FS-ANAS: più spese e minor qualità? ecco luci e ombre sulla nascita del colosso italiano dei trasporti

Trenitalia
Il logo di Trenitalia su una carrozza di un treno Wikimedia Commons/NAC (CC-BY-SA)

Dopo mesi di lavoro, l’operazione che porta al matrimonio di Anase Ferrovie dello Stato ha fatto il primo passo. Il Consiglio dei Ministri ha dato il primo via libera alla nascita del mega polo integrato per la mobilità su gomma e ferro. I numeri sono di un vero e proprio colosso: 10 miliardi di fatturat, 75mila dipendenti e 41mila chilometri di reti gestite.

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E per lo Stato si tratta di un bel colpo. Dare l’ok al matrimonio ANAS-FS significa togliere dal perimetro statale la società che gestisce la rete autostradale a cui le casse statali passano 2 miliardi di euro. Non solo. ANAS è anche gravata da una lunga lista di contenziosi legali per un valore complessivo di circa 9 miliardi.

Con l’operazione lo Stato si libera, in un colpo solo, di costi e cause legali. Ad accollarsi tali oneri sarà però il gruppo FS tramite aumento di capitale. L’operazione ha indiscutibili lati positivi sul fronte delle sinergie, dei risparmi e dei possibili investimenti incrociati, ma presenta anche alcuni lati oscuri. Lo scorso anno quando si è iniziato a parlare del matrimonio di FS e ANAS, per finanziare l’operazione e soprattutto il mantenimento della società stradale da parte del colosso italiano dei treni, è sbucata l’ipotesi di utilizzare le accise sul carburante pagate dagli automobilisti.

Poi nasce anche il problema della concorrenza. Treni e strade in Italia saranno gestite dallo stesso operatore, chi avrà il coraggio di competere con il nuovo colosso? Operare in un regime di sostanziale monopolio, in assenza di sana concorrenza, non fa bene al mercato e soprattutto alla qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Fusione FS-ANAS


ANAS entrerà nel perimetro del Gruppo FS insieme a Rete Ferroviaria Italiana, Italferr, Grandi stazioni e altre. Nei giorni scorsi infatti è arrivato il via libera da parte del Consiglio dei ministri al matrimonio sul quale i vertici delle due società stanno lavorando da tempo con l’aiuto del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Il provvedimento per il matrimonio è collegato all’approvazione del Documento di Economia e Finanza, ma è soltanto il primo passo di un’operazione complessa.

Dall’incorporazione di ANAS in FS nascerà un nuovo soggetto dei trasporti con un fatturato pari a 10 miliardi di euro, immobilizzazioni per 60 miliardi di euro, una capacità di investimenti pari a 7 miliardi di euro e 45mila dipendenti. Sommando i chilometri di rete ANAS con quelli delle ferrovie italiane si avrà un colosso dei trasporti che gestisce 41mila chilometri di collegamenti su e giù per la penisola.

Lo Stato si libera di ANAS


Il Governo (a partire dal precedente esecutivo a guida Matteo Renzi) ha sostenuto fin dall’inizio l’operazione ANAS-FS. I motivi sono facilmente intuibili.

L’ANAS è mantenuta tramite i trasferimenti dello Stato, circa 2 miliardi di euro l’anno utili a gestire e mantenere i 25mila chilometri di strade italiane. L’acquisizione di ANAS da parte delle Ferrovie per il Governo rappresenta un bel colpo. Così facendo infatti, lo Stato si libera di un asset da 2 miliardi che rappresenta solamente un costo e una fonte di problemi dal punto di vista giudiziario. Secondo i piani del Governo, ANAS sarà fuori dal perimetro dei conti pubblici nel giro di un paio d’anni.

L’operazione passa per un aumento di capitale di Ferrovie e il conferimento di ANAS che diventerà una delle controllate del gruppo FS e le azioni verranno trasferite a Ferrovie dello Stato. L’operazione di carattere patrimoniale non avrebbe impatti sulla finanza pubblica e il colosso dei trasporti starà fuori dal perimetro delle pubblica amministrazione. Così facendo, spiegano, il debito da fare per finanziarie gli investimenti sulla rete gomma-ferro non andrà a pesare sul bilancio dello Stato.

Il nodo dei contenziosi ANAS


Tra i problemi da risolvere per dare il via libera al matrimonio FS-ANAS c’era quello dei contenziosi. La società che gestisce le strade infatti, ha contenziosi in corso, soprattutto con appaltatori, pari a circa 9 miliardi. Sul punto le parti hanno trovato un’intesa. Si tratta di un accordo triennale sulle cause pendenti che fa leva sull’accantonamento di riserve per 700 milioni provenienti da risparmi di gare che andrebbero a risolvere parte del contenzioso che grava su ANAS.

Le risorse saranno liberate grazie alle sinergie tra le due società che porteranno notevoli risparmi sui costi di gestione. Con una migliore gestione delle gare e il miglioramento dell’integrazione della mobilità gomma-ferro, secondo il Governo, il nuovo colosso metterà da parte oltre 700 milioni. Altri benefici, secondo il piano, potrebbero arrivare anche in termini di traffico e di lotta all’inquinamento.

Saliranno i costi per gli automobilisti?


A fronte dei benefici descritti, l’operazione ANAS-FS presenta anche alcune criticità. Lo scorso anno quando il Governo e i vertici delle società hanno iniziato a trattare sul matrimonio è saltata fuori l’ipotesi accise per il finanziamento. Tagliando il cordone ombelicale che lega l’ANAS allo Stato, sarà necessario trovare un’altra modalità di mantenimento delle strade italiane: quei 2 miliardi di euro, dovranno arrivare da qualche parte. Un anno fa già si parlava delle accise, la bacchetta magica utilizzata per finanziare praticamente qualunque cosa.

Lo Stato che incassa le accise su benzina e diesel potrebbe girare parte dei guadagni alle Ferrovie per il mantenimento di ANAS e gli investimenti sulla rete stradale. Così facendo il peso della società che gestisce le strade italiane passerebbe dalle casse pubbliche a gravare sulle tasche degli automobilisti.

Resta in sospeso anche il nodo contenziosi. Le parti hanno trovato un accordo, ma la questione non sembra essere davvero chiusa. I 700 milioni di accantonamento sono una stima che si basa sulle sinergie e sui risparmi derivanti dal matrimonio, quindi non rappresentano un incasso certo. Non solo. Su ANAS pesano contenziosi del valore complessivo di circa 9 miliardi: risolvere tutto soltanto con 700 milioni sarebbe davvero un grande affare, ma forse poco realistico.

Insomma, il matrimonio oltre ai benefici avrà anche notevoli costi e qualcuno dovrà pagare. Data praticamente per certa l’allocazione di una quota fissa delle accise sui carburanti resterà da capire se questo passaggio comporterà o meno costi aggiuntivi per gli automobilisti oppure se il saldo finale sarà lo stesso.

E la concorrenza?


Per quanto riguarda i treni, in Italia, la concorrenza è ridotta al lumicino. FS infatti, controlla oltre l’87% del servizio e i pochissimi coraggiosi che hanno tentato di imporsi sul mercato continuano ad arrancare. Con il matrimonio FS-ANAS, la gestione della rete ferroviaria e stradale italiana sarà in mano ad un unico operatore. Si tratta di un chiaro esempio di concentrazione del potere che non fa molto bene alla concorrenza e quindi alla qualità del servizio offerto. L’Autorità dei Trasporti ha più volte suggerito di aprire il mercato alla partecipazione di altri soggetti per la gestione del trasporti merci e passeggeri. Avere concorrenza significa stimolare gli operatori ad offrire servizi migliori ad un costo più contenuto. Non solo: ANAS e FS sono centrali d’appalto per i lavori di progettazione e manutenzione. Chi avrebbe il coraggio di proporsi come alternativa ad un colosso pubblico in posizione ultra dominante?

Insomma, a fronte di possibili risparmi e maggior investimenti sulle reti gomma-ferro, il matrimonio FS-ANAS presenta anche alcuni lati oscuri. Speriamo che il piatto della bilancia, ad operazione conclusa e conti fatti, pesi verso il lato dei benefici.