Dove investire nel 2017? Consigli e idee di investimento per l'anno nuovo

Il toro avanza in una fitta nebbia
Mercato toro
Un telo copre il corpo di una statua di un toro Reuters

Il 2016 è stato un anno caratterizzato da una serie di eventi straordinari, che hanno avuto un impatto più o meno importante sui principali indici di borsa e su altri mercati. In generale, abbiamo assistito: ad un buon andamento degli indici statunitensi; alla caduta della sterlina a causa del voto sulla Brexit; al rafforzamento del dollaro statunitense contro tutte le altre valute; alla ripresa dei prezzi del petrolio e di altri prodotti energetici; al buon andamento dei metalli industriali; al rimbalzo di alcune materie prime agricole.

Nota di merito per il Bovespa brasiliano e il Micex russo, che si sono rilevati tra i migliori indici di borsa del 2016 (con rialzi rispettivamente di circa il 40% e il 30%), nonostante i grossi problemi che hanno colpito le economie di questi due paesi. Non molto bene gli indici europei, che continuano a subire l’incertezza e la diffidenza riguardo al progetto dell’Unione: solo nella parte finale dell’anno gli indici sono riusciti a recuperare i ribassi. Il Ftse Mib italiano si è rivelato essere invece uno dei peggiori indici in assoluto, facendo registrare una performance negativa di oltre il 10%. Ad affossare il nostro listino nazionale, oltre ad una situazione paese che continua ad essere stagnante, i soliti problemi del settore bancario: problemi che coinvolgono banche grandi, Mps su tutte (che a fine anno ha vissuto la fase della nazionalizzaione), e banche più piccole.

L’oro e gli altri beni rifugio sembrano aver preso una battuta d’arresto dopo la fiammata di inizio anno. Nella seconda parte dell’anno è tornata infatti una maggiore propensione al rischio e i capitali hanno lasciato i metalli preziosi per andare verso altri asset.

Nel corso del 2017, almeno per i primi mesi dell’anno, dovremmo assistere ad una continuazione di quanto visto nella fase finale del 2016. Passiamo ora a elencare quelli che sono i nostri consigli di investimento per il 2017.

Prospettive moderate per gli indici azioni: il gioco vale la candela?

Il 2016 è stato un anno complessivamente buono per gli indici azionari, specie per quelli statunitensi, che arrivano dopo 7 anni anni di forte rialzi: S&P500 e Dow Jones hanno fatto segnare nuovi massimi assoluti nella parte finale dell’anno, facendo registrare rispettivamente rialzi dell’11% e del 14% circa.

Gli indici europei non se la sono cavata altrettanto bene: la maggior parte degli indici sono stati sotto la parità per gran parte dell’anno, e solo negli ultimi mesi sono riusciti a passare in positivo e far segnare dei moderati rialzi.

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Del resto, abbiamo fatto notare più volte nel corso del 2016 la divergenza esistente tra gli indici europei e quelli statunitensi: lo Stoxx ha un andamento complessivamente laterale, a differenza dello S&P 500, che rimane poderosamente impostato al rialzo. In pratica, nelle fasi rialziste l’indice americano sale più velocemente di quello europeo, mentre nelle fasi ribassiste lo S&P 500 scende in maniera più morbida rispetto allo Stoxx. Questo significa che, almeno nella fase attuale, l’indice statunitense è preferibile per le strategie rialziste mentre quello europeo è meglio indicato per le strategie votate al ribasso (ma è vero anche che l'indice europeo potrebbe recuperare terreno su quello americano).

In generale, comunque, è bene osservare che ci troviamo in una fase un po’ troppo euforica se consideriamo che si stanno accumulando molte incertezze, anche negli Stati Uniti, e che la crescita globale è molto moderata (nel corso del 2016 è stata più volte rivista al ribasso). Dal 2017, gli Stati Uniti entrano ufficialmente nell’era Trump e bisognerà attendere qualche mese per poter avere qualche indicazione più precisa sulla traiettoria che potrebbe prendere l’economia statunitense dei prossimi quattro anni. Trump pare voler puntare tutto sulla crescita di breve periodo, ma l’azzardo di rilanciare gli investimenti aumentando nuovamente il debito (il più alto del mondo) potrebbe rivelarsi molto doloroso. Sappiamo ancora troppo poco su come Trump abbia intenzione di mettere in pratica la sua politica protezionistica che, in un mondo dove l’economia statunitense è totalmente interconnessa e dipendente da paesi come la Cina, sembra avere davvero poco senso. La ricetta del nuovo presidente statunitense andrà senz’altro a beneficio delle compagnie coinvolte nel ciclo di rinnovamento delle infrastrutture del paese e al settore della difesa (forse), ma la sensazione è che gli Stati Uniti si stiano avviando in una fase di sprechi, con diverse opere che potrebbero alla fine rivelarsi superflue.

Se uniamo a queste le numerose incertezze che avvolgono l’Unione europea - con una Gran Bretagna che ancora non ha capito che strada prendere, e le elezioni in paesi chiave come Germania e Francia, dove c’è un alto rischio di vittoria dei partiti populisti e di estrema destra - ci dovremmo rendere conto che il quadro è tutt’altro che roseo, che i rischi ci sono e sono anche enormi (e qui abbiamo cercato di riassumere al massimo, tralasciando i rischi derivanti dalla rottura di accordi internazionali e di alleanze storiche che hanno caratterizzando il mondo - occidentale - dal secondo dopoguerra ad oggi).

Tutto questo per far comprendere che scommettere su questi indici nel 2017 potrebbe non essere una buona idea: le attese sono di una crescita moderata comprese tra il 5 e 10 per cento per lo S&P 500 e di una forchetta ancora più bassa per lo Stoxx europeo, ma se qualcosa dovesse andare storto le prospettive di ribasso potrebbero essere molto più consistenti. Per chi ha in portafoglio posizioni aperte sugli indici statunitensi può comunque stare tranquillo ancora per un po’ e attendere gli sviluppi, liquidando le posizioni nel caso di eventi avversi. Più complicata invece la situazione sugli indici europei, dove la forza rialzista è decisamente più contenuta e i rischi appaiono più marcati: molti indici europei sono riusciti a recuperare le perdite e passare in positivo solo nell’ultima parte dell’anno (come l’indice tedesco Dax, che ha chiuso con un rialzo di circa il 6%).

Meglio puntare su compagnie a piccola capitalizzazione

Rimanendo negli Stati Uniti potrebbe avere più senso, guardando al rapporto rischio-guadagno, investire nelle compagnie a bassa capitalizzazione. Già nel corso del 2016 gli indici che raggruppano le aziende a piccola capitalizzazione hanno sovraperformato lo S&P 500: il Russell 2000 e lo S&P Midcap hanno fatto registrare una performance di circa il 21%, rispetto al 12% fatto segnare dallo S&P 500.

Questi indici hanno avuto una forte accelerazione a seguito della vittoria di Trump alle presidenziali statunitensi, dato che molte piccole compagnie potrebbero avvantaggiarsi del piano di espansione promesso nel neo presidente. Puntare quindi su qualche fondo che investe in aziende a piccola capitalizzazione potrebbe essere davvero una buona idea: i rischi di caduta di questi indici sono più o meno gli stessi di quelli a grande capitalizzazione (aspettiamo di vedere Trump all’opera e ne capiremo qualcosa di più).

A proposito di aziende statunitensi a piccola capitalizzazione, segnaliamo la nostra analisi di due piccole compagnie tech, la Sysorex e la Professional Diversity Network, che potrebbero avere dei ritorni interessanti per il 2017.

Alcuni emergenti possono dare soddisfazioni, ma bisogna saper scegliere

In linea generale, i mercati emergenti hanno performato meglio rispetto agli altri mercati. A giocare la parte del leone sono stati gli indici di Brasile e Russia, come abbiamo già fatto notare prima. Dopo una brutta recessione, questi due paesi dovrebbero tornare a crescere nel 2017, anche se in maniera molto moderata. È una cosa che comunque dovrebbe essere stata già ampiamente scontata dal rialzo del Bovespa e del Micex, che sono stati sostenuti anche dalla ripresa degli energetici e di alcune materie prime agricole (il Brasile ha beneficiato del rimbalzo dello zucchero e del caffè, oltre che dall’insediamento del nuovo governo a seguito dell’impeachment della Rousseff).

I rialzi di questi due indici dovrebbero continuare la strada del rialzo anche nel 2017, considerando che la corsa degli energetici e del caffè dovrebbe proseguire anche nel nuovo anno, pur se in maniera più modesta. Per l’indice russo in particolare ci potrebbero essere diverse sorprese positive: l’elezione di Trump apre scenari positivi alla Russia, facendo aumentare le probabilità che le sanzioni contro il Cremlino non verranno rinnovate.

L’Argentina è un altro paese da monitorare con attenzione e che potrebbe dare diverse soddisfazioni. Il paese nel 2016 ha affrontato un’altra recessione, ma c’è molto ottimismo riguardo il piano di riforme voluto dal nuovo governo Macri. L’indice Merval ha fatto registrare una performance di circa il 41% ed è ben impostato per continuare il rialzo anche quest’anno.

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Nell’area America Latina il paese da evitare rimane il Messico, mentre in Asia le prospettive per la Cina rimangono modeste (o comunque meno rosee rispetto al quinquennio precedente). Sono entrambi paesi presi di mira dalla retorica di Trump nel corso della campagna elettorale e anche dopo l’elezione: il presidente neo eletto ha preso in particolar modo di mira la Cina, specie a livello commerciale, accusando più volte Pechino di pratiche commerciali scorrette e di essere tra i problemi occupazionali degli Stati Uniti.

La corsa rialzista degli energetici dovrebbe rallentare

Gli energetici hanno avuto un’ottima performance nel corso del 2016. Il petrolio è riuscito a riportarsi sopra i 50 dollari al barile (qui ci riferiamo al WTI, ma discorso analogo si può fare per il Brent) mentre il natural gas ha fatto segnare la migliore performance dell’anno tra le commodities, grazie al boom della domanda causato dalle temperature molto rigide raggiunte negli Stati Uniti.

Gas e petrolio dovrebbero continuare a salire anche nel 2017, ma a un ritmo più moderato di quello visto nell’anno precedente. Tra i due è il gas ad avere al momento le maggiori prospettive di rialzo.

A proposito del petrolio potete dare uno sguardo alla nostra analisi per il 2017.

Materie prime agricole: qualosa inizia a muoversi (e nel 2016 già si è mosso)

Le materie prime arrivano da un lungo periodo orso, che in alcuni mercati dura ormai da un decennio. È il caso del grano, così come del mais, che anche nel corso del 2016 hanno avuto un andamento praticamente piatto e non sono riusciti a muoversi dai minimi degli ultimi 10 anni. A tenere bassi i prezzi l'eccessiva offerta e le abbondanti scorte in magazzino, che hanno finora consentito di soddisfare più che in abbondanza la crescita della domanda proveniente dai paesi emergenti. Ci troviamo comunque già in un punto in cui la produzione è controproducente, e bisogna inoltre tenere presente che protebbe esserci con buona probabilità un effetto sostituzione: i produttori andrebbero a questo punto a preferire materie prime agricole che possono garantire un margine più ampio.

È il caso ad esempio dei semi di soia, che nel corso del 2016 ha avuto una buona prestazione. Bene anche lo zucchero e il caffè. Il caffè in particolare dovrebbe continuare a far segnare una buona performance mentre zucchero e semi di soia potrebbero prendersi una pausa.

Per maggiori dettagli rimandiamo al nostro outlook sulle materie prime del 2017