Egitto, scontri nella notte. Fratelli Musulmani: “Oltre 70 morti, l’esercito spara per uccidere”

  | 27.07.2013 7:53 CEST
Scontri nella notte al Cairo
Scontri nella notte al Cairo

Non accenna a diminuire la spirale di violenza in cui è precipitato l'Egitto in seguito al colpo di stato militare che ha portato alla deposizione, lo scorso tre luglio, del presidente Mohamed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani.

Nella notte sarebbero morte oltre 70 persone durante l'ennesima manifestazione pro-Morsi. Forze armate in assetto anti-sommossa sarebbero intervenute nel corso di un sit-in organizzato nei pressi della moschea di Rabaa al-Adawiya, nel nord-est del Cairo.  La polizia avrebbe prima lanciato lacrimogeni e avrebbe cominciato a sparare a vista d'uomo dopo il rifiuto dei dimostrati ad allontanarsi.

La denuncia arriva dal portavoce dei Fratelli Musulmani, Gehad el-Haddad: "Non sparano per ferire, sparano per uccidere. Le lesioni da proiettile sono alla testa e al torace. Nel fiume ci sono decine di corpi".

L'agenzia ufficiale egiziana, Mena, aveva parlato inizialmente di 30 morti. Inoltre, l'agenzia riporta l'arresto di 53 manifestanti in possesso di armi e bombe molotov.

Al Cairo, l'allerta è massima. L'escalation di violenza era nell'aria da diversi giorni: già da giovedì sono stati allestiti ospedali di fortuna e gli abitanti del Cairo hanno fatto scorte di cibo e di benzina.

Gli scontri tra chi sostiene Morsi e chi sostiene l'esercito non si fermano però solo alla capitale. Ad Alessandria d'Egitto sarebbero morte cinque persone, ma gli scontri sarebbero avvenuti almeno in altre quattro regioni del Paese.

Nel frattempo, Hamas, il movimento palestinese che controlla la striscia di Gaza, ha condannato la decisione del governo egiziano di porre sotto custodia cautelare l'ex presidente Mohamed Morsi per una sua presunta collaborazione con l'organizzazione palestinese.  

 

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