Elezioni francesi 2017, Marine Le Pen in visita in Ciad nel solco tracciato da Hollande

Le Pen
La candidata del Front National alle elezioni presidenziali francesi 2017, Marine Le Pen, durante un comizio a Metz. Francia, 18 marzo 2017. REUTERS/Vincent Kessler

Marine Le Pen, candidata all'Eliseo per il Front National alle prossime elezioni di Francia in programma tra il 23 aprile ed il 7 maggio, si è recata in visita in Africa centrale, in Ciad per la precisione, per un incontro con il contingente francese dell'Operazione Barkhane nel quartier generale di N'Djamena.

SEGUICI SU FACEBOOK 

A confermare la notizia ad AFP è stata la portavoce del Ministero della Difesa francese Valerie Lecasble, che ha spiegato che “tutti i candidati che ne facciano esplicita richiesta possono visitare il teatro delle operazioni militari": prima di lei infatti François Fillon, controverso candidato repubblicano alla Presidenza della Repubblica, ha visitato nel dicembre scorso le truppe francesi di stanza a Gao, in Mali, e Niamey, in Niger, che operano in Africa sempre nell'ambito dell'Operazione Barkhane, mentre Emmanuel Macron, il candidato liberale, in gennaio ha visitato la base aerea in Giordania dalla quale decollano i Rafale francesi per i raid contro lo Stato Islamico in territorio siriano.

In Francia in effetti, un Paese che vanta relazioni internazionali importanti, il diritto di veto in Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e un passato coloniale degno del Commonwealth britannico, non è inusuale fare campagna elettorale anche presso i contingenti all'estero: anche i militari votano e, nondimeno, l'eco che le operazioni militari francesi hanno in patria è quotidiano. Il popolo francese è tradizionalmente molto legato al proprio comparto militare e i militari all'estero in operazioni su ampia scala come la Barkhane (missione antiterrorismo attiva dal 1 agosto 2014 in Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger e nella quale sono impiegati circa 4.000 soldati) fanno notizia ogni giorno sui giornali francesi, dove l'attenzione per gli esteri e la sicurezza in Africa da parte dell'opinione pubblica è storicamente molto alta.

Tuttavia, per evitare speculazioni da parte della politica delle operazioni militari, i candidati che vogliono visitare i contingenti esteri devono impegnarsi a non pubblicizzare la loro visita: la visita della candidata Le Pen sarà quindi senza il solito codazzo di giornalisti al seguito ma è possibile che la stessa tenga una conferenza stampa di ritorno in Francia. La visita di Fillon a Niamey, per questo motivo, fu salutata da polemiche asprissime: il candidato repubblicano si fece fotografare mentre scendeva dalla scaletta di un Mirage francese e la foto finì su Paris Match con alcune sue dichiarazioni sulla liberazione di “gran parte del Sahel” dall'estremismo islamista per mano francese. Cosa che, tra l'altro, è totalmente falsa.

Perché Marine Le Pen visita il contingente in Ciad?

In totale le truppe francesi impiegate al di fuori del suolo patrio sono 19.465, di cui 9.335 in Africa: in Ciad, dove sarà in visita Marine Le Pen, ci sono oltre 1.200 militari. “Nel primo anno aumenterò il bilancio della difesa destinandogli fino al 2 per cento del Pil, con l'obiettivo di arrivare al 3 per cento entro cinque anni” è quanto promesso da Marine Le Pen ai suoi elettori se le permetteranno di trasferirsi all'Eliseo i primi di maggio. In queste parole c'è una parte delle ragioni che spingono la candidata del Front National al suo viaggio africano in territorio ciadiano.

Un'altra parte è legata ad un tema molto caro alla famiglia Le Pen e a tutto il Front National: l'immigrazione. Lunedì 20 marzo si è tenuto il dibattito televisivo tra i candidati all'Eliseo e Le Pen ha ricordato con forza le sue intenzioni di “porre fine al fenomeno dell'immigrazione”: uno slogan trito e ritrito e che bisognerà vedere come sarà, se mai lo sarà, coniugato dalla stessa Le Pen. Qualche settimana fa, ricorda Quartz, ha pronunciato un discorso sulla politica estera che vorrebbe realizzare per la Francia nel quale ha affermato di voler creare “un nuovo rapporto con l'Africa basato sulla sincerità, il rispetto e la cooperazione reciproca” all'interno di una politica di “non interferenza, che non significa indifferenza”: il che si tradurrà con aiuti allo sviluppo e, sopratutto, con la garanzia di mantenere una presenza militare massiccia in paesi come il Camerun o proprio come il Ciad.

L'approccio generico è sempre un po' coloniale, ma questa sembra essere una caratteristica comune di tutto lo scibile politico d'oltralpe: Fillon dichiarò, nell'agosto scorso, che è ingiusto che la Francia sia accusata di voler condividere e diffondere la sua cultura tra i popoli dell'Africa, intendendo in tal senso con un desiderio di ingerenza maggiore, sopratutto del soft-power di Parigi nei confronti delle ex-colonie. E la posizione dei lepenisti non è poi molto diversa: per la destra francese è impensabile pensare ad un disimpegno francese in Africa, cosa invece auspicabile per il liberale Macron che ha descritto la colonizzazione francese dell'Algeria come un “crimine contro l'umanità”.

C'è inoltre una terza parte di ragioni che hanno portato Le Pen in Ciad, le stesse che hanno spinto François Hollande a firmare una lettera d'intenti con il suo omologo nigeriano Muhammadu Buhari per la lotta contro Boko Haram: il contingente francese in Ciad opera proprio in contrapposizione al gruppo islamista nigeriano, che attorno al lago Ciad ha la propria roccaforte vista l'importanza sempre più determinante di avere il controllo delle fonti idriche. Insomma, in materia di prevenzione agli attentati le proposte lepeniste non sono poi molto dissimili da quelle sin qui adottate dai socialisti e da Hollande: il solco tracciato è lo stesso nel quale sembra volersi infilare Marine Le Pen, il che può essere un bene nell'ottica di continuità ma anche un male, nell'ottica che dall'inizio dell'Operazione Barkhane ad oggi la situazione è tutt'altro che migliorata. Anzi, il governo del Mali e quello del Niger chiedono a gran voce, rivolgendosi a Parigi, più uomini, più mezzi, più armi e più soldi per fronteggiare gli islamisti, oggi federatisi tutti sotto il cappello di Al-Qaeda, almeno per quanto riguarda la zona del Sahel.

Al netto di tutto gli interessi economici francesi in Africa vanno di pari passo con il supporto militare e con la suddetta francesizzazione dell'Africa: sono sempre di più gli africani che parlano francese, anche in territori storicamente anglofoni come il nord della Nigeria, ma la quota di mercato africano della Francia è diminuita in termini commerciali a vantaggio sopratutto di Cina e India. Una quota che comunque resta nelle mani di pochi fortunati: nel 2016 l'80 per cento del fatturato dell'economia franco-africana, circa 60 miliardi di euro, è stato suddiviso tra appena 150 aziende, tutte parte del Consiglio Francese per gli Investimenti in Africa. Questo dato riporta a galla il tema tanto caro alla famiglia Le Pen: l'immigrazione. Con uno sfruttamento delle risorse così intensivo e una distribuzione degli utili così ridotta è impensabile per la Francia disimpegnarsi in termini di accoglienza e tutela dei diritti umani dei migranti a favore di un ritorno ad un'economia “gagnant-gagnant”. Eppure, stando sia a ciò che dice che a ciò che fa, sembra proprio la direzione che vuole intraprendere Marine Le Pen.