Francia: Macron affronta il primo grosso scandalo del suo mandato, ecco cosa sta succedendo a Parigi

Macron
Il candidato alle presidenziali francesi Emmanuel Macron, del partito indipendente En Marche, durante un discorso sull'ecologia nel quartier generale del partito a Parigi. Francia, 9 febbraio 2017. REUTERS/Philippe Wojazer

I festeggiamenti per i risultati delle elezioni legislative dell’11 e del 18 giugno sono durati giusto il tempo di una bottiglia di champagne. Poi la Francia è ripiombata negli scandali. Senza nemmeno  avere il tempo di svuotare il bicchiere, il neo presidente della Repubblica transalpina, Emmanuel Macron, ha subito dovuto affrontare i primi grattacapi, veri, del suo mandato all’Eliseo.

Quello che sta accadendo nel corso degli ultimi giorni a Parigi non può essere descritto come un semplice rimpasto di Governo , normale dopo le legislative che spesso forniscono un quadro diverso da quello preesistente, ma come un caos che sta assetando un duro colpo alla maggioranza scaturita dalle urne.

Passiamo dal generale al particolare. In soli tre giorni sono stati cambiati quattro ministri. Alla Giustizia Nicole Belloubet prenderà la poltrona di François Bayrou, leader dei MoDem e primo alleato di Macron nel corso della sua cavalcata elettorale. Alla Difesa andrà invece Florence Parly, ex ministra del Bilancio di Lionel Jospin, che sostituirà Sylvie Goulard.

A Jacques Mézart (che era all’Agricoltura e sarà sostituito da Stéphane Travert) l’onere di guidare il ministero della Coesione territoriale al posto di Richard Ferrand, altro fedelissimo dell’inquilino dell’Eliseo, mentre la direttrice dell’Ena (École nationale d'administration), Nathalie Loiseau, andrà agli Affari Esteri in sostituzione di Marielle de Sarnez.

Cambiamenti importanti dunque, in ministeri chiave del Governo di Emmanuel Macron e di Edouard Philippe (Primo Ministro). Il problema nasce nel momento in cui il “rinnovamento” non deriva da esigenze politiche dell’Esecutivo, ma è causato dal fatto che tutte queste persone sono a vario titolo coinvolte in inchieste preliminari della magistratura francese che coinvolgono i principali rappresentanti del Mouvement Démocrate (abbreviato in MoDem), partito centrista e principale alleato de La Répubblique En Marche , la forza politica fondata dal presidente.

L’INCHIESTA SUI MODEM

Come detto, alla base delle turbolenze degli ultimi giorni c’è un’inchiesta preliminare della Procura di Parigi aperta lo scorso 22 marzo. L’accusa nei confronti dei MoDem è simile a quella che nel 2015 ha coinvolto il Front National, il partito guidato da Marine Le Pen: il movimento centrista avrebbe utilizzato i fondi erogati dal Parlamento Europeo per pagare assistenti parlamentari che invece lavoravano in Francia e che nulla avevano a che fare con Bruxelles.

L’indagine è nata in seguito ad una segnalazione presentata dall’eurodeputata frontista, Sophie Montel. All’inizio di giugno la svolta: un collaboratore dell’eurodeputato Jean - Luc Bennahmias avrebbe ammesso il suo reale impiego come assistente parlamentare dando inizio ad una seconda inchiesta (preliminare) successivamente confluita nella prima.

Al centro delle polemiche è finito soprattutto Bayrou, numero uno dei MoDem che aveva rinunciato a candidarsi alla presidenza della Francia proprio per non compromettere il cammino di Macron. Bayrou,  pur rifiutando tutte le accuse, ha deciso di fare un passo indietro per evitare problemi al Governo.

Simili le motivazioni che hanno portato Sylvie Goulard e Marielle de Sarnez a dimettersi.  mentre per quanto riguarda Richard Ferrand, le accuse sono ancora più pesanti e riguardano gli appalti: avrebbe favorito la moglie nell’acquisto di una proprietà pubblica. In questo caso è stato proprio l’inquilino dell’Eliseo a chiedere al ministro di lasciare la sua carica.  

LE RIPERCUSSIONI SU MACRON

Nonostante lo scossone sia tutt’altro che lieve, soprattutto in virtù del fatto che si tratta dell’ennesimo scandalo che coinvolge esponenti di spicco della politica francese dopo quelli riguardanti il Front National e l’ex candidato alla presidenza del Partito Repubblicano Francois Fillon, in base alle aspettative il Governo non dovrebbe subire ripercussioni pesanti, anche perché La République en Marche ha la maggioranza all’Assemblea Nazionale  (308 seggi a fronte dei 289 necessari) anche senza il sostegno dei MoDem.  

Nonostante ciò, dal punto di vista politico e reputazionale, il colpo “per il fautore del cambiamento” è forte e consentirà agli oppositori del Presidente di trovare nuova linfa per dare battaglia in Parlamento. Non ha caso c’è chi parla già di “crisi ministeriale” e di “macronismo di governo totalmente amatoriale”.