Facebook "stangata" dall'UE: 110 milioni di multa per l'acquisizione di WhatsApp

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Facebook ha acquisito WhatsApp nel 2014 per 19 miliardi di dollari REUTERS/Dado Ruvic /Illustration/File Photo

Maxi-stangata per Facebook dall'Unione Europea: l'azienda di Menlo Park è stata condannata a pagare una multa di 110 milioni di euro perché, secondo Bruxelles, avrebbe fornito informazioni fuorvianti al momento dell'acquisto di Whatsapp. La società guidata da Mark Zuckerberg aveva acquisito il servizio di messaggistica nel 2014 per la cifra record di 19 miliardi di dollari, che ai tempi valevano circa 13,9 miliardi di euro.

Da quando è entrata in vigore la legislazione europea sulle fusioni di aziende, ossia nel 2014, questa è la prima occasione nella quale la Commissione ha inflitto una multa per l'aver fornito informazioni "fuorvianti ed errate" (decisioni simili erano infatti state prese in base alla regolamentazione del 1989).

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"La decisione di oggi manda un segnale chiaro alle aziende sul fatto di doversi attenere a tutti gli aspetti delle regole UE sulle fusioni, incluso l'obbligo di fornire informazioni corrette, ha commentato Margrethe Vestager, commissario europeo per la Concorrenza. "La multa imposta a Facebook è proporzionata ed agisce da deterrente. La Commissione deve essere in grado di prendere decisioni sugli effetti delle fusioni in piena conoscenza di fatti accurati".

Dal momento che entrambe le aziende operano in Europa, l'acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook era finita nel 2014 sotto la lente d'ingrandimento della Commissione Europa. A quel tempo, Bruxelles aveva ipotizzato che il social network potesse essere in grado di unificare gli account WhatsApp e Facebook per quegli utenti che usufruiscono di ambedue i servizi. 

L'azienda californiana spiegò a quel tempo come la cosa non fosse tecnicamente fattibile. Ad agosto del 2016, WhatsApp annunciò però  la possibilità per gli utenti di collegare il numero di telefono con i corrispondenti account Facebook. La cosa fece drizzare le orecchie alla Commissione, che ritenne poco credibile che l'operazione fosse impossibile appena due anni prima: se così fosse stato, Facebook avrebbe quindi fornito informazioni fuorvianti in vista dell'operazione.

Secondo quanto comunicato da Bruxelles, nel corso delle indagini è emerso come "la possibilità tecnica di abbinare automaticamente le identità degli utenti di Facebook e di WhatsApp esistesse già nel 2014", possibilità della quale "lo staff di Facebook era a conoscenza". Motivo per il quale è scattata la sanzione, che in questo caso riguarda quella che la Commissione ritiene essere una doppia violazione.

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Le suddette "informazioni errate e fuorvianti" sarebbero state infatti fornite sia in occasione della fusione che in occasione della richiesta di informazioni inviata ad indagine in corso. Questo avrebbe potuto portare, in base alla legislazione europea, ad una multa fino all'1% del fatturato complessivo delle aziende coinvolte. Il che, considerando il bilancio di Menlo Park del 2016, avrebbe significato un massimo di circa 250 milioni di euro. Ad ogni modo, la Commissione ha "preso in considerazione la cooperazione di Facebook nello stabilire l'entità della sanzione".

"Gli errori che abbiamo fatto nella presentazione dei documenti nel 2014 non sono stati intenzionali e la Commissione ha confermato che la cosa non ha impattato l'esito della revisione della fusione", hanno spiegato in un comunicato da Facebook, tenendo a precisare come "l'annuncio di oggi porti questa faccenda ad una conclusione".

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