Europa, la crisi non ferma la globalizzazione

di 22.01.2013 12:20 CET
Euro
Il simbolo dell'euro. Reuters/Lisi Niesner

Si evincono dati, in un certo senso, sorprendenti dall'ultimo report di Eurostat sugli investimenti diretti esteri da e per l'Europa. I numeri dell'agenzia statistica ufficiale dell'Unione Europea, infatti, ci dicono che la globalizzazione non è stata affatto rallentata dalla crisi finanziaria e che la Cina è molto più lontana di quanto si pensi.

Innanzittutto bisogna ricordare che gli investimenti diretti esteri (Ide) sono quegli investimenti volti all'acquisizione e investimento reale in aziende ed opere pubbliche estere. Negli Ide, quindi, c'è una volontà forte a voler investire all'estero e non sono quindi solo finalizzati ad acquistare o vendere azioni.

Per questo motivo gli Ide "aiutano a quantificare l'impatto della globalizzazione e danno una misura delle relazioni economiche tra i paesi nel lungo periodo" come si legge nello stesso dossier Eurostat.

E gli Ide aumentano, sia quelli diretti verso l'Europa che quelli che partono dall'Europa. Quest'ultimi hanno sfiorato quota 5mila miliardi di euro alla fine del 2011 (più precisamente 4983,5) con un aumento percentuale di circa il 50% rispetto al 2008. Nello stesso periodo gli Ide di stati europei diretti verso altri stati membri (che rappresentano il 60% del totale) sono aumentati di circa il 20%.

Allo stesso modo, come abbiamo già detto, aumentano anche gli Ide che partono dai paesi extraeuropei e sono diretti verso l'Unione Europea. Questi ultimi hanno raggiunto quota 3806,8 miliardi di euro con un aumento percentuale di circa il 34,5% in tre anni.

A questo punto è interessante notare la differenziazione internazionale di questi Ide. La Cina, infatti, da molti considerata il nuovo gigante economico mangia Europa, ha visto sì triplicare i propri Ide in tre anni (passando dai 5,6 miliardi del 2008 ai 15 del 2011), ma rimane ancora ad una quota irrisoria del totale (non raggiungono l'1%). Basti pensare che gli Ide statunitensi hanno raggiunto quota 1344 miliardi di euro nel 2011 (ovvero il 35% del totale).

Commenti