Francia: il Presidente Macron potrebbe presto diventare un’anatra zoppa

Macron
Il candidato alle presidenziali francesi Emmanuel Macron, del partito indipendente En Marche, durante un discorso sull'ecologia nel quartier generale del partito a Parigi. Francia, 9 febbraio 2017. REUTERS/Philippe Wojazer

Diciamoci la verità. La conquista dell’Eliseo per Emmanuel Macron rappresenta un mezzo miracolo. Se non ci fossero stati la Brexit e l’elezione di Donald Trump probabilmente nelle ultime settimane avremmo raccontato una storia diversa, una storia nella quale un trentanovenne senza partito e con poche esperienza politica alle spalle avrebbe avuto chance molto esigue di interpretare il ruolo di protagonista. Ma il 2016 è stato un anno molto particolare, per usare un eufemismo, in cui tutti gli schemi sono saltati e l ’enfante prodige transalpino è riuscito ad agguantare la presidenza surclassando la sua avversaria con 20.703.631 voti contro 10.637.183.

Adesso però occorre guardare immediatamente avanti, perché la partita non è finita e anche se Macron è riuscito a chiudere il primo tempo in netto vantaggio, nel secondo tutto potrebbe ribaltarsi, traformandosi immediatamente da Presidente della Repubblica ad anatra zoppa. L’11 e il 18 giugno si terranno rispettivamente il primo e il secondo turno delle elezioni parlamentari francesi e sarà in quell’ambito che si capirà realmente se il nuovo Capo dello Stato avrà in mano le armi per governare la Francia nei prossimi 5 anni o se diventerà un fantoccio seduto dietro ad una delle scrivanie più importanti del mondo con entrambe le mani legate.

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I prossimi appuntamenti del Presidente Macron

Ma prima di parlare delle elezioni legislative bisogna anticipare la strada che Macron dovrà percorrere fino ad esse. L’agenda è molto fitta.

L’iter si è aperto ieri con le dimissioni del neo-presidente della repubblica dalla presidenza di En Marche! nel corso di una riunione straordinaria del cda tenutasi a Parigi. Il suo posto è stato preso, ad interim, da Catherine Barbaroux, una dei dirigenti del movimento. Nel frattempo e in poche ore, il movimento ha cambiato nome, diventando La République en marche. Ma il bello arriverà nei prossimi giorni: giovedì 11 maggio Macron presenterà la lista dei candidati alle legislative, molti dei quali saranno sconosciuti provenienti dalla società civile. Confermata l'alleanza con MoDem di Francois Bayrou, che però faranno gruppo a parte, mentre dell’ex Primo Ministro Manuel Valls, che ha anticipato la volontà di iscriversi al nuovo partito e di candidarsi con esso nella sua circoscrizione al momento sembra aver ricevuto un No come risposta: "la richiesta di investitura di Manuel Valls non soddisfa i criteri per l'accettazione da parte di En Marche!". 

Il passaggio di consegne tra vecchio e nuovo presidente e l’insediamento di quest’ultimo saranno domenica 14 maggio. Subito dopo dovrebbe arrivare il nome del Primo Ministro (che in Francia viene indicato dal Presidente, lo ricordiamo).

La prima visita ufficiale all’estero del neoeletto sarà a Berlino, mentre il  25 maggio si terrà invece il primo incontro ufficiale con il presidente USA, Donald Trump, a margine del vertice della Nato a Bruxelles.

Francia: le elezioni legislative

Archiviate le formalità sarà il momento delle elezioni. Come detto, il primo turno si svolgerà l’11 giugno mentre il ballottaggio, previsto solo nelle circoscrizioni che non avranno eletto un candidato in prima battuta, si terrà il 18 giugno.

Il voto servirà per rinnovare i 577 seggi dell’Assemblea Nazionale, una delle due Camere che, insieme al Senato, compone il Parlamento. Al secondo turno accederanno i candidati (due, tre o più) che l’11 giugno avranno ottenuto almeno il 12,5% delle preferenze degli iscritti.

In base alle previsioni di Le Monde, basate sul primo turno delle presidenziali, alle prossime legislative, in 82 casi potrebbero essere tre i candidati che hanno accesso al secondo turno, più del doppio rispetto alla precedente tornata elettorale, quando furono 34.

I rischi di Macron alle elezioni di giugno

La maggioranza assoluta corrisponde a 289 seggi. Sarà questo l’obiettivo cui punterà il movimento di Emmanuel Macron. Raggiungendo questa soglia non avrà bisogno di scendere a compromessi con le altre forze politiche sui provvedimenti da approvare.

Ad oggi però, le possibilità che il nuovo inquilino dell’Eliseo riesca a farcela sembrano essere davvero scarse. Che significa? Significa che nel caso in cui non dovesse ottenere la maggioranza il margine d’azione del Presidente sarebbe limitato e potrebbe diventare quasi nullo man mano che ci si allontana dal numero sopra indicato.

A questo punto, prima di proseguire, occorre fare una premessa: la Francia è una repubblica semipresidenziale, il che significa che il potere esecutivo (che in Italia è detenuto dal Governo) è condiviso tra il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro. Solo che mentre il primo viene eletto dal popolo con suffragio universale diretto, il secondo viene nominato dal numero uno dell’Eliseo in rappresentanza della maggioranza parlamentare, non ha bisogno della fiducia iniziale dell'Assemblea, ma può essere sfiduciato successivamente.

Il Capo dello Stato ha ampi poteri: può sciogliere l'Assemblea Nazionale, è il capo delle forze armate, la più alta carica della magistratura, la più alta autorità della Legione d'onore e il co-principe di Andorra. Per intenderci: ha meno “forza” del Presidente USA, ma molta di più del Presidente italiano.

Per poter usufruire di tutti i poteri sopra riportati però, Macron ha bisogno di ottenere il maggior numero di seggi possibile, in caso contrario il rischio è quello che la Francia si trasformi de facto in una Repubblica parlamentare, con un presidente ostaggio delle correnti e un Paese privo di stabilità politica.

Il problema è che il carisma del presidente potrebbe non bastare per consentire ai candidati del suo partito, che per lo più saranno dei semi sconosciuti senza alcun radicamento sul territorio, di riuscire a ripetere l’exploit realizzato dal neoeletto alle presidenziali.

Ovviamente i sondaggisti hanno già cominciato a fare previsioni. Secondo una rilevazione condotta da OpinionWay-Slpv Analytics per il quotidiano Les Echoes, La République en marche (il nuovo partito di Macron, ndr.) potrebbe ottenere tra i 249 e i 286 seggi, sotto la maggioranza assoluta. I Repubblicani, il partito di Fillon, si piazzerebbero in 200-210 scranni, mentre il partito socialista crollerebbe dai 288 deputati di oggi a 28-43. A seguire il Front National con 15-25 seggi (dai due attuali) e la sinistra radicale di Jean Luc Mélenchon, con 6-8 deputati.

Conscio di ciò che potrebbe accadere, Macron ha chiesto ai suoi elettori uno sforzo per dargli "una maggioranza vera, forte, di cambiamento". Nel frattempo lavora sui nomi. L’8 maggio è arrivato l’endorsement di Segolene Royal (socialista), mentre il centrista Francois Bayrou ha già fatto sapere che appoggerà il presidente, ma con un gruppo a parte.

Francia: gli scenari in Parlamento

La scelta di indire le elezioni legislative in rapida successione a quelle presidenziali, arrivata nel 2002, non è casuale. Lo scopo è quello di evitare il rischio coabitazione (accaduta tre volte nella Quinta Repubblica), vale a dire la situazione in cui la maggioranza parlamentare e il capo dello stato appartengono a schieramenti politici opposti. Non succede dal ’97 (presidente neogollista, Jacques Chirac, e primo ministro socialista ,Lionel Jospin).

Stavolta però il pericolo sembra essersi ripresentato. Da sottolineare che in Francia, a differenza di quanto accaduto in Italia, in Spagna e in Germania per esempio, non ci sono mai state grandi coalizioni. Oggi però, dato lo stravolgimento politico rappresentato da Macron, questa sembra essere l’opzione più probabile.

Dando per scontata l’impossibilità di alleanze con Le Pen da un lato e Mélenchon dall’altro potrebbero dunque verificarsi tre scenari:

  • scenario 1: coalizione En Marche - Républicains: alcune incompatibilità sui programmi, ma la maggioranza in questo caso sarebbe ampia, ma Macron rischierebbe di trovarsi sotto scacco, preda della voglia di riscatto della destra, pronta a fare di tutto pur di recuperare terreno.
  • scenario 2: coalizione tra En Marche e Partito Socialista: in questo caso ci sarebbero maggiori affinità politico-ideologiche, per arrivare alla maggioranza entrambi i partiti dovrebbero posizionarsi nella parte alta della forchetta prevista. Ma se così non fosse, ci sarebbe bisogno di altri gruppi minori per governare. Il rischio, concreto, sarebbe quella di dover trovare una maggioranza su ogni singolo provvedimento, pregiudicando in maniera irrimediabile sia il margine d’azione del Presidente che la stabilità del Paese.

A prescindere da quale sarà la scelta, Macron potrebbe presto diventare un’anatra zoppa.