Elezioni Olanda: lo scontro è tra populismo e tradizione, la guida completa al voto del 15 marzo

Geert Wilders
Geert Wilders, leader del Freedom Party, formazione populista, euroscettica ed anti-immigrazione dell'Olanda Reuters

È arrivato il giorno delle tanto attese elezioni parlamentari olandesi . Mai come quest’anno il voto nei Paesi Bassi ha attirato l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica internazionale. L’Olanda è un Paese con 13 milioni di elettori (16 milioni di abitanti), stabile, senza i tradizionali problemi finanziari che attanagliano le Nazioni del Sud Europa e con un prodotto interno lordo di circa 700 miliardi di euro. Troppo piccolo per far rumore insomma, almeno nel passato. Oggi la storia racconta qualcosa di sostanzialmente diverso. E il merito è tutto di Geert Wilders, numero uno del Partito della Libertà (PVV) , diventato il simbolo di tutto ciò che non va, di tutto ciò che fa più paura del populismo europeo.

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È il deus ex machina del suo partito, è xenofobo, nazionalista, euroscettico con un programma basato sull’odio religioso (la messa al bando dell’Islam e la chiusura di tutte le moschee) e sulla cosiddetta Nexit, vale a dire Netherland Exit, la fuoriuscita dei Paesi Bassi dall’Unione Europea.

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Dopo essere stato in testa ai sondaggi per mesi e mesi nelle ultime settimane settimane la situazione sembra essersi stabilizzata su una sostanziale parità con il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD), forza politica del premier uscente Mark Rutte , di stampo centrista e conservatore. Della sinistra nemmeno l’ombra con il Labour Party ormai allo sbando, crollato intorno ad un misero 10%. La realtà è che in base alle aspettative nessun partito potrà vincere queste elezioni e in Olanda ci sarà presto un Governo di coalizione formato da 3-4 partiti (o forse anche di più) e Geert Wilders all’opposizione. Ma nonostante ciò, il leader populista è e rimarrà l’assoluto vincitore di questa tornata elettorale , essendo riuscito più di ogni altro a dettare e veicolare l’agenda politica del Paese, costringendo gli avversari, Rutte in primis, a seguirlo sulla strada del populismo e del nazionalismo e a cercare di combatterlo con le sue stesse armi pur di arrivare alla vittoria. Comunque vada continuerà ad essere lui l’assoluto dominatore del dibattito, con o senza Governo.

ELEZIONI OLANDA: IL SISTEMA

Il Parlamento dell’Olanda (meglio noto come Stati Generali) è caratterizzato da un sistema bicamerale nell’ambito del quale solo una Camera, la Tweede Kamer, vale a dire la Camera bassa, composta da 150 deputati, è eletta ogni quattro anni a suffragio universale tramite un sistema proporzionale, mentre la Camera Alta (Eerste Kamer), che corrisponde al Senato, è composta da 75 parlamentari e viene eletta a scadenza quadriennale ma con un suffragio indiretto dalle 12 assemblee legislative delle province. La camera alta non ha iniziativa legislativa, non può emendare la legislazione, ma ciò che fa è confermare oppure no le leggi già approvate dalla Tweede Kamer.

Il 15 marzo, 13 milioni di elettori saranno chiamati a votare i 150 membri della Camera Bassa, la quale dovrà poi nominare il prossimo Governo . In corsa, come da tradizione nei Paesi Bassi, ci sono addirittura ventotto partiti, alcuni dei quali composti da una manciata di candidati. Grazie al sistema proporzionale, molti di essi (circa quindici in base alle previsioni) riusciranno a conquistare un posto negli Stati Generali, il che renderà ancora più complicata del solito la formazione di un nuovo esecutivo.

Tradizionalmente, l’Olanda è stata caratterizzata da Governi di coalizione di stampo liberal-centrista, composti da differenti partiti disposti a lavorare insieme. Il governo uscente, solo per fare un esempio, è stato guidato da Mark Rutte e sostenuto da una coalizione formata da VVD e PVDA (Partito laburista, di centrosinistra).

Nessuna novità dunque, ma la sovrabbondanza stavolta potrebbe creare uno scenario più difficile del previsto dato che in base agli ultimi sondaggi (che vanno presi con le pinze dopo gli strafalcioni su Brexit e Presidenziali USA) nessun partito dovrebbe superare il 20%. Le aspettative parlano dunque della presenza di molti partiti di medie dimensione e di un Governo formato da una coalizione tra 4-5 di essi.

ELEZIONI OLANDA: LE PREVISIONI E I SONDAGGI

A prevalere sugli altri dovrebbe essere ancora una volta il VDD , conquistando 23-27 seggi grazie ai successi ottenuti nel corso di questi anni in campo economico (la Commissione europea ha previsto che l’Olanda crescerà nel 2017 del 2% e la disoccupazione dovrebbe ridursi al 5,2%, solo per citare due tra i più importanti dati macro) seguito proprio dal PVV di Geert Wilders con 21-25 seggi.

Il tradizionale partito di centrosinistra, vale a dire i laburisti del Pvda, non dovrebbe invece superare il 10% (alle elezioni del 2012 la percentuale fu ben diversa, 24,1%) e ben esemplificano la crisi che la sinistra europea sta vivendo anche al di fuori dei confini olandesi. Prima del Labour dovrebbero posizionarsi i Cristiano-Democratici con 21 seggi, il partito di centro dei Democratici 66 e i Verdi del Groenlinks, con 17 seggi ciascuno.

I Paesi Bassi insomma, sono un concentrato di ciò che sta accadendo e che potrebbe accadere nei prossimi mesi in tutto il continente.

ELEZIONI OLANDA: LA CAMPAGNA ELETTORALE

La campagna elettorale del VVD si è incentrata non solo sui successi economici ottenuti nel corso degli ultimi anni, ma (ed era inevitabile probabilmente) anche sul referendum sulla Brexit nel Regno Unito e sulle elezioni negli Stati Uniti di novembre. La tesi di Rutte è la seguente: questi voti hanno portato il caos a Londra e a Washington, gli olandesi dunque dovrebbero fare di tutto per evitare che accada lo stesso anche ad Amsterdam.

Nonostante ciò a pesare sulla vittoria del partito centrista ci sono l’austerità imposta dal suo Governo e i pesanti tagli al welfare che hanno riguardato soprattutto la Sanità pubblica e che sono stati supportati anche dal PVDA, costandogli molto cari in termini di consenso.

Come detto in precedenza, a dominare la scena degli ultimi mesi sono state soprattutto le argomentazioni populiste e i toni aspri di Geert Wilders, la cui campagna elettorale si basa essenzialmente su tre capisaldi: politiche anti-islamiche, chiusura dei confini e quindi politiche anti-immigratorie e referendum per l’uscita dalla UE, considerata come il nemico numero uno e causa principale dell’arrivo degli immigrati nei Paesi Bassi. Tematiche che sembrano aver fatto breccia nel sud cattolico del Paese, nella provincia di Liburgo, nelle aree di confine e nei quartieri dormitorio delle città dell’ovest, in cui secondo le rilevazioni, si concentra la maggioranza dei suoi elettori il cui profilo è stato analizzato da molti studiosi: in prevalenza uomini, con un grado di istruzione medio-basso, arrabbiati con la cosiddetta élite tradizionale.

I temi utilizzati da Wilders gli non solo gli hanno consentito di acquisire consensi, ma che hanno “costretto” Rutte a mettersi sullo stesso piano parlando di “recupero dei valori olandesi”. Il Premier uscente, recentemente, si è rivolto direttamente agli immigrati invitandoli a “comportarsi normalmente, o ad andare via”.

ELEZIONI OLANDA: PERCHÉ SONO COSÌ IMPORTANTI

Anche se il PVV di Wilders riuscisse a spuntarla, conquistando la vittoria alle elezioni del 15 marzo, le possibilità che riesca a formare un Governo sembrano essere piuttosto esigue dato che appare probabile che nessuno riesca a superare il 20% delle preferenze e  tutti gli altri partiti hanno già preannunciato di non essere disposti a coalizzarsi con lui per consentirgli di guidare l’Esecutivo.

In aggiunta occorre evidenziare che, anche se il leader populista e xenofobo riuscisse a vincere, portando realmente l’Olanda fuori dall’Unione Europea, gli effetti di questa scelta sarebbero molto più flebili e meno preoccupanti rispetto a quelli derivanti dalla Brexit o dalle eventuali Frexit e Italexit. A pagare il prezzo più alto probabilmente sarebbero proprio i Paesi Bassi, la cui economia è fortemente fondata sull’export.

Nonostante ciò l’attenzione dell’opinione pubblica e del cosiddetto establishment europeo rimane altra. Il voto olandese viene considerato infatti il banco di prova per la tenuta delle tradizionali forze politiche olandesi. La vittoria di Geert Wilders potrebbe acuire i timori ad oggi esistenti sui risultati di altre, e ben più importanti, elezioni che si terranno quest’anno, come quelle di Francia, Germania e (forse) Italia.