Duterte silura la polizia e pensa ad un "corpo dittatoriale" per occuparsi della lotta alla droga

di 02.02.2017 9:01 CET
Uccisi per droga, Filippine
Vicino alle effigie dei corpi è posto un cartello di protesta contro i metodi voluti da Duterte per la controversa lotta alla droga Reuters

Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, è rimasto sulla difensiva a seguito di un omicidio eseguito dalle forze di polizia contro un uomo d’affari sudcoreano: omicidio collegato alla controversa lotta alla droga che ha causato finora diverse migliaia di vittime. Il presidente ha annunciato che la polizia locale non prenderà più parte alla guerra contro la droga e contro i trafficanti del paese. La sua amministrazione ha suggerito che il presidente potrebbe rilanciare un apparato paramilitare per occuparsi delle uccisioni e degli arresti dei criminali.

Martedì (1 febbraio), parlando a palazzo presidenziale in una conferenza dedicata al personale militare, Duterte si è scagliato contro il corpo di polizia accusandolo di abuso di potere e descrivendo gli ufficiali di polizia come corrotti. “A causa del caso che ha coinvolto i coreani, ho ordinato alla polizia di bloccare tutte le operazioni”, ha detto Duterte. “A nessun funzionario di polizia di questo paese sarà permesso di far rispettare la legge relativa alla campagna di lotta alla droga”.

Nel frattempo, alcuni funzionari stanno pensando che Duterte potrebbe rimettere in campo la forza di gendarmeria dell’ex dittatore delle Filippine Ferdinand Marco, secondo il portavoce presidenziale Ernesto Abella. Si presume che queste controversie forze militari siano responsabili di innumerevoli rapimenti e omicidi, compiuti sotto mandato dittatoriale, prima che il dittatore Marco venisse deposto nel 1986.

“Non è ancora ufficiale, ma per quello che so la gendermedia delle Filippine potrebbe essere riattivata”, ha detto martedì Abella ai giornalisti.

La guerra alla droga voluta dalle Filippine ha trascinato il paese e la comunità internazionale a confrontarsi sull’etica dei metodi di Duterte. Più di 7.000 persone sono state uccise da quando Duterte è diventato presidente nel 2016, con molte delle esecuzioni effettuate dalla polizia avvenute direttamente per strada. Molti gruppi umanitari internazionali hanno contestato la lotta alla guerra voluta da Duterte, sostenendo che quella del presidente filippino è più una guerra contro i poveri che contro la droga. D’altro canto, Duterte non ha intenzione di fare un passo indietro e ha sostenuto che introdurrà la legge marziale se ce ne sarà bisogno.

“Devo proteggere la popolazione filippina”, ha sostenuto Duterte il mese scorso. “È mia responsabilità. E ve lo dico fin da ora, se dovrò dichiarare la legge marziale, la dichiarerò”.

Martedì è stato il primo giorno dopo sei mesi senza un caso di uccisione collegato alla lotta alla droga, ha detto al The Guardian il membro del Congresso Edcel Lagman.

“Non dovrebbero più esserci trattamenti di riguardo nei confronti di poliziotti furfanti che andrebbero trattati con il guanto di ferro”, ha detto Lagman.