Equitalia passa all'Agenzia delle Entrate: pignoramento conti correnti, stipendi e pensioni. Facciamo chiarezza

Equitalia
Equitalia FPA S.r.l via Flickr (CC-BY-NC)

Siamo alle porte del passaggio di consegne tra Equitalia e l’Agenzia delle Entrate che tramite un ufficio specifico assumerà l’incarico di ente per la riscossione dei debiti. Questo passaggio però non sarà indolore: dal primo luglio infatti, l’Agenzia delle Entrate potrà pignorare i conti correnti di coloro che non hanno pagato della cartelle grazie al collegamento diretto alle banche dati dei conti correnti dei contribuenti. Il passaggio di consegne in pratica semplifica e taglia i tempi con i quali il Fisco può attingere direttamente dal conto corrente del debitore.

Ma, ovviamente, non lo potrà fare subito: l’Agenzia dovrà seguire una procedura che prevede diversi avvisi al contribuente e 60 giorni di tempo per mettersi in regola. In questi giorni intorno al pignoramento dei conti correnti si è creato un caso mediatico tanto che anche Equitalia è intervenuta con un comunicato cercando di fare chiarezza.

Insomma al netto degli allarmismi eccessivi è vero che dal primo luglio l’incrocio delle banche dati di Equitalia, Agenzia delle Entrate e INPS renderà più facile per il Fisco scovare i debitori e farsi pagare. Ma facciamo chiarezza e vediamo cosa cambia e come il Fisco potrà pignorare i conti correnti dei contribuenti.

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Equitalia passa il testimone all’Agenzia delle Entrate


Accusata di vessare i contribuenti, Equitalia negli ultimi anni è stata spesso al centro degli attacchi dei cittadini e della propaganda dei politici. L’ex premier Matteo Renzi ha così cavalcato l’onda dell’odio verso Equitalia annunciando la sua abolizione.

Qualche osservatore – noi compresi – aveva fatto notare che cambiare la scatola, ma non il suo contenuto non avrebbe risolto il problema, ma solo ingannato i cittadini. Ad oggi infatti, alle porte del passaggio di consegne la situazione è molto più chiara. Equitalia in pratica confluirà nell’Agenzia delle Entrate presso la quale nascerà un ufficio per la riscossione. Dal primo luglio quindi le cartelle esattoriali non avranno più Equitalia come mittente, ma l’ufficio riscossione dell’Agenzia delle Entrate che ha inglobato la vecchia Equitalia. Un gioco delle tre carte più che una vera rivoluzione del rapporto Fisco-contribuenti.

Pignoramento conti correnti: facciamo chiarezza


Da qualche giorno è montata la polemica sulla possibilità che il Fisco vada a pignorare il conto corrente di coloro che hanno debiti da pagare.

Il passaggio da Equitalia all’Agenzia delle Entrate infatti, permetterà all’ente riscossore di attingere dalle varie banche dati in possesso del Fisco e di poter quindi vedere i conti correnti dei contribuenti e le somme contenute.

Di norma, un creditore può fare istanza di pignoramento presso terzi, come per esempio una banca con il conto corrente del debitore, per ricevere i soldi dovuti deve attivare una procedura che prevede anche il passaggio in Tribunale con un’autorizzazione da parte del giudice. Se il creditore è il Fisco invece il passaggio in tribunale non è previsto.

Dal primo luglio il pignoramento del conto corrente in presenza di debiti fiscali o cartelle esattoriali, sarà più veloce grazie alla condivisione delle banche dati. L’ente di riscossione interno all’Agenzia delle Entrate infatti avrà a disposizione l'accesso alla banca dati dell'Anagrafe Tributaria (per vedere quanti soldi ci sono sul conto corrente del debitore) e a quella dell'INPS (per vedere la tipologia di rapporto di lavoro o ammortizzatori): il Fisco potrà così pignorare il conto corrente con i soldi necessari a saldare il debito oppure pignoramento lo stipendio, la pensione, l’indennità.

La procedura per il pignoramento


La possibilità di pignorare il conto corrente, lo stipendio o la pensione quindi c’è e dal primo luglio sarà più veloce, ma non immediata.

Ecco i passaggi:

- Il contribuente dopo gli avvisi bonari di pagamento, riceve la cartella di pagamento, un documento ufficiale che rappresenta un atto esecutivo che non richiede il passaggio in Tribunale.

- A questo punto il debitore ha a disposizione 60 giorni di tempo per sanare la sua posizione: potrà pagare subito tutto il debito oppure potrà chiedere una rateazione del debito pagando subito la prima rata. In questi due casi l’operazione di pignoramento da parte del Fisco si interrompe.

- Al contrario, se il contribuente lascia passare i 60 giorni senza intervenire l’ente di riscossione potrà procedere direttamente inviando alla banca l'atto di pignoramento del conto, anche prima di notificarlo al debitore.

Pignoramento: la replica di Equitalia


Equitalia risponde alla polemica montata su giornali e social con un comunicato stampa in cui fa alcune precisazioni. Equitalia precisa che la possibilità di pignorare il conto corrente del debitore non è una novità di quest'anno: “L’azione di pignoramento presso terzi è disciplinata da una norma del 2005 (dl 203/2005 che ha introdotto l’art. 72 bis del DPR 602/1973) la quale prevede l’azione diretta da parte di Equitalia sui crediti del debitore detenuti da terzi (ivi comprese le eventuali somme sul conto corrente)”. E aggiunge “Equitalia procede alle azioni esecutive solo dopo che il contribuente non ha dato seguito agli atti che gli sono stati notificati (cartella di pagamento, solleciti di pagamento, avvisi di intimazione), né provvedendo al loro pagamento, neanche in forma rateale, né contestandone il contenuto”. L’accesso alle banche dati e il taglio dei tempi per il pignoramento per Equitalia serve a “migliorare l'attività di riscossione che non si muoverà più ‘a fari spenti’”.