Elezioni Francia: Fillon rimane candidato alla presidenza, ma la sfida ormai è tra Macron e Le Pen

Fillon
Francois Fillon REUTERS/Charles Platiau

A questo punto sarebbe opportuno eliminare l’inutile primo turno del 23 aprile delle elezioni presidenziali francesi e andare direttamente al ballottaggio del 7 maggio. Nonostante manchino ancora quasi due mesi e la campagna elettorale sia solo all’inizio, è ormai chiaro che a giocarsi la scintillante poltrona dell’Eliseo saranno l’enfant prodige Emmanuel Macron e la “temeraria” Marine Le Pen. Immaginare un altro scenario sembra impossibile. Con Benoit Hamon fuori dai giochi già prima di di cominciare la partita, con una sinistra allo sbando da anni e con il candidato dei Repubblicani, Francois Fillon, letteralmente abbattuto da un caso giudiziario enorme e ancora lontano da una risoluzione, in campo rimangono solo ed esclusivamente due nomi. E non può sfuggire che nessuno dei due appartenga ad uno dei due partiti che guidano la Francia da decenni , Parti Socialiste (PS) da un lato e Les Republicains dall’altro: la tradizione è fuori, eliminata dalla corsa a causa di errori macroscopici e di inchieste giudiziarie che ben palesano quale sia il livello del dibattito politico d’Oltralpe.

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Francois Fillon stamattina ha disertato la tradizionale visita al Salone dell'Agricoltura e ha convocato una conferenza stampa nel quale si è definito vittima di un assassinio politico da parte dei giudici, confermando la propria candidatura alla presidenza, nonostante numerose voci parlassero di ritiro.

A prescindere dalle parole pronunciate oggi dal candidato gollista e dagli sviluppi dell’inchiesta sul Penelope gate, riguardante gli impieghi fittizi della moglie Penelope e di due dei suoi figli (il politico repubblicano è stato convocato dai giudici istruttori), la sua sorte sembra ormai segnata. È chiaro da giorni che i francesi hanno deciso di cambiare radicalmente l’assetto politico del Paese. Ciò che occorrerà capire adesso è verso quale fronte: la scelta è tra l’estremismo populista del Front National, la cui vittoria è considerata il primo, tangibile, rischio per la sopravvivenza dell’Europa dopo il caos Brexit, e la stabile novità rappresentata da Macron. Secondo i sondaggi (che vanno presi con le pinze non solo per gli errori cui siamo ormai abituati, ma anche perché al primo turno delle Presidentielle 2017 mancano ancora 54 giorni) sarà un testa a testa. In base alla rilevazione pubblicata il 25 febbraio dal quotidiano Le Figaro e realizzata da Kantar Sofres Onepoint, in vista del 23 aprile Le Pen rimane la favorita nelle intenzioni di voto con un consenso del 27% nonostante nemmeno lei sia esente da problemi giudiziari che potrebbero frapporsi tra il Front National e l’Eliseo. Anche per lei, tra l’altro, si tratta di impieghi fittizi dati ai suoi assistenti parlamentari a Strasburgo.

L’ex banchiere ed ex ministro dell’Economia però la segue a ruota, guadagnando sempre più terreno (+4 punti percentuali rispetto a gennaio) e assestandosi al 25%. A favorirlo c’è anche l’alleanza con Francois Bayrou, leader del Movimento Democratico (MoDem) che la settimana scorsa ha deciso di rinunciare alla propria candidatura, impegnandosi a sostenere il numero uno del partito indipendente En Marche.

Dando per scontato il risultato del primo turno, sarà interessante vedere cosa accadrà al ballottaggio. E il rischio che a Marine le Pen spetti la stessa sorte del padre Jean-Marie non è da sottovalutare. 15 anni fa infatti il fondatore del Front National riuscì ad arrivare a sorpresa al ballottaggio contro Jacques Chirac, battendo il candidato socialista ed ex primo ministro Lionel Jospin. Tra il primo e il secondo turno si verificò una sorta di sollevazione popolare e gli elettori francesi di destra e di sinistra, “chiamati alle armi” dai partiti tradizionali, accorsero in massa alle urne per evitare l’avvento di una deflagrazione estremista che avrebbe radicalmente mutato il corso della storia francese ed europea. Una cosa simile è accaduta anche nel dicembre del 2015 alle elezioni regionali, quando per scongiurare la conquista di regioni strategiche da parte del FN, il partito socialista ha ritirato i suoi candidati in alcuni territori chiave (Picardia-Nord-Pas-de-Calais e  Provenza-Alpi-Costa Azzurra), chiedendo ai propri di votare per i Républicains.

Emmanuel Macron, centrista con radici a sinistra, potrebbe dunque riuscire a convogliare i voti dei gollisti e dei socialisti , presentandosi come l’unico uomo in grado di “salvare la Francia” dalle deriva estremista rappresentata da Le Pen.

E i socialisti in tutto ciò? In base ai sondaggi l’accesso al ballottaggio è un’utopia . Il candidato ufficiale del partito, Benoit Hamon, sarebbe fermo al 15% dei consensi, ben al di sotto dei suoi avversari. Da tenere in considerazione che quest’ultimo dovrà vedersela non solo con gli altri tre pretendenti “forti” alla poltrona dell’Eliseo, ma dovrà affrontare anche una sfida tutta a sinistra con Jean-Luc Melenchon che ha definitivamente messo a tacere qualsiasi ipotesi di accordo con il PS e che, secondo le ultime rilevazioni, potrebbe addirittura superare il 10% dei voti.