G7: economia globale al centro del summit. Cosa dobbiamo aspettarci (praticamente niente)

G7 Merkel Renzi Obama Abe
Alcuni dei partecipanti al G7 2016 in Giappone. Da sinistra, Eikei Suzuki (governatore della prefettura di Mie), Donald Tusk, Matteo Renzi, Angela Merkel, Barack Obama e Shinzo Abe. REUTERS/Carolyn Kaster/Pool

Si è aperto questa mattina (26 maggio) nel Sud del Giappone il G7, la riunione dei leader mondiali che ha in agenda tre tematiche principali: la crescita economica globale, la crisi dei migranti e la minaccia dell'estremismo. Ise-Shima oggi e domani ospiterà i leader delle principali economie sviluppate: Barack Obama, Matteo Renzi, Angela Merkel, Francois Hollande, Justin Trudeau e David Cameron, ma anche il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il presidente della Commissione UE Jean-Claude Junker. In realtà i temi in programma sono moltissimi, ma il vero problema che il leader del mondo dovranno affrontare è la scarsa crescita economica mondiale che si ripercuote su tutte le economie.

Il tema era al centro anche del G7 finanziario della scorsa settimana quando i ministri delle finanze si sono trovati d’accordo su principi di fondo, senza però trovare una strategia d’azione comune. Insomma, chiacchiere tante, ma decisioni pratiche nessuna. Anche perché le posizioni all’interno della compagine dei Paesi che partecipa al G7 è molto eterogenea e a fronte di chi vorrebbe maggiori investimenti e spese per la crescita e la ripresa, c’è sempre chi frena e chiede di puntare su riforme di austerità e rigore di bilancio. Intanto l’economia globale rallenta e a risentirne sono maggiormente i Paesi che non avendo una propria ripresa strutturale si muovono insieme all’economia mondiale, Italia in primis.

Economia mondiale al centro del G7

L’ultimo bollettino del Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime della crescita globale. Nel 2016 il PIL mondiale crescerà del 3,2% poco al di sopra del 3,1% dell’anno precedente. Christine Lagarde e Maurice Obstfeld, il direttore e capo economico dell’FMI sostengono che “l’economia globale cresce a ritmi troppo lenti” e hanno tagliato al ribasso quasi tutte le stime di crescita mondiale (l’economia europea crescerà solo dell’1,5% nel 2016).

L’economia e il commercio mondiale sono quindi al centro del G7 di oggi e domani (giovedì e venerdì 26-27 maggio). Il rallentamento del commercio mondiale a causa soprattutto dei prezzi bassi delle materie prime e del rallentamento della Cina ha posto un pesante interrogativo sul futuro dell’economia mondiale ed ha portato grande instabilità sui mercati finanziari.

Il problema è che le diverse posizioni dei capi di Stato non potranno portare a decisioni concrete in questa due giorni nel Sud del Giappone. Lo prova il risultato del summit finanziario della scorsa settimana quando i leader hanno ribadito principi generici come la necessità di combinare politiche monetarie, fiscali e riforme strutturali nei singoli Paesi, ma senza mettere a punto una vera azione politica comune. E non potrebbe essere altrimenti. Se da una parte c’è il Giappone che preme per un piano comune di stimoli fiscali e investimenti per spingere la crescita dall’altra parte abbiamo per esempio la Germania che si oppone all’idea di mettere in campo un piano collettivo di maggiori spese pubbliche per la ripresa.

Alla fine del meeting tra i ministri delle finanze, il Giappone ha tentato di inserire nelle dichiarazioni ufficiali che fanno un resoconto delle decisioni prese un accenno ad interventi di stimolo da programmare tra i Paesi partecipanti, ma il tentativo è stato stoppato. Sempre il Giappone è stato protagonista di uno scontro con gli USA sul tema dei tassi di cambio e sull’ipotesi di una svalutazione guidata dallo yen. Alla fine nella relazione è stato ribadito il divieto di utilizzare il tasso di cambio come strumento di politica monetaria e sul fronte degli stimoli si punta a coniugare la politica fiscale con le riforme. Stop.

Partendo da queste premesse è chiaro come non ci si possa aspettare chissà quale presa di posizione dai capi di Stato in questa due giorni in Giappone. Sarà difficile ottenere un piano condiviso di stimoli per la crescita. Sarà ribadita l’importanza di dare nuovo slancio alla crescita anche tramite il rafforzamento delle relazioni commerciali. I capi di Stato promuoveranno accordi commerciali, chiederanno di accelerare sugli accordi di libero scambio come quello tra Giappone e Stati Uniti, Europa e Oriente o Stati Uniti e Europa.

Insomma, la scarsa crescita economica è il principale problema mondiale. E nonostante sia sul tavolo del summit a cui partecipano i principali Paesi industrializzati del mondo le aspettative sono molto scarse. La Germania continua a tenere la linea del rigore e non accetterà mai un piano condiviso di investimenti e spese per la ripresa. E così il G7 si rivelerà l’ennesimo summit di chiacchiere da cui usciranno soltanto orientamenti condivisi, principi generici, ma nessun intervento concreto.