Ferrovie-ANAS: al lavoro per le nozze. In arrivo rincari per gli automobilisti mentre Renzi vuole abolire il bollo

Benzina
Un automobilista si appresta a rifornire la sua vettura Reuters

Nel silenzio pressoché generale Governo e Ferrovie dello Stato stanno continuando a lavorare all’ipotesi di integrazione tra FS e ANAS, la società pubblica che gestisce la rete delle strade italiane. Del progetto del numero uno delle Ferrovie, Renato Mazzoncini, che vuole creare un colosso internazionale della mobilità integrata abbiamo già parlato. E l’ambizioso piano di Mazzoncini sta iniziando a prendere forma grazie al sostegno del governo che liberandosi di Anas si libererebbe di un asset che pesa 2 miliardi di euro all’anno e rappresenta anche un bel grattacapo giudiziario.

In questo bel quadretto di mobilità integrata, però, il costo del mantenimento di Anas qualcuno dovrà pur pagarlo. Tra le ipotesi già annunciate nelle scorse settimane c’è l’introduzione di una tassa indiretta sulle accise che lo Stato verserebbe alle Ferrovie per mantenere l’ANAS. La nascita del colosso della mobilità integrata potrebbe essere pagata dalle tasche dei cittadini e il progetto sta prendendo forma proprio mentre il premier Renzi apre alla possibilità di abolire il bollo auto alzando le accise. L’impressione è che cambi la disposizione delle carte in tavola, ma che alla fine sia sempre il contribuente a perdere la partita.

Progetto integrazione FS-ANAS

Il Ministero dell’Economia  ha pubblicato una nota in cui informa di un incontro tra il ministro dell’economia Padoan, Graziano Delrio e i vertici delle società Ferrovie dello Stato Italiane e ANAS, rispettivamente Renato Mazzoncini e Gianni Vittorio Armani.

“L’incontro – spiega la nota - ha dato il via ad una fase esplorativa in merito alla possibilità di integrazione tra le due società per la creazione di un gruppo infrastrutturale di respiro internazionale. Il gruppo di lavoro coinvolge i vertici delle due aziende e gli staff dei Ministri. Il compito del gruppo di lavoro è di analizzare le opportunità economiche associate all’ipotesi di integrazione. In questo contesto si studieranno anche strumenti e meccanismi per garantire l’autonomia finanziaria di ANAS”.

L’ambizioso progetto delle Ferrovie di acquisire ANAS e anche l’ATAC di Roma e creare un colosso internazionale della mobilità integrata, quindi, non esiste solo nella testa di Renato Mazzoncini, ma incassa anche il sostegno del governo. I motivi sono facilmente intuibili. L’ANAS viene mantenuta tramite i trasferimenti dello Stato, circa due miliardi di euro l’anno utili a gestire a mantenere i 25mila chilometri di strade italiane. L’integrazione con le Ferrovie potrebbe avvenire tramite un aumento di capitale, sottoscritto dallo Stato proprio con il conferimento dell’ANAS. Qualunque sia la strada operativa prescelta l’acquisizione dell’ANAS da parte delle Ferrovie per il governo sarebbe un bel colpo. Così facendo lo Stato si libererebbe di un asset da due miliardi che rappresenta solamente un costo e una fonte di problemi dal punto di vista giudiziario.

Il sogno di Mazzoncini, poi, potrebbe essere coronato con l’acquisizione dell’ATAC, la dissestata municipalizzata romana per la gestione del trasporto cittadino della Capitale. In questo modo le Ferrovie potrebbero accompagnare i pendolari italiani dal momento in cui escono di casa fino a destinazione utilizzando pullman, autobus, metro, treno o autostrada. Il contrappasso, però, è il concentramento nelle mani di Ferrovie di troppo potere su un settore così strategico come quello dei trasporti.

Via il bollo aumentano le accise

Tagliando il cordone ombelicale che lega l’ANAS allo Stato, sarà necessario trovare un’altra modalità di mantenimento delle strade italiane. Quei due miliardi di euro, da qualche altra parte dovranno arrivare. La prima ipotesi messa sul tavolo vede il coinvolgimento delle accise sulla benzina che in Italia, negli anni, sono state utilizzate per finanziare qualunque cosa. Lo Stato che incassa le accise su benzina e diesel potrebbe girare parte dei guadagni alle Ferrovie per il mantenimento di ANAS. In questo modo, il peso della società che gestisce le strade italiane passerebbe dalle casse pubbliche a gravare sulle tasche degli automobilisti.

Al danno potrebbe aggiungersi anche la beffa del premier che annuncia l’abolizione del bollo auto tramite l’aumento delle accise su benzina e diesel. Insomma, il rischio è che alla fine tutte queste operazioni vadano a gravare sugli automobilisti. In realtà l’idea di togliere il bollo e sostituirlo con l’aumento delle accise ha una sua logica positiva, ma rischia di sommarsi al peso dell’operazione Ferrovie-ANAS.

La prima cosa da fare in questo scenario sarebbe una riorganizzazione seria e totale delle accise italiane, con la cancellazione di tutte quelle che non hanno più ragione di esistere da decine di anni come per esempio il finanziamento della guerra in Abissinia. Così facendo resterebbe tutto lo spazio per le operazioni in cantiere. Il rischio, invece, è che il governo segua la strada più semplice: aumentare le accise per finanziare l’integrazione Ferrovie-ANAS e l’operazione sul bollo auto e poi chiedere agli automobilisti riconoscenza per aver abolito un’altra tassa.