Due possibili ragioni per il fallimento economico di Renzi (e una è molto brutta)

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Matteo Renzi si reca al Quirinale il 5 dicembre 2016 REUTERS/Max Rossi

Il fallimento del (primo?) governo Renzi è dovuto probabilmente a due ragioni economiche alternative, e una delle due potrebbe essere decisamente preoccupante per il futuro del Paese.

Come ha segnalato addirittura un nemico acerrimo del presidente del Consiglio dimissionario, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, Matteo Renzi ha avuto un'opportunità storica per rivoltare il Paese e farlo ripartire, ma ha deciso, con politiche economiche quantomeno discutibili, di sprecare questa occasione. Noi gli avevamo dato umilmente qualche consiglio, ma siamo rimasti inascoltati.

Il governo di Matteo Renzi, dal punto di vista economico, è stato segnato dalla forsennata distribuzione di mance a destra e a manca che poco hanno fatto per far salire il prodotto interno lordo e la ricchezza degli italiani. Gran parte del segno positivo nella crescita economica, infatti, è dovuto agli stimoli di Mario Draghi e ad altri shock positivi, come il calo del prezzo del petrolio, che hanno creato un ambiente straordinariamente favorevole di cui Renzi non ha saputo approfittare per generare una crescita duratura e solida.

Possiamo segnalare, a mero titolo di esempio, i famosi 80 euro, che hanno congelato 10 miliardi l'anno del bilancio pubblico in maniera poco efficiente, consegnandoli a lavoratori che ne avevano poco bisogno, almeno rispetto a disoccupati, incapienti e soprattutto giovani (spesso disoccupati e incapienti), che avrebbero sicuramente contribuito maggiormente a spingere i consumi rispetto ai pensionati e ai lavoratori anziani (che, ne siamo certi, non avrebbero storto il naso se avessero ricevuto 80 euro in meno ma un figlio o un nipote disoccupato in meno).

A questi si possono aggiungere i miliardi spesi per tagliare i contributi alle assunzioni, assunzioni che ci sarebbero state comunque per via del Jobs act, e i vari bonus elettorali a insegnanti, diciottenni e compagnia cantante.

Perché Renzi ha deciso di bruciare così tanti miliardi invece di spingerli verso soluzioni meno inefficienti per l'economia italiana? Le alternative non mancavano: per esempio avrebbe potuto utilizzarli per tagliare le tasse, a partire dal famigerato cuneo fiscale, cosa che non solo avrebbe contribuito meglio a stimolare l'economia rispetto agli inefficienti 80 euro, ma che gli avrebbe permesso di tagliare le tasse per davvero (cosa che gli 80 euro non hanno fatto) e prendersi il merito di una politica a suo modo storica e che poteva essere comunicata facilmente a tutto il popolo, senza gli arzigogoli che hanno aperto praterie a chi obiettava qualcosa sugli 80 euro.

PRIMO: RENZI È SEMPLICEMENTE IGNORANTE

Renzi Matteo Renzi  REUTERS/Bria Webb Le ragioni potrebbero essere due. La prima è che Renzi ha creduto scioccamente che distribuire mance in giro a fini elettorali avrebbe potuto dargli consensi e crescita economica come avvenuto ad esempio negli anni Ottanta. Il problema, in questo caso, è che in quegli anni ruggenti il Paese era immerso in una fase di forte crescita economica, e quindi quelle mance, nel breve periodo, riuscivano ad avere un effetto importante (ma transitorio) sul reddito. Tralasciamo il fatto che quelle politiche hanno costretto le generazioni successive, ovvero noi, ad addossarsi un enorme debito pubblico (lo stesso avverrà per le politiche di Renzi, “tranquilli”).

Renzi l'ha fatto perché aveva bisogno di un consenso popolare che non aveva, non essendo stato uno dei protagonisti delle elezioni del 2013, ed essendo stato calato dall'alto, da Giorgio Napolitano, con la missione di introdurre riforme costituzionali. Come tutte le mance, anche gli 80 euro hanno permesso a Renzi di raggiungere un risultato straordinario al primo appuntamento elettorale utile, le europee del 2014, ma gli effetti, come previsto, si sono esauriti oltre il breve periodo, portando, dopo varie debacle, alla sonora sconfitta al referendum del 4 dicembre.

Se è questo il caso, Renzi ha semplicemente peccato di ignoranza, e forse, nel caso in cui dovesse ritornare a Palazzo Chigi in futuro, potrebbe considerare di cambiare rotta. Lo stesso potrebbe avvenire con un'altra personalità meno ignorante o magari meglio consigliata rispetto a Renzi. Se è questo il caso, però, non riusciamo a spiegarci come mai Padoan, quale ministro dell'Economia, abbia firmato un tale suicidio economico, considerando il suo importante curriculum.

SECONDO: QUESTO PAESE È TROPPO INCROSTATO

Renzi Matteo Renzi durante un incontro con la stampa estera  REUTERS/Alessandro Bianchi La seconda ragione è molto più tetra. Renzi ha dovuto distribuire mance perché non aveva sufficiente in capitale politico per porre in essere quelle riforme economiche di cui questo Paese ha bisogno, la prima delle quali è un importante taglio alle imposte. Detto in altre parole, l'Italia è così incrostata e arrugginita che neppure Renzi ha potuto farci qualcosa come già avvenuto con i suoi predecessori, ad esempio Romano Prodi, che aveva meno capitale politico di Renzi, oppure Silvio Berlusconi, che aveva promesso enormi tagli alle tasse che non ha potuto fare a causa della sua gestione clientelare della cosa pubblica.

Qui ritorniamo alla frase di Marco Travaglio: Renzi ha avuto un'opportunità storica perché aveva un enorme capitale politico, rafforzato dopo la vittoria alle europee, perché incarnava un'effettiva speranza di cambiamento e le idee della Leopolda erano, almeno in linea teorica e generale, positive per lo sviluppo del Paese.

Se è questo il caso, ovvero che Renzi avrebbe voluto fare le riforme economiche realmente necessarie all'Italia, ma non ha potuto farlo a causa di spinte interne all'amministrazione e al sistema politico che ne hanno frenato le intenzioni, la conclusione per questo Paese è indubbiamente nefasta.

Non è infatti possibile vedere altri personaggi che possano vantare un simile capitale politico con intenzioni non solo positive, ma anche non distruttive.

All'interno del Partito Democratico non ci sono figure che abbiano carisma simile a quello di Renzi, mentre fra le altre forze politiche, l'unica che potrebbe avere lo stesso consenso di Renzi, ovvero il Movimento 5 Stelle, non solo desidera cose assurde e suicide come l’uscita dall'euro e un reddito di cittadinanza che non riescono a tradurre neppure in una proposta politica sensata, vale a dire indicando quali sarebbero le coperture (quelle vere, non disegnate fra le nuvole), ma ha pure dimostrato di essere tutt'altro che pronto a governare, basti vedere cosa sta succedendo a Roma.

Se il secondo caso è quello corretto, allora è molto probabile che l'unica maniera per smuovere il Paese sia raderlo al suolo, o dando il potere a un uomo solo e illuminato che rivolti come un calzino il Paese, oppure dandolo ad una delle forze politiche che promettono, probabilmente senza accorgersene, di causare la distruzione necessaria per far ripartire questo Paese su fondamenta più solide.

Si tratta di scenari che non ci piacciono per niente perché metterebbero a rischio le conquiste democratiche degli ultimi decenni e soprattutto perché non danno alcuna garanzia di successo, e anzi hanno il potenziale di moltiplicare le tragedie per un popolo sempre più affamato, disilluso e arrabbiato. Le soluzioni semplici a problemi complessi generano solo problemi ancora più grossi.

Preferiamo quindi credere che Renzi sia stato semplicemente ignorante e mal consigliato, perché in questo modo possiamo ancora sperare che dopo la parentesi del suo governo possa arrivare qualcuno in grado di fare la cosa giusta senza far implodere questo Paese su sé stesso come sembra essere attualmente destinato.