ETO’O: “Non ho lasciato l’INTER per soldi. IBRA? È costato 70 milioni più il mio cartellino”

  | 11.12.2012 15:23 CET
Samuel Eto'o, attaccante dell'Anzhi
Samuel Eto'o, attaccante dell'Anzhi

Samuel Eto'o è stato l'ultimo fenomeno a lasciare l'Inter, dove oggi restano ottimi giocatori, ma nessun in grado di ripercorrere le orme di quanto seppero fare il camerunese o Ibrahimovic. Il bomber africano, oggi di stanza all'Anzhi, ha rilasciato una lunga intervista alla rete spagnola RT, dove ha parlato anche dei suoi trascorsi a Milano. "Non è vero che sono un mercenario e che sono andato via dall'Inter per soldi. L'unica cosa che mi interessa è il benessere della mia famiglia". Capitolo chiuso, anche se più di un dubbio resta visto lo stipendio da 20 milioni annui garantito dal club russo. Passaggio obbligato anche su José Mourinho, elogiato nonostante qualche volta lo avesse lasciato in panchina: "E' vero, non sono sempre stato titolare, ma quell'anno è stato magico, abbiamo vinto tutto. E lui è un grande allenatore sia dal punto di vista di preparazione calcistica che a livello umano". Il suo passaggio dal Barcellona all'Inter nell'estate del 2009 sconquassò il calciomercato: "Quanti soldi girarono in quell'operazione? Non furono 46 milioni come ho letto da tante parti, ma l'importo totale pagato dal Barcellona per acquistare Ibrahimovic fu di 70 milioni più il mio cartellino". L'affare migliore del nuovo millennio per l'Inter.

Dolcissimi anche i ricordi che lo legano al periodo trascorso in blaugrana: "Messi è un dio. E vi assicuro che è ancora meglio come persona. L'ho conosciuto quando era un bambino e l'ho visto crescere. Merita tutto. Spero che possa vincere una Coppa del Mondo con l'Argentina. E' un bravo ragazzo, e gli auguro solo il meglio". "Una volta ho detto che i tre più grandi con cui ho giocato sono stati Messi, Puyol e Ronaldinho. Non ho aggiunto altri nomi perché non me n'è stata data la possibilità, ma Xavi, Puyol e Victor Valdes non sono da meno".

Cenni anche sugli inizi di carriera e su chi l'abbia formato per farlo poi diventare un campione: "Devo tutto a Luis Aragones, che mi ha fatto crescere a Maiorca. Per me è come un padre. Fu lui a chiamare il Barcellona e dirgli di acquistarmi. Ed è stato anche lui a spiegarmi la differenza tra l'essere un buon giocatore e un campione. Non lo dimenticherò mai".  

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