Fazio come Dybala, secondo Angelo Guglielmi è la solita Rai – di Gianluca Roselli

di 08.07.2017 17:03 CEST

 
“La riforma dell’ informazione in Rai non vedrà mai la luce e, dunque, neanche il progetto sul web di Milena Gabanelli. Mario Orfeo non ha le caratteristiche per realizzarla e non ne ha nemmeno l’ interesse. Non glielo chiederanno neppure. Dovrà solo gestire l’ esistente. Fossi stato in lui, sarei rimasto al Tg1”.
 
Angelo Guglielmi, colui che tra il 1987 e il 1994 fece diventare grande Raitre (…) cosa ne pensa del cambio alla guida di Viale Mazzini?
Chiariamo un punto: Campo Dall’ Orto non se n’ è andato, è stato cacciato, proprio quando ha provato a proporre una riforma dell’ informazione ragionevole. Il famoso piano di Verdelli aveva diversi elementi positivi, finalmente si intravedevano delle novità, a partire dal trasferimento del Tg2 a Milano. Lo stesso Verdelli, però, ha capito prima di Campo Dall’ Orto che quel piano non sarebbe mai passato e che il dg non aveva abbastanza potere per portarlo avanti, così se n’ è andato prima di lui. Campo Dall’ Orto ha provato a edulcorarlo, ma non è servito.
 
Qual è stato, secondo lei, l’ errore di Campo Dall’ Orto?
Premesso che l’ uomo aveva i suoi limiti, compresa una certa arroganza, ha pensato di avere un’ autonomia dalla politica che non aveva. Grazie alla riforma che dà maggiori poteri al dg e al fatto che avesse la piena fiducia di Renzi, credeva di avere mano libera su tutto. Ha sottovalutato il potere del consiglio d’ amministrazione e della presidente, Monica Maggioni.
 
Negli ultimi mesi entrambi gli hanno remato contro.

Il Cda è espressione dei partiti, ogni consigliere agisce su mandato di una forza politica. Del resto, Guelfo Guelfi chi l’ aveva mai sentito nominare? Mentre la presidente, che viene nominata su proposta del capo del governo con il benestare del primo partito di opposizione, quindi Renzi e Berlusconi, si è fatta garante dello status quo aziendale. Così, tra i veti dei partiti e quelli interni all’ azienda, il suo cammino si è fatto in salita. L’ ex dg si è trovato a essere un vaso di coccio tra due di ferro: il cda e la presidente.
 
La Rai controllata dalla politica è storia nota. Cosa bisognerebbe fare?

Abolire il Cda, che non serve a nulla, e la commissione di Vigilanza parlamentare, che si muove come un tribunale della Santa inquisizione verso l’ azienda. Poi tutto il resto, sul modello Bbc.
 
Un board di grandi personalità, un cuscinetto tra politica e azienda.
Certo, e un dg nominato dal premier che poi abbia pieni poteri e non debba più riferire a lui.
 
Cosa pensa del contratto a Fabio Fazio?
È il frutto dello strapotere degli agenti dei campioni televisivi, come accade anche nel calcio. (…). Il tetto dei 240 mila euro per i divi tv non ha senso e infatti sono state fatte le deroghe. Se fossi stato il dg, avrei cercato di tenere Fazio allo stesso prezzo della scorsa stagione. Se non ci stava, l’ avrei lasciato andar via. La Rai è pagata anche con i soldi dei cittadini, vanno bene le deroghe per gli artisti, ma fino a un certo punto.

Il Fatto Quotidiano