È il Nasdaq l'indice star di questo inizio 2017: Apple, Facebook, Google, Microsoft e Amazon corrono ma la correzione è imminente

Nasdaq
Il sito del Nasdaq a lower Manhattan REUTERS/Shannon Stapleton

Il 2017 è partito con il turbo per gli indici azionari statunitensi, che in queste prime 7 settimane di trading hanno continuano ad aggiornare i massimi di sempre quasi ogni settimana. A primeggiare su tutti è l’indice tecnologico Nasdaq, che mentre mancano appena due sedute alla conclusione di febbraio è in crescita di quasi 8 punti percentuali dall’inizio dell’anno. I titoli delle principali compagnie tecnologiche USA approfittano del rally partito a novembre a seguito delle elezioni statunitensi (rally che ha trascinato al rialzo diversi settori e anche molti paesi emergenti), ma a questo deve aggiungersi un periodo di grazia che sta caratterizzando queste aziende: trimestri che continuano ad essere positivi e prospettive per il futuro più immediato abbastanza rosee.

Il sogno americano continua a vivere nella tecnologia

Nonostante l’amministrazione Trump non stia lanciando segnali rassicuranti sulle prospettive del paese, compagnie come Apple, Microsoft, Facebook, Alphabet, Amazon, Tesla, continuano a essere il centro di sviluppo del nostro futuro e probabilmente rimarranno tali ancora per diverso tempo: in Europa - con l’esclusione dell’hub londinese - non sembrano ancora esserci le condizioni per promuovere e sostenere compagnie tech in grado di rivaleggiare con le controparti americane, e in paesi emergenti come la Cina ci vorrà ancora qualche anno prima di raggiungere quei livelli di maturità in cui queste realtà possono nascere, crescere e diventare forti.

Le tecnologie sono una parte sempre più importante della nostra vita quotidiana e anche le compagnie di altri settori sono fortemente incoraggiate a interfacciarsi e integrarsi con l’industria hi-tech per rimanere competitive sul mercato. Il settore auto e quello energetico, tanto per citare due tra quelle più rilevanti in questa fase, sono industrie che stanno subendo un riassestamento strutturale importante dovuto proprio all’avanzamento tecnologico: le tecnologie stanno rivoluzionando il modo di concepire la vetture e il modo con cui gli automobilisti si interfacciano con esse e probabilmente nei prossimi anni assisteremo a cambiamenti radicali dei sistemi di mobilità; il settore energetico continua a spingersi grazie alla tecnologia verso la ricerca di sistemi di alimentazione alternativa alle tradizionali energie fossili. Tecnologia, settore auto e energetico rappresentano un sistema integrato in cui in questo momento l’industria hi-tech ne rappresenta il cuore pulsante.

Il sentiment positivo che ruota intorno a queste compagnie va a sommarsi all’euforia scaturita dalle promesse di tagli fiscali annunciate da Trump e dai segnali positivi arrivati dall’economia statunitense (confermati anche dalla Fed nel corso dell’ultima riunione del 2016). Questo spiega quindi la maggiore performance del Nasdaq rispetto allo S&P 500 in questo inizio di anno.

Il rialzo quanto potrà durare?  

Invocare dei ribassi solo perché gli indici sono sui massimi storici portano spesso e volentieri a conclusioni profondamente sbagliate, così come è sbagliato cercare di tradare contro il trend principale o cercare di anticipare il prossimo.

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Nella seduta del 24 febbraio si è registrato un calo importante, ma nulla al momento che possa far pensare ad una correzione significativa. L’indice Nasdaq dovrebbe rompere prima la trendline rialzista riportata sul grafico giornaliero (linea blu scuro del primo grafico qui sopra) per poter andare a effettuare il throwback sui 4850 punti.

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Altra cosa interessante la possiamo notare sul grafico settimanale: qui abbiamo messo in evidenza il canale rialzista che si è formato dal 2009 (un rally abbastanza impressionante) e vediamo che l’indice è ormai in prossimità della trendline superiore. Da questo livello è lecito attendersi una correzione e solo l’uscita al ribasso da questo canale rialzista ci segnalerà un’inversione di tendenza di medio-lungo periodo.

Apple, Microsoft, Facebook, Amazon e Google sono dei giganti ma non sono invincibili

Al di là dell’incertezza da alta quota che caratterizza l’indice Nasdaq e i titoli delle compagnie citate (cosa puramente tecnica) bisogna comunque tenere in considerazione gli alti rischi che caratterizzano le aziende tecnologiche. Parliamo alla fine di un settore dove gli scenari cambiano radicalmente nel giro di pochi anni e dove anche grandi colossi rischiano di trovarsi spiazzati: pensiamo alla Microsoft, che ha perso molto terreno con l’ingresso degli smartphone e dei tablet e che è rimasta a guardare l’avanzata di Google senza riuscire a opporre resistenza, oppure alla Apple, che è riuscita a risollevarsi quando sembrava veramente spacciata. Anche la Tesla è apparsa da poco sul mercato, eppure ha già dimostrato di poter condizionare in modo molto sensibile la produzione del comparto auto e delle batterie (e quindi di quello energetico).

Volendo scendere un po’ più nello specifico (e volendo sintetizzare al massimo) abbiamo: una Apple che fatica a lanciare innovazioni di punta e i ricavi rimangono ancora troppo legati alle vendite degli iPhone; Alphabet è impegnata in una moltitudine di progetti, molti (forse troppi) dei quali inutili, e il prodotto di punta (il motore di ricerca Google) deve guardarsi dall’avanzata di Bing; la Microsoft rischia di pagare cara l’esclusione nell’universo mobile; la Tesla forse sta cercando di anticipare un futuro meno imminente di quello che pensa; Facebook (ma anche Google) rischia di subire pressioni da parte dei governi per via del suo coinvolgimento nelle fake news, oltre ad essere particolarmente esposta al settore della VR (che sta ancora faticando a trovare una collocazione sul mercato).

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Dal punto di vista tecnico abbiamo messo a confronto i titoli di Apple e Microsoft. Vediamo che Apple viene da un periodo un po’ più incerto, complice i dubbi sui piani per il futuro della compagnia, mentre il titolo della Microsoft ha un’impostazione tecnica più favorevole al rialzo. Attualmente il titolo della Apple è andato a testare i massimi dell’estate 2015: solo la rottura al rialzo di questo livello proietterebbe il titolo verso i 150 dollari per azione, in caso contrario è lecito attendersi un throwback sui 115 dollari per azione. Il titolo Microsoft, che ha ormai superato i suoi massimi storici intorno ai 58,72 dollari per azione, anche in caso di correzione dovrebbe invece riuscire a tenersi sopra i 60 dollari per azione e sembra proiettato per poter toccare quanto meno i 70-75 dollari per azione. Un quadro tecnico che conferma i nostri scenari riportato lo scorso anno per queste compagnie.

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Per i titoli di Amazon e Facebook valgono considerazioni simili a quelle di Apple. Il titolo Tesla ha testato i massimi di fine agosto 2014 senza riuscire a rompere, formando quindi un triplo massimo e confermando la lateralità del titolo: è molto possibile in questo caso un throwback sulla rottura sui massimi di luglio 2016 e quindi con un probabile target di 237 dollari per azione.

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