Elezioni Francia, Le Pen contro Macron: ecco come reagirebbero i mercati

Monete euro in fiamme
Una serie di monete dell'euro in fiamme in un'illustrazione fotografica mostrata a Vienne il 19 luglio 2011 REUTERS/Lisi Niesner

Aggiornamento del 29/04/2017: Nel corso della prima tornata elettorale sono emersi vincitori Emmauel Macron (con il 23,75% dei voti) e Marine Le Pen (con il 21,53%), rispettivamente leader dei partiti En Marche! e Front National. I due candidati si sfideranno al balottaggio del 7 maggio che decreterà il prossimo presidente della Francia. Le considerazioni fatte nella nostra analisi non cambiano di una virgola: la vittoria della Le Pen metterebbe sotto pressione la moneta unica, i titolo di stato francesi - e dei paesi periferici dell'area euro - e con molta probabilità anche il listino azionario. 

Le elezioni presidenziali francesi sono tra gli appuntamenti più attesi di questo 2017. L’esito di queste elezioni potrebbero dire molto sul futuro dell’Unione Europea, che attualmente è già alle prese con un divorzio con uno Stato importante quale è il Regno Unito.

I movimenti anti-euro, capeggiati perlopiù da partiti di ultra destra e estrema sinistra, sono riusciti negli anni a raccogliere sempre più consenso dagli elettori, riuscendo a sfruttare a proprio vantaggio la crisi economica che ha colpito la classe media e la cattiva gestione dei profughi e dell’immigrazione, divenendo uno dei fattori più instabili per il processo di integrazione dell’Unione.

Marine Le Pen con il suo Front Nationale è divenuta oggetto di ispirazione per tanti partiti anti-euro in tutta Europa, visto il successo che è riuscita a raggiungere in patria. Ad oggi la Le Pen rimane una delle favorite di queste elezioni francesi e la sua vittoria avrebbe conseguenze politiche ed economiche per la Francia e per il resto dell’Unione.

Cerchiamo in quest’occasione di capire come si potrebbero muovere i mercati in seguito al risultato elettorale, forti anche dell’esperienza del referendum della Brexit e delle elezioni statunitensi.

Cosa accadrebbe all’euro nei confronti delle altre valute

Abbiamo visto in occasione del referendum sulla Brexit quanta pressione abbia subito la sterlina inglese, che si è deprezzata nei confronti di tutte le principali valute in misura abbastanza drastica. È bene o male un movimento coerente nei confronti di un paese che sta finendo per chiudersi a riccio su sé stesso e che avrà difficoltà crescenti a esportare i propri prodotti mentre sarà costretta a importare in misura crescente beni e fattori produttivi.

Qualora il Fronte Nationale dovesse conquistare l’Eliseo possiamo attenderci una svalutazione importante dell’Euro nei confronti delle altre valute, dollaro statunitense in testa. Effetto simile, ma di minore entità, si avrebbe in caso di vittoria di Mélenchon, leader del Front de Gauche noto per la sua visione anti-europeista (e definito da molti populista) e che pare essere in continua ascesa nei sondaggi. Nel caso invece dovessero spuntarla candidati che hanno una visione più pia nei confronti dell’Unione l’effetto sarebbe contrario ma decisamente più contenuto, soprattutto nei confronti del dollaro americano. Allo stato attuale infatti le politiche monetarie di Stati Uniti e Unione Europea tendono a remare in direzioni per ora opposte: dovremmo quindi avere inizialmente un rafforzamento dell’euro contro il dollaro USA (e le altre valute), ma in seguito la moneta unica dovrebbe tornare gradualmente a deprezzarsi nei confronti del biglietto verde.

Euro-dollaro, giornaliero 21/04/2017 Il cambio euro-dollaro è compreso da ormai tre anni in un lungo e ampio canale laterale.  IBTimes Italia / XTB

A livello tecnico, e per dare qualche indicazione più precisa, vediamo sul grafico giornaliero come il cambio euro dollaro sia compreso in un lungo canale laterale, che ormai dura da circa tre anni. Quando accade questo vuol dire che i volumi si sono compressi all’interno di questi livelli, con il mercato che è riuscito a trovare un livello di equilibrio all’interno di questo canale. L’uscita da canali in cui si sono condensati la maggior parte dei volumi in un periodo così ampio è solitamente accompagnata da un movimento molto violento.

Euro-dollaro, grafico a 4 ore In caso di vittoria dei pro euro il cambio potrebbe spingersi non oltre 1,10, mentre se dovessero vincere i no-euro il cambio rischia di andare ben oltre la parità con il dollaro USA  IBTimes Italia / XTB

 La vittoria della Le Pen (o in generale degli anti-euro) dovrebbe sicuramente portare a testare nuovamente la parte bassa del canale, ma non è detto che l’evento da solo basti a determinarne la rottura. Se ad ogni modo il supporto dovesse essere sfondato l’euro si porterebbe ben oltre la parità contro il dollaro USA.

Cosa accadrebbe al mercato dei titoli di Stato

In caso di vittoria degli anti-europeisti possiamo attenderci delle forte pressioni sugli OAT (Obligations Assimilables du Trésor)  francesi, ovvero dei titoli di Stato della Francia, e lo spread nei confronti della prima economia dell’eurozona, ovvero la Germania, farebbe registrare dei picchi notevoli. Ci sarebbe insomma una sorta di fuga dalle obbligazioni della seconda economia dell’area a causa delle forti incertezze politiche e economiche che colpirebbero il paese.

Incertezze politiche e economiche che a quel punto coinvolgerebbero l’intera Unione, dal momento che l’obiettivo degli anti-europeisti è porre fine al processo di integrazione o quanti meno rivedere in maniera radicali tutti crismi. Aspettiamoci in tal senso una forte pressione anche sui mercati obbligazionari dei paesi periferici, tra cui, neanche a dirlo, figura anche l’Italia. Se l’Unione si rompesse paesi come il nostro si ritroverebbero privi degli ombrelloni messi a disposizione della Banca Centrale Europea e quindi verrebbero improvvisamente catapultati in mezzo al nubifragio. È ovvio quindi che in una situazione del genere ci sarebbe una vera e propria fuga degli investitori da questi paesi. Economie invece forti e che possiedono quindi una vitalità propria, come la Germania, non dovrebbe subire contraccolpi particolarmente violenti, e su di loro finirebbero anzi per concentrarsi le attenzioni di molti investitori, almeno nel breve periodo.

Cosa accadrebbe al mercato azionario

In questo caso lo scenario è decisamente più incerto. Alla vigilia del referendum sulla Brexit e delle elezioni statunitensi erano molti gli analisti che avevano dipinto un quadro catastrofico, che di seguito non solo non si è concretizzato ma che ha visto prendere una direzione decisamente opposta (sia la scelta della Brexit che la vittoria di Trump sono state accompagnate da rialzi molto sostenuti dei mercati azionari, contrariamente a quanto sostenuto da diverse voci).

Va detto comunque che un’eventuale vittoria degli anti-euro in Francia getterebbe ombre molto più cupe sui mercati: se si iniziasse a scontare la rottura delle istituzioni europee così come sono attualmente disegnate, paesi come l’Italia rischierebbero il default e questo sì che farebbe tremare i mercati finanziari. Ma non è detto che una vittoria della Le Pen si traduca in una caduta violenta e immediata del mercato azionario: come spesso accade inizialmente ci sarebbero vincitori e vinti tra le imprese quotate e la direzione degli indici deriverebbe dalla sommatoria dei titoli in questione.

In generale invitiamo a mantenere la massima cautela: nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una corsa da parte di investitori e fondi di investimento verso strumenti come oro e altri metalli preziosi per cercare di mettersi al riparo dall’incertezza. È sicuramente un segnale importante che ci fa capire quanto preoccupi il risultato di queste elezioni ai diversi soggetti che operano sui mercati finanziari.