Dopo la Brexit, la Francia vuole portarsi a casa un po' della City

di 30.06.2016 9:00 CEST
Londra
Un uomo cammina nella City of London REUTERS/Toby Melville

A seguito del voto del Regno Unito per lasciare l’Unione Europea i politici francesi hanno cominciato a manovrare per portarsi a casa un pezzo dell’ambita industria bancaria britannica. Come vari banchieri della City di Londra e fuori avevano avvisato prima del referendum, uscire dall’Europa potrebbe compromettere il posto centrale del Regno Unito all’interno del mercato dei servizi finanziari, un mercato da 810 miliardi di dollari.

I funzionari francesi non hanno perso tempo a rendere quegli avvertimenti una realtà.

«Qual è la forza della posizione di Londra? È che Londra è in Europa - ha detto il ministro delle Finanze francese Michel Sapin ai media francesi mercoledì - Ma in futuro essere a Londra potrebbe non significare niente».

In particolare Sapin ha detto che il Regno Unito potrebbe perdere il suo “passaporto” per i mercati europei, un aspetto delle politiche commerciali UE che permettono agli inglesi di fare affari attraverso i confini nazionali con pochi ostacoli.

L’Area Economica Europea (EEA in inglese) governa le relazioni fra l’UE e i Paesi europei che non ne fanno parte, come Norvegia e Islanda. Le questioni cruciali che il Regno Unito dovrebbe negoziare in un nuovo accordo con l’UE includerebbero i limiti alle migrazioni, quali industrie avranno accesso al mercato unico senza tariffe e i permessi necessari per il settore finanziario.

Scendendo a compromessi sulle prime due questioni, ma restringendo la possibilità dell’industria finanziaria inglese, Parigi spera di dare a Londra un accordo che permetta di soddisfare la popolazione, le cui preoccupazioni principali riguardano l’immigrazione e la qualità della vita, e nel mentre farsi largo nel campo economico britannico.

Ogni guadagno da parte di Parigi o Francoforte sarebbe un duro colpo economico per il Regno Unito. L’industria dei servizi finanziari raccoglie il 12% del PIL del Regno e impiega 2,2 milioni di persone in tutto il Paese.

Molti di quei banchieri lavorano per banche che hanno i propri quartieri generali altrove. Le banche multinazionali usano Londra come punto d’entrata per il mercato europeo. Queste banche comprendono JPMorgan Chase e Goldman Sachs, che hanno sede negli Stati Uniti, le quali hanno avvertito che una Brexit avrebbe potuto costringerli a rilocalizzare le proprie sedi altrove in Europa, un processo che, infatti, è già iniziato.