Elezioni Francia: Macron sempre più avanti nei sondaggi, ma Marine Le Pen non ha ancora perso

Le Pen Francia
Marine Le Pen REUTERS/Christian Hartmann

Tira aria di tranquillità in Francia e in quel che è rimasto dell’Unione Europea dopo il disastro Brexit sulle elezioni presidenziali che si terranno il 23 aprile (primo turno) e il 7 maggio (ballottaggio). Rassicurati dai sondaggi, ma anche da ciò che è successo in Olanda, dove con la vittoria di Mark Rutte su Geert Wilders gli elettori hanno premiato la tradizione arginando l’ondata populista ed estremista (o almeno così è stato interpretato il risultato), politici, burocrati ma anche molti cittadini si comportano come se il centrista Emmanuel Macron avesse già vinto e fosse già seduto sulla poltrona dell’Eliseo attuando provvedimenti volti a salvaguardare la sopravvivenza dell’attuale assetto europeo che fino a un mese fa tutti davano per spacciato.

SEGUICI SU FACEBOOK  E SU TWITTER

Il problema è che non solo Macron al momento è e rimane un semplice candidato alla presidenza, alla pari degli altri dieci ancora in corsa, ma che Marine Le Pen, la donna che sta terrorizzando tutto il continente a causa delle sue politiche protezionistiche e anti-UE è tutt’altro che sconfitta.

Francia: gli ultimi sondaggi

Come da tradizione, più ci si avvicina al voto, più la febbre da sondaggi diventa alta. I risultati delle ultime rilevazioni effettuate negli ultimi giorni ci consegnano una sostanziale parità al primo turno tra Macron e Le Pen e una vittoria netta del candidato indipendente di En Marche! sulla leader del Front National al ballottaggio.

Elabe, per esempio, che ha svolto un sondaggio per BFMTV e L’Express, sostiene che l’ex ministro delle Finanze di Hollande sia riuscito a scavalcare la candidata estremista nelle intenzioni di voto al primo turno, con percentuali che si aggirano intorno al 25-26 percento. Secondo IPSOS invece la classifica sarebbe la seguente: Le Pen 25%, Macron 24%, Fillon 18%, Mélenchon 14%, Hamon 12%.

Per quanto riguarda il ballottaggio, Ipsos prevede una vittoria di Macron con il 62% contro il 38% di Le Pen, Elabe dà invece il primo per vincente con il 60% dei voti.

FRANCIA: NO, MARINE LE PEN NON HA ANCORA PERSO

Inutile dire che la storia più recente ha ampiamente dimostrato che i sondaggi possono sbagliare, telefonare a David Cameron e Hillary Clinton per conferma. Le attuali difficoltà della sinistra mondiale e dei partiti tradizionali più in generale sembrano aver disorientato pure i sondaggisti, ormai incapaci di cogliere la polarizzazione elettorale esistente tra centri urbani e periferie. I primi continuano a voler salvaguardare il mondo in cui sono cresciuti e da cui hanno tratto benefici nonostante la crisi, i secondi sono in piena rivolta e preferiscono tornare ad un passato che, seppur oscuro, a parer loro loro garantiva una maggiore equità sociale e soprattutto lavorativa. Sono stati gli Stati periferici ad eleggere Donald Trump negli USA, sono state le regioni della profonda Inghilterra a determinare la vittoria della Brexit, è stato il Sud Italia a bocciare con percentuali bulgare la riforma costituzionale italiana e a determinare la disfatta di Matteo Renzi e sono proprio questi voti quelli che sembrano sfuggire alle rilevazioni ufficiali rendendo più incerti i risultati elettorali.

Nemmeno la Francia può essere considerata esente da queste tendenze e nemmeno il risultato del ballottaggio transalpino può essere considerato “sicuro” nonostante in passato i francesi abbiano dimostrato per ben due volte (nelle presidenziali del 2002 e nelle regionali del 2015) di saper arginare il pericolo estremista andando a votare in massa per il candidato più rassicurante.

C’è poi un altro problema che in pochi tengono in considerazione e che invece potrebbe aiutare Marine Le Pen a conquistare la poltrona più ambita di Francia: l’astensionismo e più precisamente il modo in cui essa potrebbe incidere sui risultati dei singoli candidati.

In base a quanto dichiarato sulle pagine di Politico da Serge Galam, fisico francese noto per essere stato uno dei pochi ad aver predetto la vittoria di Trump negli Stati Uniti, l’astensionismo, che attualmente si aggirerebbe intorno al 30%, sarà decisivo soprattutto tenendo conto dei numerosi scandali che stanno dominando la campagna elettorale transalpina (che non riguardano solo Francois Fillon, ma anche Marine Le Pen).

Galam ha creato un vero e proprio modello scientifico grazie al quale prevedere i differenti scenari elettorali che potremmo trovarci di fronte. “Se i sondaggi prevedono la sconfitta di Le Pen al ballottaggio 41 a 59%, per esempio, Galam risponde che Le Pen potrebbe comunque vincere se il tasso di affluenza dei suoi elettori fosse pari al 90% e quello del suo rivale si fermasse al 70%, con un’affluenza totale pari al 79%”.

Lo stesso scenario potrebbe realizzarsi anche con differenti percentuali: se le percentuali previste per il secondo turno fossero pari al 45% per Le Pen e al 55% per l’altro (Fillon o Macron che sia), la numero uno del FN potrebbe vincere se l’affluenza dei suoi elettori fosse pari all’85%, quella del rivale al 70%, quella generale al 77% e via dicendo.

Parlando in parole povere, secondo lo scienziato, Le Pen potrebbe trarre beneficio dal fatto che molte delle persone che hanno inciso sui sondaggi dichiarando di voler votare per Macron potrebbero poi, in realtà, non recarsi alle urne.

Da tenere in considerazione inoltre che, mentre la leader del Front National può contare su una base fedele e “affezionata”, gli elettori di Macron e di Fillon sono può incostanti , pensano di voler votare per lui considerandolo il “meno peggio” e quindi possono ancora cambiare idea, nonostante in molti prevedano già il celeberrimo “soprassalto repubblicano” (socialisti e repubblicani uniti contro la minaccia estremista personificata da Marine Le Pen, come accaduto alle regionali del 2015 e alle presidenziali del 2002 tra Chirac e Le Pen padre).

In realtà ad ostacolare la tradizionale “chiamata alle armi elettorali” vista più volte in Francia potrebbero esserci parecchie incognite: gli scandali che stanno distruggendo la reputazione di Fillon, il profilo “eccessivamente socialista” di Macron che per molti è e rimane ancora l’erede naturale di Hollande, le difficoltà di una Francia caratterizzata da una segregazione sociale sempre più allarmante.

Insomma, nonostante i sondaggi, nonostante le elezioni olandesi, i giochi sono ancora aperti e piaccia o no, Marine Le Pen ha ancora parecchie chance di diventare il prossimo presidente della Repubblica francese.