Elezioni UK: cosa succederà nel Regno Unito nei prossimi 10 giorni, tappa per tappa

Corbyn may
Un'immagine di Jeremy Corbyn (a sinistra) e Theresa May REUTERS/Marko Djurica

Alle ore 12.30 (13.30 a Londra) del 9 giugno, Theresa May è andata a Buckingham Palace per chiedere alla Regina l’autorizzazione a formare un nuovo Governo di maggioranza sperando nel probabile supporto degli unionisti del DUP (Partito protestante dell’Irlanda del Nord). Insieme le due forze politiche toccano quota 328 seggi su 650 (manca ancora lo scrutinio di Kensington però che potrebbe valere un seggio in più per i Conservatori), superando di pochissimo la maggioranza di 326 seggi necessaria per formare un Governo (322 se si considerano i sette seggi del Sinn Fein, che non riconosce l'autorità di Londra sull'Irlanda del Nord e per questo non partecipa ai lavori dell'assemblea).

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Benché sembra che ci sia già un accordo di massima, le trattative tra i due partiti sono ancora in corso e la situazione potrebbe ancora cambiare. Se infatti il DUP si tirasse indietro all’ultimo momento, i Tories si ritroverebbero senza i numeri di cui hanno bisogno alla House of Commons e con dodici deputati in meno rispetto a quelli che avevano fino al 7 giugno.

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Da sottolineare che, in base a quanto previsto dal sistema britannico, la Regina non sceglie il Premier, ma si limita a conferire l’incarico al leader del partito che ha vinto le elezioni. Il punto è che questo leader a breve potrebbe non essere Theresa May. Da  più fronti, conservatore compreso, sono in molti a chiedere “la testa” del Primo Ministro britannico che lo scorso aprile, con un vero e proprio colpo di mano, ha scelto di indire elezioni anticipate allo scopo di rafforzare la maggioranza conservatrice e poter gestire al meglio il muro contro muro con l’Unione Europea in vista della Brexit. Il risultato scaturito dalle urne è stato però opposto: un Hung Parliament (Parlamento Appeso), denominazione con cui i cittadini Uk indicano l’assenza di una maggioranza assoluta.

A questo punto, in base a quello che succederà nei prossimi giorni, capiremo quale sarà il futuro assetto politico del Regno Unito , consapevoli però che ci sono delle tappe obbligate da rispettare. Quali? Procediamo tappa per tappa:

- 8 giugno: elezioni britanniche.

- 9 giugno: incarico a Theresa May

Dopo la risicata vittoria dei Tories (che può tranquillamente essere considerata una sconfitta dati i numeri) Theresa May ha chiesto alla Regina l’incarico di formare un nuovo Governo.

- 10 giugno - 13: negoziati per la formazione di un Governo Tories

La Premier incaricata ha cominciato le trattative volte a formare un Esecutivo di coalizione in grado, se non di governare con mano ferma, almeno di reggersi in piedi e di portare avanti la delicatissima trattativa con l’Unione Europea per la Brexit, tenendo in considerazione che, se già prima delle elezioni e con 12 seggi in più alle spalle, i colloqui si preannunciavano durissimi, adesso la situazione appare ancora più complicata. Proprio per questo motivo, una delle ipotesi in campo e che May si prenda le responsabilità delle sue azioni, ammettendo di aver fatto un errore e facendo un passo indietro (cosa che aveva promesso in campagna elettorale nel caso in cui si verificasse un risultato del genere).

In questo caso nei prossimi tre giorni potrebbero esserci un’ulteriore tappa intermedia consistente in un cambio ai vertici dei Tories con la scelta di un nuovo leader (forse l’attuale ministro degli Esteri Boris Johnson) che a sua volta proverà a intraprendere i negoziati per creare un governo di coalizione.

- La deadline è fissata per il 13 giugno

Se entro questa data, corrispondente al giorno in cui è fissata la prima riunione del nuovo Parlamento, i Conservatori non riusciranno a trovare una soluzione, saranno costretti a farsi da parte.

- 14 giugno: possibile incarico a Corbyn

Come detto, se martedì 13 giugno il Regno Unito non avrà ancora un Governo, la regina Elisabetta II affiderà l’incarico di provare a formare un Esecutivo al leader del secondo partito più votato alle elezioni dell’8 giugno: Jeremy Corbyn, numero uno del Partito Laburista che, a sorpresa, è riuscito ad ottenere il 40% delle preferenze, corrispondente a 261 seggi (+31 rispetto al 2015) recuperando in pochi giorni tutto il terreno perso nell’ultimo anno.

Ma non è detto che il leader Labour riesca nell’impresa di formare un Governo. in ogni caso avrà cinque giorni per provarci. Poi il rischio è quello di andare avanti per alcuni mesi con un governo di minoranza, per poi tornare alle urne.

- 19 giugno: inizio ufficiale dei negoziati sulla Brexit

Comunque vadano le cose, entro il 19 giugno il Regno Unito dovrà avere un Governo e tentare di mostrare un barlume di stabilità. Il motivo è presto detto. In questa data, oltre all’annuale Queen’s Speech, è in programma a Bruxelles l’inizio ufficiale dei negoziati sulla Brexit.

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha affermato di "sperare" che l'Ue non debba trovarsi di fronte a "ritardi supplementari", il che, tradotto in parole povere significa che l’Ue non è disposta rinviare l’appuntamento anche perché, in base all’articolo 50 del Trattato di Lisbona invocato da Theresa May lo scorso 29 maggio, rimane solo un anno e nove mesi per portare a termine i negoziati.

A prescindere da ciò che succederà però, una cosa appare certa: i prossimi mesi, a Londra, saranno insolitamente caldi. E non a causa delle temperature estive.

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