Francia: ecco perché Marine Le Pen sta mentendo sulla Frexit

Le Pen Wilders
Geert Wilders e Marine Le Pen REUTERS/Wolfgang Rattay

Dopo mesi di parole al vento, la campagna elettorale per le elezioni presidenziali francesi che si terranno il prossimo 23 aprile (primo turno) e 7 maggio (ballottaggio) è entrata nel vivo con il primo dei tre dibattiti in programma tra i principali candidati all’Eliseo.

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Uno dei momenti più interessanti del dibattito ha riguardato proprio l’argomento che nell’ultimo periodo sta togliendo il sonno ai burocrati europei: vale a dire la Frexit, la fuoriuscita della Francia dall’Unione Europea.

A far nascere uno scontro ai limiti del surreale è stata proprio Marine Le Pen, che pur evitando accuratamente di pronunciare la parole Frexit (dopo la vittoria di Rutte in Olanda, è meglio non spingere troppo sull’oltranzismo euroscettico) ha parlato di “patriottismo economico”, il che economicamente non vuol dire assolutamente nulla, ma può essere tradotto alla bell’è meglio come “dobbiamo uscire dall’UE e tornare al franco per il bene della Francia". A supporto della propria tesi, la numero uno del Front National ha citato “dati” e mostrato grafici in base ai quali, la produzione industriale di Parigi, Roma e Madrid sarebbe calata dopo l’ingresso dell’euro. Quando Fillon le ha fatto notare che il potere d’acquisto dei francesi sarebbe distrutto da un ritorno al franco, Le Pen ha pensato bene di replicare citando i “risultati formidabili” della Brexit. A quali risultati si riferisca non è dato sapere, visto che la Brexit non è neanche iniziata, ma la sterlina ha già perso enormemente valore contro euro e dollaro, erodendo il potere d'acquisto degli inglesi. Tuttavia le parole di Le Pen sono servite a Macron per rispondere quanto segue: "E allora perché quelli che hanno promosso il referendum poi sono andati a nascondersi?

E proprio sulla Frexit sembra opportuno concentrarci proprio perché, il dibattito e le polemiche all’ultimo sangue nate in seguito all’uscita del Regno Unito dall’UE in realtà non sembrano minimamente supportate dai fatti. Perché? Perché le possibilità che, una volta conquistato l’Eliseo Marine Le Pen riesca a portare il Paese fuori dall’Unione, ad oggi, sembrano essere piuttosto campate in aria, nonostante il Front National continui a promettere mari e monti ai propri elettori.

Il motivo è presto detto. Tra la Francia e la Gran Bretagna c’è infatti una differenza sostanziale che impedisce a Parigi di imitare quanto fatto a Londra lo scorso 23 giugno: la prima ha una Costituzione scritta, la seconda no (il Regno Unito non possiede una singola carta costituzionale scritta, ma quest’ultima è formata da un insieme di statuti trattati e decisioni giuridiche).

Nel dettaglio, l’articolo 88-1 del testo costituzionale transalpino prevede quanto segue: “La Repubblica partecipa alle Comunità europee e all’Unione europea, costituite da Stati che hanno liberamente scelto, in virtù dei trattati che le hanno istituite, di esercitare in comune alcune delle proprie competenze.”

Cosa comporta tutto ciò? Che la Francia in questo contesto è molto più simile all’Italia che al Regno Unito e per uscire dall’UE avrebbe bisogno di modificare la propria Costituzione.

Molti si chiederanno: e allora? Si può fare. Tecnicamente è vero, ma a questo punto si pone un ulteriore problema.

Secondo la stessa Costituzione, possono prendere l’iniziativa sia il Presidente (e dunque Le Pen in caso di vittoria), su proposta del primo ministro, sia il Parlamento. A questo punto si aprono due strade. La prima prevede che Camera e Senato approvino la proposta di modifica e che quest’ultima venga successivamente sottoposta a referendum confermativo. La seconda stabilisce che il Presidente ha il potere di far approvare i cambiamenti da Camera e Senato riuniti in seduta comune. In questo caso il referendum può essere evitato se il Congresso dice sì con una maggioranza di tre quinti.

Il problema, in entrambi i casi, per Le Pen sarà proprio il Parlamento. Perché pochi sanno che dopo le presidenziali, i francesi saranno chiamati ad eleggere i propri rappresentanti parlamentari nell’ambito delle elezioni legislative che si terranno l’11 e il 18 giugno. E l’unico modo per far sì che Camera e Senato la seguano sulla strada della Frexit è quello di ottenere alle legislative un vero e proprio plebiscito nonostante il meccanismo di collegi uninominali a doppio turno sia uno scoglio tutt’altro che semplice da superare e sebbene i sondaggi attualmente preannuncino il contrario.

Riassumendo: per uscire dall’UE si deve modificare la Costituzione, per modificare la Costituzione si devono vincere le elezioni parlamentari e ottenere una maggioranza bulgara in entrambe le aule, poi si può pensare al referendum. Un procedimento tutt’altro che semplice da realizzare.

In questo contesto, teoricamente , Le Pen potrebbe avere una via d’uscita: se il Parlamento boccia la Frexit in prima lettura, la numero uno del FN potrebbe cercare di fare una forzatura rivolgendosi comunque al popolo.

Non è ortodosso ma c’è un precedente. Lo fece nel 1962 Charles de Gaulle che saltò il passaggio parlamentare sulla riforma elettorale per l’elezione del presidente della Repubblica (che necessitava di una revisione costituzionale), rivolgendosi direttamente agli elettori tramite un referendum, che vinse.

In base alle analisi successive di molti costituzionalisti, la scelta di de Gaulle “in termini costituzionali fu illegale”. Ma la tentazione per Le Pen potrebbe comunque essere forte.