Elezioni Francia 2017, breve guida al ballottaggio tra Macron e Le Pen

Le Pen Macron
Marine Le Pen (sinistra) e Emmanuel Macron REUTERS

Domenica 7 maggio si terrà il secondo turno delle elezioni presidenziali francesi. Chi, tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen riuscirà a vincere , ottenendo il maggior numero di voti al ballottaggio, succederà a Francois Hollande sulla poltrona dell’Eliseo.

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È dunque arrivato il momento che l’intera Europa attende da mesi tra ansia e speranza. Le elezioni transalpine hanno infatti assunto un’importanza che travalica i confini francesi, divenendo un voto pro o contro l’Unione Europea. La possibile vittoria di Marine Le Pen verrà interpretata come la più pesante sconfitta che il vecchio continente possa subire. Al contrario, se a prevalere sarà Emmanuel Macron l’Ue verrà considerata salva almeno per qualche mese, fino a quando l’attenzione degli europei non si concentrerà su un’altra tornata elettorale fondamentale, quella che si terrà in Germania il prossimo settembre per eleggere la nuova o il nuovo cancelliera/e.

Elezioni Francia: dal primo al secondo turno

Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi si è tenuto domenica 23 aprile. Come ampiamente previsto dai sondaggi, che grazie al caso francese sono riusciti a rivalutare un po’ il loro ruolo, indovinando nomi e percentuali, al ballottaggio andranno il leader di En Marche, Emmanuel Macron e la numero uno del Front National , Marine Le Pen.

Questi, nel dettaglio, i risultati:

  • Emmanuel Macron, 24,1%
  • Marine Le Pen, 21,3%
  • François Fillon, 20,01%
  • Jean-Luc Mélenchon, 19,58%
  • Benoît Hamon, 6,36%

Elezioni Francia: i candidati al ballottaggio

Hanno avuto accesso al ballottaggio i due candidati più votati. Il che ha significato una vera e propria ecatombe per i partiti tradizionali, con il candidato del Partito Socialista, attualmente rappresentato da François al quinto posto con quasi 8 milioni di voti in meno rispetto alle elezioni del 2012 e con il rappresentante dei Repubblicani, François Fillon fuori dal ballottaggio a causa dei numerosi scandali giudiziari che hanno contraddistinto la sua campagna elettorale.

Al secondo turno arriva invece Marine Le Pen, candidata dell’estrema destra euroscettica (ha già promesso la cosiddetta Frexit), figlia ed erede di quel Jean-Marie Le Pen che nel 2002 provo a conquistare l’Eliseo a suon di razzismo e xenofobia. A vedersela con la leader del Front National ci sarà Emmanuel Macron, ex ministro dell’economia del presidente Hollande, ex banchiere (sua più grande pecca per i detrattori), fondatore del partito indipendente e centrista, En Marche.

Ballottaggio Francia 2017: perché queste elezioni sono così importanti

Il Presidente della repubblica francese è la più alta carica dello Stato e mai come questa volta, la persona che potrebbe avere in mano il destino l’Unione Europea.

Dopo la Brexit, dopo la vittoria di Trump, ma anche dopo il sospiro di sollievo tirato in Olanda con la sconfitta di Geert Wilders è la Francia ad essere diventata diventata da una parte il simbolo della lotta contro il deflagrare del populismo continentale, dall’altro il banco di prova per testare la tenuta dell’Unione, almeno fino a quando il voto tedesco, previsto per il prossimo autunno, non diverrà l’argomento di conversazione preferito dei politologi di tutto il mondo.

È proprio in Francia che vive ed aspira alla presidenza Marine Le Pen, l’esponente più temuta ma anche più in vista del populismo di estrema destra d’Europa. La sua vittoria è lo scenario che spaventa maggiormente gli europeisti. Il trionfo della leader del Front National, in base alle promesse da lei fatte nel corso degli ultimi anni, potrebbe infatti mettere una pietra tombale sull’UE e sull’assetto politico-istituzionale che ha caratterizzato gli ultimi decenni.

Mai come quest’anno dunque, l’elezione del Presidente della Repubblica francese viene osservata con interesse e allarme da una parte all’altra del globo.

Ballottaggio Francia 2017: i poteri del Presidente della Repubblica

La Francia è una repubblica semipresidenziale, il che significa che il potere esecutivo (che in Italia è detenuto dal Governo) è condiviso tra il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro. Solo che mentre il primo viene eletto dal popolo con suffragio universale diretto, il secondo viene nominato dal numero uno dell’Eliseo in rappresentanza della maggioranza parlamentare, non ha bisogno della fiducia iniziale dell'Assemblea, ma può essere sfiduciato successivamente.

Il Capo dello Stato ha ampi poteri: può sciogliere l'Assemblea Nazionale (una delle due Camere che, insieme al Senato, compone il Parlamento),è il capo delle forze armate, la più alta carica della magistratura, la più alta autorità della Legione d'onore e il co-principe di Andorra. Per intenderci: ha meno “forza” del Presidente USA, ma molta di più del Presidente italiano.

Il prossimo Presidente sarà il 25esimo della storia della Francia e l’ottavo  della Quinta repubblica (iniziata nel 1959 con Charles de Gaulle).

Ballottaggio Francia 2017: come si vota

A livello tecnico il sistema francese è un maggioritario uninominale a doppio turno che si applica non solo alle presidenziali, ma anche alle legislative (che si terranno a metà giugno), alle regionali e alle locali. Parigi utilizza questo meccanismo dal 1958 anche se fu Charles De Gaulle, nel ‘62, ad estenderlo alle presidenziali.

Pochi sanno però che il ballottaggio non è obbligatorio. In teoria, se uno dei candidati avesse ottenuto la maggioranza assoluta dei voti  (50% più uno) al primo turno, il secondo turno non si sarebbe tenuto e la Francia avrebbe un nuovo Presidente della Repubblica già dallo scorso 23 aprile. Fino ad oggi però non è mai accaduto. Il 7 maggio si sfideranno dunque i due candidati che avranno ottenuto il maggior numero di consensi al primo turno.

Il doppio turno è stato creato per favorire la governabilità dopo il caos che ha contraddistinto la Quarta Repubblica, segnata dal dominio dei partitini e da una fortissima ingovernabilità.

Gli elettori che al primo turno hanno votato per un candidato, al secondo possono votarne un altro, scegliendo il “meno peggio” tra i candidati rimasti. Nonostante, secondo i suoi detrattori, questo meccanismo non rispecchi la reale volontà politica dei cittadini, nei fatti ha garantito alla Francia una stabilità politica cinquantennale.

Elezioni Francia 2017: a giugno si vota per il Parlamento

Dal 2002 il mandato presidenziale dura cinque anni (prima erano 7) allo scopo di farlo coincidere con quello dell’Assemblea Nazionale, che infatti verrà rinnovata a giugno.

Se la maggioranza parlamentare coinciderà con il risultato delle presidenziali, l’Inquilino dell’Eliseo avrà la possibilità di esercitare fino in fondo tutti i suoi poteri. In caso contrario, vale a dire se le legislative produrranno una maggioranza con un orientamento politico diverso rispetto a quello del presidente i suoi poteri sarebbero limitati e si produrrebbe quella che viene chiamata “coabitazione”.

Ballottaggio Francia 2017: quando si vota

Si vota in un solo giorno, domenica 7 maggio. Le urne rimarranno aperte dalle ore 8.00 alle ore 19.00, esattamente come stabilito per il primo turno. I seggi elettorali in alcuni distretti o città potranno cominciare o finire prima o dopo, a condizione che la votazione sia chiusa al massimo alle 20.00. L’orario varrà anche per i centri più piccoli, dove nel passato i seggi si chiudevano alle 18.00, allo scopo di evitare di avere in anticipo dei risultati che potrebbero condizionare gli ultimi voti.

Ricordiamo che sono ammessi al voto anche gli elettori dei dipartimenti d’oltremare, come Polinesia francese, Guadalupa, Martinica, Guyana, Saint Pierre e Miquelon, Saint-Barthélemy e San Martin. In questi territori sabato 6 maggio.

Ballottaggio Francia 2017: i sondaggi e l’affluenza

Il confronto tv tenutosi mercoledì 3 maggio e trasmesso Tf1 e France 2 ha lasciato molto a desiderare. Continui litigi, frecciate infantili, interruzioni e una confusione generale non hanno permesso a nessuno dei due di spiegare quali siano i punti forti dei rispettivi programmi.

Nonostante ciò, secondo un sondaggio effettuato da Elabe, a risultare più convincente è stato Macron, con il 63% dei consensi a fronte del 34% conquistato da Le Pen. 

La rilevazione effettuata da da Cevipof, il centro studi e ricerche di Sciences Po (per Ipsos), vede Emmanuel Macron in testa con il 59% delle intenzioni di voto, mentre Marine Le Pen si assestava al 41%, 5 punti in più della settimana precedente. Un distacco che in teoria dovrebbe far dormire sonni tranquilli al candidato di En Marche se non fosse che, a frapporsi tra lui e l’Eliseo potrebbe esserci l’astensionismo. Attualmente infatti, la percentuale degli indecisi si assesta al 18%. Due elettori su 10 non hanno ancora deciso chi votare.

Una cifra abnorme che potrebbe influenzare il risultato delle elezioni favorendo soprattutto Marine Le Pen.

Per spiegarvi il motivo utilizziamo dei dati. Secondo l’istituto Ifop su 100 elettori che tifano Macron solo 68 sarebbero certi del proprio voto, 83 su 100 sono sicuri che la loro scelta ricadrà sulla leader del FN.

Dall’indagine emerge dunque che i potenziali elettori dei candidati della destra francese sarebbero più sicuri, motivati e convinti di andare alle urne. Chi invece dice di avere simpatia per il leader di En Marche! potrebbe tirarsi indietro all’ultimo minuto. Incrociando questi risultati con quelli relativi all’affluenza si capisce dunque che più bassa sarà la partecipazione al voto più possibilità di vincere avrà Le Pen.

Con alta affluenza, il candidato centrista potrebbe prevalere sfruttando la solita “chiamata” alle armi per evitare la deflagrazione estremista della Francia (non a caso Fillon e Hamon hanno già invitato i propri elettori a votare per lui, mentre nella consultazione interna indetta Jean-Luc Melenchon, la sinistra radicale di 'France Insoumise' si è pronunciata per due terzi in favore dell'astensione o della scheda bianca).  È già successo nel 2002 al secondo turno delle presidenziali tra Jacques Chirac e Jean Marie Le Pen e alle elezioni regionali del 2015.

Se però l’affluenza fosse più bassa, a favore di Le Pen ci sarebbe il maggior radicamento dei suoi elettori. Il fisico francese Serge Galam ha creato un vero e proprio modello scientifico che esemplifica quanto appena detto. In base ai suoi calcoli, se i sondaggi prevedono la sconfitta di Le Pen al ballottaggio 41 a 59%, cioè le percentuali indicate da Cevipof, Le Pen potrebbe comunque vincere se il tasso di affluenza dei suoi elettori fosse pari al 90% e quello del suo rivale si fermasse al 70%, con un’affluenza totale pari al 79%.

Lo stesso scenario potrebbe realizzarsi anche con differenti percentuali: se le percentuali previste per il secondo turno fossero pari al 45% per Le Pen e al 55% per l’altro,  la numero uno del FN potrebbe vincere se l’affluenza dei suoi elettori fosse pari all’85%, quella del rivale al 70%, quella generale al 77% e via dicendo.

Parlando in parole povere, secondo lo scienziato, Le Pen potrebbe trarre beneficio dal fatto che molte delle persone che hanno inciso sui sondaggi dichiarando di voler votare per Macron potrebbero poi, in realtà, non recarsi alle urne.