Ecco come la memoria incide sulla sazietà

di 09.01.2013 11:38 CET
Ecco come la memoria incide sulla sazietà
La Fondazione Umberto Veronesi pubblica uno studio inglese che dimostra la relazione tra memoria e sazietà Reuters

"La quantità di cibo percepita incide più di quella effettivamente consumata nel dichiararsi affamati", questa la comunicazione della Fondazione Umberto Veronesi, che ha pubblicato oggi uno studio inglese a dimostrazione della relazione tra fame e memoria.

A fine pasto, infatti, l'intervento di meccanismi del ricordo alterano il senso di sazietà: "la memoria di un lauto pasto fa sì che ci si senta sazi, mentre al contrario avere in mente un piatto scarso induce a dichiararsi affamati".

Il nesso emerge da uno studio condotto su un campione di 100 volontari, ai quali sono state somministrate diverse quantità di cibo: ad una metà, 300 ml, all'altra, 500 ml.

Durante il pranzo, utilizzando un sistema di pompe nascoste, è stato sottratto o aggiunto cibo ai volontari, facendo sì che, in ogni gruppo, 25 persone consumassero 300 ml e 25 500ml: sono stati creati quattro gruppi, ciascuno dei quali ha percepito o consumato quantità di cibo diverse.

A fine pasto, le dichiarazioni di sazietà dei volontari corrispondevano alla reale quantità di cibo ingerita. Tuttavia, a distanza di due ore, i processi della memoria hanno alterato il reale senso di sazietà dei volontari: gli studiosi hanno dichiarato che "i partecipanti che credevano di aver mangiato mezzo litro di zuppa dichiaravano di avere molta fame".L'esperimento è stato ripetuto nei giorni successivi, con identico risultato.

Il legame tra sazietà e memoria emerso può fornire contributi utili alla lotta all'obesità, grazie alla possibilità di "sfruttare queste scoperte per ridurre l'assunzione di calorie negli individui".

 

 

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