Elezioni Olanda: Geert Wilders, ecco come il populista più pericoloso d'Europa si prepara a conquistare Amsterdam

Geert Wilders
Geert Wilders, leader del Freedom Party, formazione populista, euroscettica ed anti-immigrazione dell'Olanda Reuters

Geert Wilders è un personaggio ancora poco conosciuto in Italia eppure la sua storia politica è talmente tanto “terrificante” e interessante allo stesso tempo da meritarsi ben più di qualche articolo giornalistico. Mercoledì 15 marzo questa storia potrebbe toccare la sua acme nell’ambito delle elezioni politiche che si terranno nei Paesi Bassi.

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I cittadini saranno chiamati ad eleggere i 150 rappresentanti della Tweede Kamer, una delle due Camere del Parlamento (noto come Stati Generali), che a sua volta dovrà decidere il prossimo Governo. Nonostante ad oggi sembri improbabile, e non per motivi di scarso consenso, Wilders potrebbe diventare Primo Ministro , sconquassando la tradizione politica di Amsterdam e trasformando la Nazione dei mulini, dei tulipani, dei coffee shop e dei quartieri della prostituzione legalizzata come De Vallen e Zeedijk nella roccaforte del populismo di estrema destra del Continente europeo. Secondo molti politologi, anche se non riuscisse a conquistare il potere, nel corso dell’ultimo decennio la sua ascesa è stata talmente profonda e prepotente da aver già di per sé determinato una rivoluzione politica di portata storica, le cui caratteristiche, a ben guardare, anticipano ciò che è successo e sta succedendo nei principali Paesi Occidentali: ecatombe della sinistra tradizionale, trionfo del populismo e del personalismo politico, sfruttamento dei media e dei social network in chiave propagandistica, concentrazione del dibattito su tematiche sempre più estreme e divisive. Il protagonista assoluto della scena, l’uomo cui va il merito di tutto ciò, colui che per certi versi ha realizzato prima degli altri le strategie messe in atto solo successivamente da personaggi come Donald Trump , Marine Le Pen, Nigel Farage, Beppe Grillo è proprio lui, Geert Wilders, leader del Partito delle Libertà (VVD) che il 15 marzo sfiderà l’attuale Primo Ministro Mark Rutte per accaparrarsi la poltrona più ambita.

In Olanda è stato soprannominato “l’angelo biondo”, non certo per il suo temperamento mite ma per via della sua altezza e della sua tinta ossigenata che lo fa assomigliare più al frontman di una boyband degli anni ‘90 che ad un politico in attività da più di 20 anni. Le sue posizioni politiche possono essere riassunte in poche parole: estremista di destra, xenofobo ai limiti (valicati) dell’odio razziale e religioso con una particolare avversione nei confronti dell’Islam, euroscettico convinto.

In politica dal 1990, in Parlamento dal 1998, comincia la sua carriera su posizioni molto più equilibrate di quelle odierne. Il suo estremismo può essere descritto più come un percorso che come un modo di essere, un’evoluzione (o involuzione, dipende dalla prospettiva) che lo porta via via verso prese di posizione sempre più radicali. Di anno in anno l’asticella si alza, le tematiche si radicalizzano, i toni diventano più duri. Agli albori faceva parte del Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD), che altro non è che il partito liberal-centrista dell’attuale rivale Mark Rutte. A quei tempi il suo mentore è Frits Bolkenstein, uno dei primi rappresentanti olandesi a contestare il multiculturalismo e l’apertura all’immigrazione, che oggi definisce Wliders un “apprendista stregone”.

Lo cacciarono dal VVD nel 2004 proprio a causa delle sue dichiarazioni contro l’Islam cominciate nel 2002 in seguito alla sua nomina a portavoce del partito e ad una serie di omicidi che toccarono particolarmente l’opinione pubblica olandese. Fu in quel periodo che cominciò a farsi notare per notare per la sua avversione nei confronti dell’Islam.

Proprio nel 2004, continuando a definirsi moderato e liberale, fondò il Partito per la libertà (PVV), paragonandosi a un altro politico da noi più conosciuto, Silvio Berlusconi, e affermando di ispirarsi ai programmi di Margaret Thatcher.

Nel frattempo però, per via delle sue prese di posizione sempre più estreme nei confronti dei musulmani entra nel programma di protezione della polizia , vivendo per decenni sotto scorta. Proprio a causa di ciò, è costretto a centellinare le apparizioni pubbliche. Il luogo prescelto per lanciare le sue bordate diventa dunque internet. Ed è proprio in questo momento, secondo i politologi, che si verifica la svolta politica della sua carriera, che nasce quel personaggio che, sfruttando le enormi possibilità messe a disposizione dai social network comincia a costruire la sua ascesa politica. Twitter diventa la sede principale dei suoi comizi, del suo operato, del suo stesso partito (vi ricorda qualcuno?) che ancora oggi continua a non avere membri ufficiali (ma solo rappresentanti), né tesserati o tantomeno un radicamento territoriale. È l’uomo solo al comando di cui oggi si parla tanto, il deus ex machina di una forza politica che fra pochi giorni potrebbe conquistare un intero Paese. Chi vuole entrare a far parte del PVV deve accettare le sue scelte senza alcun dibattito democratico (e anche questa è una situazione che agli occhi degli italiani può essere familiare).

Nonostante continui a definirsi come un politico “nuovo”, anti-sistema, anti kasta, ben distinto dalla tradizione, a ben guardare il suo partito non è per nulla esente dal vecchio, tradizionale, vizietto degli scandali. Come racconta Politico: “Nel corso degli anni, il suo PVV ha affrontato qualsiasi tipo di guaio - si va dall’urinare nella cassetta postale di un vicino alla gestione di un’azienda attiva nel settore del porno. L’anno scorso, il portavoce di Wilders venne beccato mentre rubava quasi 200mila euro dalle casse del suo stesso partito per pagarsi la sua dipendenza da alcohol e cocaina”.

Ma cosa vuole fare questo politico tanto “sopra le righe”? In confronto al suo programma, quello di Matteo Salvini o di Marine Le Pen può essere definito “moderato”. Nei suoi piani c’è la revisione del modello di accoglienza dell’Olanda, la messa al bando del Corano definito come “un libro fascista che incita la violenza” e che quindi “ come per il Mein Kampf di Hitler, deve essere bandito”, il totale divieto di ingresso nei confronti dei cittadini provenienti da Paesi musulmani, la chiusura delle scuole religiose che si ispirano all’Islam e “ovviamente” delle moschee.

“Non odio i musulmani, odio l’Islam”, affermò nel 2008. Perché tutto questa acredine? Perché secondo lui la religione musulmana sarebbe incompatibile con i valori occidentali e l’unico modo che un islamico avrebbe per integrasi sarebbe quello di ignorare metà dei precetti del Corano, diventando un apostata. Da allora ad oggi, i toni non sono cambiati, tanto che, nel 2016 il suo radicalismo gli è costato una condanna per incitamento all’odio.

Ma Wilders non è solo anti-islamico è pure euroscettico. Sempre secondo lui l’Olanda deve uscire dall’Unione Europea, la cui capitale, Bruxelles, viene delicatamente definita come “la bestia”. Al suo posto dovrebbe nascere un’Europa diversa, meno burocratica, accentrata intorno al cosiddetto “Nord Bloc”, formato da Germania, Paesi scandinavi ed Olanda.

In base agli ultimi sondaggi, sebbene Mark Rutte stia recuperando, il PVV di Wilders sarebbe attualmente il candidato alla vittoria alle elezioni della prossima settimana. Nonostante ciò le possibilità che diventi primo ministro sembrano essere scarse dato che nessuno dei principali partiti intende allearsi con lui , dandogli in mano il Governo. Nel caso in cui i sondaggi e le intenzioni fossero confermate, andrebbe dunque all’opposizione. Ma la differenza potrebbe essere solo formale. Perché a prescindere da tutto, sarà lui a guidare il dibattito politico olandese. Chi avrà tecnicamente il potere, non potrà fare a meno di rincorrerlo, copiarlo e cercare di salvare il salvabile. Eccolo il volto peggiore del populismo.