alla NASA.

Istruzione in ambito scientifico

Tra le domande poste da Science Debate figura anche una riguardante l'ambito scolastico: "Cosa farà la sua amministrazione (...) per garantire che le persone abbiano un'adeguata cultura scientifica in un'epoca dominata da scienza e tecnologia complesse?". La risposta di Trump è stata più o meno simile a quella data da Antonio Albanese/Cetto La Qualunque quando in "Qualunquemente" gli veniva chiesto cosa avrebbe fatto per i poveri e i bisognosi.

"C'è già in atto un mucchio di programmi nel campo STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica, ndr", ha scritto Trump. La principale idea del presidente eletto nel campo dell'istruzione riguarda l'idea di spostarne il controllo su base locale più che nazionale: non per nulla ha proposto di ridurre notevolmente i fondi a disposizione del Dipartimento dell'Istruzione. Ma da questo punto di vista c'è un altro elemento molto interessante. O per meglio dire: molto inquietante.

A marzo di quest'anno, Trump aveva dichiarato l'intenzione di coinvolgere Ben Carson nelle modifiche al settore dell'istruzione, "qualcosa nel quale lui ha esperienza". Carson, già candidato alle primarie repubblicane, è un neurochirurgo in pensione che considera "irrilevante" il dibattito sul cambiamento climatico (sull'argomento concorda con Trump: non esistono prove che sia causato dall'uomo); che pensa che la teoria dell'evoluzione sia diventata "ciò che è politicamente corretto in campo scientifico"; e che la teoria del Big Bang sia "una favola" diffusa da "scienziati ampollosi".

Sì, avete capito bene: il possibile consulente per l'istruzione di Trump è un creazionista, che pensa che la teoria dell'evoluzione sia stata incoraggiata dal diavolo in persona, negazionista del cambiamento climatico, nonché convinto che la teoria del Big Bang (che, sia detto fra parentesi, è stata formulata da un prete) sia un'invenzione.

Vaccini

Rispondendo a Science Debate, Trump è sembrato avere una posizione decisamente incoraggiante in merito alla necessità ed all'utilità dei vaccini: "Dovremmo istruire il pubblico sui valori di un programma di vaccinazione completo. Abbiamo avuto successo con altri programmi di servizio pubblico e questo sembra di sufficiente importanza da doverci mettere delle risorse".

Si potrebbe quindi concedere a Trump il beneficio del dubbio e sperare che sia riuscito a capire come la bufala della connessione fra vaccini ed autismo sia, per l'appunto, una bufala. Il presidente eletto aveva espresso la propria convinzione a marzo del 2014 con un tweet diventato ormai celebre, ma ha voluto aggiungere anche un interessante aneddoto a supporto di questa causa.

"Proprio l'altro giorno delle persone che lavorano per me che hanno un bellissimo bambino di due anni sono andate a vaccinarlo", ha raccontato Trump durante un dibattito per le presidenziali repubblicane nel 2015. "È tornato ed una settimana dopo ha avuto una febbre tremenda, è stato molto molto male ed ora è autistico".

Un episodio triste, curiosamente simile ad un altro raccontato dallo stesso Trump nel 2012, nel quale si parlava di un bambino di due suoi dipendenti "recentemente" diventato autistico dopo la vaccinazione. Il che lascia aperte tre possibilità: i dipendenti di Trump hanno un'insolita tendenza ad avere figli che diventano autistici dopo il vaccino; Trump ha riciclato la stessa storia due volte; Trump ha inventato di sana pianta la storia e poi ha dimenticato di averla già raccontata.

A prescindere dal legame vaccini-autismo, Trump ha voluto spiegare di non essere un anti-vaccinista con un altro tweet: "A tutti gli hater ed i perdenti: io NON sono anti-vaccinista, ma sono contro l'iniettare massiccie dosi dentro piccoli bambini. Distribuiamo le iniezioni nel tempo". Il presidente eletto ha ammesso di aver allungato il programma di vaccinazioni di Barron, il suo figlio più giovane, nato nel 2006.

Biotecnologie/OGM

OGM geneticamente modificati riso A destra del Golden Rice, una varietà di riso geneticamente modificata per biosintetizzare il beta-carotene. A sinistra, del "normale" riso  REUTERS/Erik De Castro

L'ingegneria genetica (che riguardi esseri umani, animali o piante) non è stata decisamente centrale nella campagna di Donald Trump, che ha comunque confermato di supportare l'utilizzo delle biotecnologie nella produzione alimentare e di opporsi all'etichettatura obbligatoria dei cibi che contengono ingredienti derivati dalla biotecnologia.

Questa è peraltro anche la posizione espressa dal Partito Repubblicano, che si oppone all'etichettatura di quel cibo che "si è dimostrato sicuro, salutare e letteralmente in grado di salvare milioni di persone nei paesi in via di sviluppo".

Ricerca

Nelle scorse ore Nature ha raccolto i pareri di diversi scienziati che vivono e lavorano negli Stati Uniti per capire quali siano le loro aspettative in merito alla vittoria di Trump. Dalle risposte ricevute pare che nel mondo scientifico statunitense non stia esattamente serpeggiando ottimismo: "Trump sarà il primo presidente anti-scienza che abbiamo mai avuto", ha commentato Michael Lubell della American Physical Society. "Le conseguenze saranno molto, molto severe".

ligo onde gravitazionali Il laboratorio LIGO di Hanford (Washington). L'impianto gemello si trova a Livingston (Louisiana). Qui nel 2015 è stata effettuata la prima rilevazione dell'esistenza delle onde gravitazionali  REUTERS/Caltech/MIT/LIGO Laboratory/Handout via Reuters

In effetti, come avete già potuto leggere, molte uscite di Trump in campo scientifico spingono decisamente a mettersi le mani nei capelli, e certo lui non ha fatto molto per far capire di essere comunque a favore di forti investimenti nella ricerca scientifica. Durante uno show radiofonico nel 2015 ha ad esempio parlato in termini molto negativi dei National Institutes of Health, l'agenzia federale che si occupa della distribuzione dei finanziamenti per le ricerche in campo medico.

"Non possiamo semplicemente gettare del denaro su queste grandi istituzioni e presumere che la nazione sarà ben servita", ha affermato Trump. "I nostri sforzi per supportare la ricerca e le iniziative di salute pubblica dovranno essere bilanciati con altre richieste di risorse scarse".

Più in generale, quando Science Debate gli ha chiesto quali ritenesse fossero le priorità nel campo della ricerca e come avrebbe voluto bilanciare i finanziamenti a breve ed a lungo termine, la risposta di Trump è stata a dir poco evasiva: "La premessa della domanda è corretta: i progressi scientifici richiedono investimenti a lungo termine. È per questo che dobbiamo avere cose come un programma spaziale sostenibile e e programmi per la ricerca istituzionale che servano come incubatori per l'innovazione ed il progresso della scienza e dell'ingegneria in diversi campi". 

Energia

Come detto in precedenza, Trump pare essere un grande fan dei combustibili fossili. Ad ogni modo, nelle ormai celebri risposte date a Science Debate, il presidente eletto ha parlato della "necessità di raggiungere l'indipendenza energetica il prima possibile", il che significa "esplorare e sviluppare ogni possibile fonte di energia, il che include vento, solare, nucleare e bio-carburanti", auspicando la presenza di "un prospero sistema di mercato che permetta ai consumatori di determinate le migliori fonti di energia per il futuro consumo".

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Ancora una volta, Trump non scende particolarmente nello specifico. Quantomeno si può notare come abbia però superato la convinzione che le fattorie eoliche siano "disgustose da guardare" e che siano anche "dannose per la salute delle persone", a dispetto di qualsiasi evidenza scientifica disponibile.

Per quanto riguarda l'energia nucleare, Trump si conferma ancora una volta in controtendenza rispetto a molti paesi industrializzati, ritenendo si tratti di "una parte integrale dell'indipendenza energetica americana" e che dovrebbe far parte di un programma per "rifornire di energia l'America a lungo nel futuro".