Francia, guida pratica alle elezioni presidenziali: come si vota, chi sono i candidati e qual è la posta in palio?

Francia, elezioni
I principali candidati alle elezioni presidenziali francesi REUTERS/Charles Platiau/File Photos

Il 23 aprile e il 7 maggio si terranno primo turno e ballottaggio delle Presidentielle 2017, le presidenziali francesi nell’ambito delle quali verrà eletto il successore all’Eliseo di Francois Hollande, il capo dello Stato più impopolare della storia di Francia.

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Un’elezione che sta tenendo l’intero continente con il fiato sospeso e che ha assunto un’importanza enorme anche al di fuori dei confini transalpini.

Abbiamo dunque pensato di fornire ai lettori di IbTimes Italia una guida breve ed esaustiva per interpretare al meglio il voto francese e cercare di capire qual è la posta in palio e quali sono gli equilibri, fragili, sul tavolo.

Perché queste elezioni sono così importanti


Il Presidente della repubblica francese è la più alta carica dello Stato e mai come questa volta, la persona che potrebbe avere in mano il destino l’Unione Europea.

Dopo la Brexit, dopo la vittoria di Trump, ma anche dopo il sospiro di sollievo tirato in Olanda con la sconfitta di Geert Wilders è la Francia ad essere diventata diventata da una parte il simbolo della lotta contro il deflagrare del populismo continentale, dall’altro il banco di prova per testare la tenuta dell’Unione, almeno fino a quando il voto tedesco, previsto per il prossimo autunno, non diverrà l’argomento di conversazione preferito dei politologi di tutto il mondo.

È proprio in Francia che vive ed aspira alla presidenza Marine Le Pen, l’esponente più temuta ma anche più in vista del populismo di estrema destra d’Europa. La sua vittoria è lo scenario che spaventa maggiormente gli europeisti. Il trionfo della leader del Front National, in base alle promesse da lei fatte nel corso degli ultimi anni, potrebbe infatti mettere una pietra tombale sull’UE e sull’assetto politico-istituzionale che ha caratterizzato gli ultimi decenni.

Mai come quest’anno dunque, l’elezione del Presidente della Repubblica francese viene osservata con interesse e allarme da una parte all’altra del globo.

Come si vota


La Francia è una repubblica semipresidenziale, il che significa che il potere esecutivo (che in Italia è detenuto dal Governo) è condiviso tra il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro. Solo che mentre il primo viene eletto dal popolo con suffragio universale diretto, il secondo viene nominato dal numero uno dell’Eliseo in rappresentanza della maggioranza parlamentare, non ha bisogno della fiducia iniziale dell'Assemblea, ma può essere sfiduciato successivamente. Il Capo dello Stato ha ampi poteri: può sciogliere l'Assemblea Nazionale (una delle due Camere che, insieme al Senato, compone il Parlamento),è il capo delle forze armate, la più alta carica della magistratura, la più alta autorità della Legione d'onore e il co-principe di Andorra. Per intenderci: ha meno “forza” del Presidente USA, ma molta di più del Presidente italiano.

Il prossimo Presidente sarà il 25esimo della storia della Francia e l’ottavo  della Quinta repubblica (iniziata nel 1959 con Charles de Gaulle).

A livello tecnico il sistema francese è un maggioritario uninominale a doppio turno che si applica non solo alle presidenziali, ma anche alle legislative (che si terranno a metà giugno), alle regionali e alle locali. Parigi utilizza questo meccanismo dal 1958 anche se fu Charles De Gaulle, nel ‘62, ad estenderlo alle presidenziali.

Pochi sanno però che il ballottaggio non è obbligatorio. In teoria, se uno dei candidati riuscisse ad ottenere la maggioranza assoluta dei voti  (50% più uno) al primo turno, il secondo turno non si terrebbe e la Francia avrebbe un nuovo Presidente della Repubblica. Fino ad oggi però non è mai accaduto e possiamo affermare con (quasi) assoluta certezza che non accadrà nemmeno quest’anno. Il 7 maggio si sfideranno dunque i due candidati che avranno ottenuto il maggior numero di consensi al primo turno.

Il doppio turno è stato creato per favorire la governabilità dopo il caos che ha contraddistinto la Quarta Repubblica, segnata dal dominio dei partitini e da una fortissima ingovernabilità. Gli elettori che al primo turno hanno votato per un candidato, al secondo possono votarne un altro, scegliendo il “meno peggio” tra i candidati rimasti. Nonostante, secondo i suoi detrattori, questo meccanismo non rispecchi la reale volontà politica dei cittadini, nei fatti ha garantito alla Francia una stabilità politica cinquantennale.

Dal 2002 il mandato presidenziale dura cinque anni (prima erano 7) allo scopo di farlo coincidere con quello dell’Assemblea Nazionale, che infatti verrà rinnovata a giugno.

Se la maggioranza parlamentare coinciderà con il risultato delle presidenziali, l’Inquilino dell’Eliseo avrà la possibilità di esercitare fino in fondo tutti i suoi poteri. In caso contrario, vale a dire se le legislative produrranno una maggioranza con un orientamento politico diverso rispetto a quello del presidente i suoi poteri sarebbero limitati e si produrrebbe quella che viene chiamata “coabitazione”.

Chi sono i candidati


Ufficialmente sono undici i candidati che parteciperanno alle elezioni presidenziali francesi del 23 aprile, anche se i principali sono cinque:

  • Emmanuel Macron, ex ministro delle finanze di Hollande candidato indipendente del partito En Marche!,
  • Benoît Hamon, candidato del Partito Socialista (stesso partito di Hollande),
  • François Fillon candidato dei Repubblicani,
  • Marine Le Pen del Front National,
  • Jean-Luc Mélenchon del Partito di Sinistra.

Gli altri sei sono:

  • Philippe Poutou (Nuovo partito anti capitalista),
  • Jean Lassalle, indipendente,
  • Jacques Cheminade (Solidarietà e progresso).,
  • Nicolas Dupont-Aignan (Debout la Republique),
  • Nathalie Arthaud, (Lotta operaia),
  • François Asselineau, Unione popolare repubblicana.

Cosa dicono i sondaggi


In base agli ultimi sondaggi, al ballottaggio sarà guerra tra Macron e Le Pen, mentre al primo turno potrebbe esserci la sorpresa Melenchon, in aumento grazie al successo ottenuto nei dibattiti televisi tra i candidati.

In base alla rilevazione pubblicata dall’istituto Sofres, per quanto riguarda il primo turno, il candidato dell’estrema sinistra sarebbe salito al 18% delle preferenze. superando il repubblicano François Fillon (17%). In cima Marine Le Pen e Emmanuel Macron, in parità, al 24%e in leggero calo rispetto ai precedenti sondaggi. L’astensionismo sarebbe intorno al 32%. Nel caso in cui, come da aspettative, al ballottaggio arrivassero la numero uno del Front National e il candidato di En Marche!, quest’ultimo dovrebbe vincere con un ampio consenso.