Elezioni in Francia: altro che Frexit, il rischio per l'economia europea è l'Italia

Francia Macron
Emmanuel Macron REUTERS/Stephane Mahe

Altro che Frexit, i rischi per l’economia europea sono legati a ben altro. Mentre si continua a parlare di elezioni francesi in vista del ballottaggio del 7 maggio, c’è già chi guarda altrove. In una nota diffusa lunedì 24 aprile Deutsche Bank è convinta che sia già ora di archiviare il rischio-Francia per guardare altrove: verso l’Italia. 

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Secondo il colosso bancario l’Italia rischia di essere il prossimo Paese a far tremare i polsi all’Europa. L’avanzata del Movimento 5 Stelle, anti-europeista e anti-euro a giorni alterni e con le idee molto confuse, spaventa già i mercati anche se le elezioni non sono proprio all’orizzonte.

Ma al rischio politico se ne possono aggiungere anche altri di natura prettamente economica: in primis la chiusura dei rubinetti della BCE e, di conseguenza, il timore che il Tesoro perda totalmente il controllo del debito pubblico italiano. Altro tema scottante per l’economia europea viene da lontano: il protezionismo invocato dal nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, se applicato, non potrà che danneggiare i Paesi che più esportano prodotti negli USA, tra questi l’Italia.

Infine, altro tema che riguarda l’economia europea, ma in modo particolare l’Italia: la crisi del comparto bancario. La situazione di MPS che attende ormai da mesi il via libera per la ricapitalizzazione precauzionale denota la drammatica crisi del settore italiano, ma anche la cattiva gestione delle crisi a livello europeo: BCE e Commissione europea brancolano nel buio alla ricerca di una via d’uscita.

Le elezioni francesi che hanno tenuto banco negli ultimi giorni, dopo il risultato di domenica 23 e l’apertura, all’indomani, in forte rialzo delle borse europee spingono ad archiviare i timori sulla Francia e a guardare in un’altra direzione, al di qua delle Alpi.

Disinnescato il rischio Frexit


Secondo sondaggisti e analisti (se ci vogliamo fidare) ormai è fatta: il rischio di vedere Marine Le Pen, la più antieuropeista dei candidati francesi, andare all’Eliseo è svanito. Il 7 maggio ci sarà il ballottaggio: Emmanuel Macron e Marine Le Pen si sfideranno al secondo turno delle presidenziali, ma il risultato sembra scontato. Non solo perché Macron ha ottenuto al primo turno il risultato migliore, ma soprattutto perché i due candidati sconfitti, François Fillon e Benoît Hamon, hanno indirizzato i propri elettori proprio sull’ex ministro dell’Economia.

Anche i mercati finanziari, aprendo in rialzo lunedì 24, sembrano aver già festeggiato il pericolo scampato. I listini brindano, l’euro vola e lo spread con la Germania si fa schiaccia al ribasso. "In generale, data la vicinanza dei risultati del primo turno ai sondaggi di opinione pre-elettorali per i quali Le Pen avrebbe sempre perso di fronte a Macron al secondo turno, il mercato – secondo Deutsche Bank - dovrebbe sentirsi relativamente a suo agio con il rischio per il secondo turno del 7 maggio. Il mercato può permettersi di iniziare a guardare oltre la Francia".

Oltre alla Francia c’è l’Italia


Secondo il colosso finanziario il prossimo rischio per la stabilità dell’Europa è l’Italia. In particolare a preoccupare Bruxelles è l’avanzata robusta, almeno quanto scomposta, dei partiti euroscettici, Movimento 5 Stelle in prima fila, seguito a lunga distanza dalla Lega Nord.

Il prossimo rischio politico per l’Europa sono le elezioni in Italia che saranno osservate con apprensione da Bruxelles e dai mercati. La vittoria schiacciante del no al referendum del dicembre scorso è stata interpretata come una rivolta populista degli italiani che ha acceso i riflettori sul futuro politico del Paese. Al più tardi tra un anno l’Italia andrà alle urne e quella data sarà segnata sul calendario europeo come una giornata nera, in cui potrebbe consumarsi un’altra rottura nell’area euro.

BCE: il rischio più grande


Scenari politici a parte, il rischio più grande per l’economia dell’Europa è legato alla fine del Quantitative easing della BCE che, ad oggi, ha scadenza dicembre 2017. Il tapering, cioè il ritorno alla normalità della politica monetaria europea non è dietro l’angolo, ma la BCE sta per interrompere il QE, cioè l’acquisto di 60 miliardi di titoli di Stato al mese.

Ciò significa, in breve, che i Paesi dovranno presentarsi credibili all’appuntamento perché dovranno convincere altri investitori a sostituirsi alla BCE nell’acquisto dei titoli di Stato. I Paesi più indietro sulle riforme e con più alto debito, come l’Italia saranno messi sotto osservazione dai mercati e si tornerà a pesare il rischio Paese per quello che è, senza più il paracadute di Mario Draghi. In questo contesto i tassi torneranno a salire e per l’Italia finanziarsi sul mercato sarà tornerà ad essere costoso.

Trump e la politica dei muri


Un’altra preoccupazione per l’economia europea arriva dall’altra parte dell’Atlantico. Gli annunci di protezionismo lanciati dal nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno mandato in subbuglio le aziende europee che hanno nel mercato a stelle e strisce un bacino prezioso di clienti. La politica dei dazi e dei muri rischia di danneggiare soprattutto i Paesi che hanno un’economia trainata dall’export. L’Italia, per esempio, è un Paese trasformatore cioè importa grandi quantità di materie prime e poi esporta prodotti finiti.

Nel 2016 l’Italia ha importato dagli USA per un valore di 16,7 miliardi di dollari, ma ha esportato merci per 45,2 miliardi con un saldo positivo di oltre 28 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti sono il terzo mercato di esportazione per l’Italia e tra i Paesi dell’UE, l’Italia si conferma il quarto fornitore del mercato americano, dopo Germania, Regno Unito e Francia. Per questi Paesi quindi, una politica di dazi sulle merci esportate verso gli USA, sarebbe un duro colpo da incassare.

Il sistema bancario


Occhi puntati, infine, anche sul sistema bancario europeo. Con l’entrata in vigore della direttiva europea che vieta i salvataggi pubblici delle banche in difficoltà il risiko del comparto si è fatto più complicato. Negli anni della crisi il sistema bancario ha sofferto più di altri accumulando crediti deteriorati che lo stanno portando a fondo, ma la politica ha ora le mani legate. E così si moltiplicano esempi di salvataggi maldestri come quello su banca Marche, Etruria, Carichieti e Cariferrara. Banca MPS sta aspettando da mesi l’ok alla ricapitalizzazione precauzionale da parte del Governo, ma BCE e Commissione europea non hanno ancora trovato la quadra sull’intervento pubblico e sul coinvolgimento di azionisti e obbligazionisti.

Restano in ballo anche il salvataggio di Veneto banca e della Popolare di Vicenza per le quali non è ancora chiaro se sia percorribile la strada della ricapitalizzazione precauzionale. In generale il comparto bancario sta vivendo una fase di profonda trasformazione e di sofferenza, a cui la classe dirigente nazionale e le istituzioni internazionali non sta dando le risposte chiare e urgenti che sarebbero necessarie.