Fiat Chrysler Automobiles (FCA): un titolo da mettere nel portafoglio per il 2017?

FCA: il titolo in borsa risente delle voci sul Dieselgate
FCA: il titolo in borsa risente delle voci sul Dieselgate REUTERS/Brendan McDermid

Questa settimana si è parlato molto del titolo di Fiat Chrysler Automobiles per via dei buoni dati arrivati dal settore auto. Secondo i dati diffusi dall’Acea, le immatricolazioni di nuove auto sono salite a gennaio di circa il 10% e il gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA) è riuscito a fare persino meglio, con circa il 12,5% di nuove immatricolazioni e una market share in aumento: l’anno scorso nello stesso anno era pari al 6,6%, ora si è portato al 7%.

Il mercato tradizionale non sembra aver subito particolari perdite a seguito dello scandalo dieselgate, in quanto gli utenti finali sembrano decisamente più interessati alle recenti innovazioni tecnologiche piuttosto che al rispetto dell’ambiente. La stessa Volkswagen protagonista dello scandalo emissioni si classifica seconda dopo la Fiat per numero di immatricolazioni in Italia (13.246). Anche le recenti indiscrezioni che hanno visto l’Epa accusare FCA di aver truccato i dati sulle emissioni e minacciare una multa da 4,6 miliardi di euro non sembrano aver danneggiato più di tanto l’immagine della compagnia.

La tanto sbandierata rivoluzione elettrica non è ancora così vicina, e comunque è l’ultimo dei pensieri degli automobilisti di mezzo mondo, che vogliono auto spaziose, super tecnologiche, dai bassi consumi e possibilmente non troppo costose. Quel che comunque è certo è che il settore è nel mezzo di una transizione e il mercato auto da qui ai prossimi 20 anni potrebbe cambiare al punto da apparire irriconoscibile. Le innovazioni tecnologiche che gravitano intorno alla rete, alla guida autonoma e all’intelligenza artificiale saranno probabilmente gli elementi principali che porteranno il mercato delle auto verso una nuova dimensione.

Attualmente, il mercato auto non sembra risentire molto delle minacce di Trump in tema di dazi doganali o altre misure che dovrebbero costringere le imprese USA a collocare internamente la propria produzione. Parliamo dopotutto di multinazionali mature, che possono contare sulla presenza capillare in ogni continente, in grado di insediarsi facilmente nei luoghi ritenuti più vantaggiosi. In questo senso, il mercato USA rimane di vitale importanza per FCA, dato che la compagnia ha scommesso fortemente in questo paese. Nel breve periodo le vendite di nuove auto dovrebbero continuare a essere supportate dalla piccola ripresa economica, che nel 2017 dovrebbe caratterizzare anche diversi paesi dell’eurozona (la crescita dell’Italia rimane comunque modestissima). Sarà importante ovviamente monitorare anche paesi emergenti e neo emersi, Cina in testa, dove il boom economico è più recente e c’è più voglia di spendere.

COSA CI DICE L’ANALISI TECNICA: SIAMO VICINI ALLA FINE DEL TREND RIALZISTA?

[[nid:1486796]]

Per la nostra analisi tecnica utilizziamo il timeframe settimanale del titolo di FCA, che da solo è più che sufficiente per mettere in evidenza le parti più interessanti.

Come possiamo vedere, il titolo è uscito dal canale laterale compreso tra 7,44 e 5,06, e a novembre 2016 ha rotto al rialzo questa resistenza. Da quel momento è iniziato per il titolo una nuova fase rialzista, in scia al rally di fine anno e alle promesse di Trump in materia di alleggerimento fiscale, che ha spinto gli indici statunitensi verso nuovi record storici.

Vediamo però che i prezzi si sono portati in questo momento a testare la trendline ribassista disegnata a partire dai massimi di marzo 2015 (notiamo inoltre come il gap aperto a inizio 2016 ancora deve essere completamente chiuso).

Il mancato throwback sulla rottura dei massimi di aprile 2016 ci fa sospettare che il titolo potrebbe incontrare difficoltà a superare tale livello, e in caso di respingimento i prezzi scenderebbero fino a 7,44. Quella che ci troviamo di fronte nel grafico settimanale è un triangolo discendente: solamente la rottura al rialzo della trendline ribassista cambierebbe la visione di medio-lungo periodo del titolo, che in caso contrario rimarrebbe impostato moderatamente al ribasso.