F1, 2016 annus horribilis della Ferrari. La prossima stagione sarà quello del riscatto?

di @ioriomarco m.iorio@ibtimes.com 31.12.2016 18:07 CET
La Ferrari di Vettel ai box
La Ferrari di Vettel ai box REUTERS/Edgar Su

Si chiude un 2016 che in Ferrari si etichetta facilmente come “l’annus horribilis”. Quella che era partita con la stagione del riscatto che ben presto si è trasformata in un incubo sportivo concluso con zero vittorie e zero pole position. 

Motivi di gioia o soddisfazioni sono difficilissimi da trovare in un'annata nera dal punto di vista dei risultati e dell'evoluzione della monoposto, l'entusiasmo con il quale è stato accolto il podio di Abu Dhabi a fine stagione è il segno di come qualcosa sia andato davvero storto in questo 2016 a Maranello.

PROCLAMI BANDITI - Analizzando le numerose cause che hanno concorso al fallimento di questa stagione iniziamo proprio a farlo in ordine cronologico. In primis l'eccesso di entusiasmo misto a proclami trionfalistici ad inizio stagione da parte dei vertici della scuderia che basandosi su dati e valutazioni approssimative (e fin troppo ottimistiche) hanno contribuito a costruire delle aspettative troppo alte rispeto alla reale competitività della SF16-H. Mea culpa, a tal propossito, recitato onestamente da Marchionne che a fine stagione ha ammesso di essersi lasciato ingannare dalle prime informazioni ricevute e dalle quale si ipotizzava una stagione di tutt'altro livello. Ammissione implicita della sua totale inesperienza nel mondo delle corse.

VUOTO DI POTERE - I toni di riscossa di inizio stagione hanno senz'altro avuto la capacità di oscurare, con l'entusiasmo, alcune lacune all'interno del team che invece erano ben evidenti dopo il cambiamento radicale che aveva portato l’ingresso in squadra di tanti elementi nuovi come il team principal Maurizio Arrivabene, il top rider Sebastian Vettel e l'altrettanto fondamentale avvicendamento del duo Tombazis-Fry con quello Allison-Resta. Una serie di cambiamenti apportati dal presidente Marchionne al fine di rilanciare un team nella sua interezza, con cambiamenti che avrebbero necessitato di molto più tempo prima di dare i loro frutti. Evidentemente la stagione in crescendo del 2015 aveva illuso che questo processo sarebbe stato più rapido e per questo si è avuta la presunzione di ipotizzare una Ferrari in lotta per il titolo già dal 2016.

L'andamento di questo campionato è stato drammaticamente diverso rispetto le attese e il successivo allontanamento del direttore tecnico Allison, a favore di Mattia Binotto, ha segnato il fallimento di questo progetto. Per chi conosce la Formula 1 sa bene che la mano di Allison in un team è evidente non solo nella gestione della squadra ma anche nel lavoro degli ingegneri per la messa a punto della vettura che era da tutti considerata molto "radicale" in questa stagione e che dunque bisognava sostenere questo modus operandi per tutta la stagione (e forse anche di più di una stagione) prima di raccoglierne i frutti. Putroppo i risultati troppo deludenti e un anno difficile anche a livello umano per l'ex direttore tecnico, hanno fatto precipitare il tutto a favore di una direzione affidata a Binotto, al quale è stato chiesto l'esatto opposto: "normalizzare" la Ferrari. 

COSA ASPETTARSI DAL 2017 - Indubbiamente il lavoro fatto in questi anni non è tutto da buttare e probabilmente la cocente delusione di questa stagione può servire per ripartire con una maggiore umiltà e determinazioni. Il punto di partenza per il prossimo anno è senza dubbio la squadra che nonostante le tante difficoltà è rimasta unita e forte intorno ai suoi due piloti Raikkonen e Vettel che hanno saputo capire il momento di passaggio della Scuderia di Maranello, senza alimentare polemiche o dissidi interni.

Il primo punto da migliorare è senz'altro a livello di affidabilità perché i tantissimi problemi della scorsa stagione non sono accettabili per una squadra che punta ai primi posti della classifica. Armonizzare la Power Unit, sfruttare al meglio la potenza della Ferrari, migliorare l'aerodinamica e sviluppare un cambio più sensibile sono i restanti punti critici al quale si spera di poter abbinare una strategia del muretto che non sia necessariamente costretta a dover sperimentale soluzioni estreme per puntare al podio ed esporsi così ad errori palesi nel corso delle gare.

A tutto questo si deve aggiungere un quadro generale che cambierà notevolmente dal punto di vista del regolamento con l'introduzione di misure diverse per le gomme che potrebbe cambiare notevolmente le posizioni di vantaggio acquisite dalle squadre fino a questo momento. Infine il cambio in Mercedes con l'addio di Rosberg che inevitabilmente indebolisce il team che perde un pilota esperto e performante che nelle ultime tre stagioni è stato un fattore determinante al pari dello stesso Hamilton.

Insomma il 2017 appare davvero tutto tratte che scontato e per questo non ci resta che augurare un felice e proficuo anno nuovo alla Ferrari e tutto il suo team.