Gigantesche "ondate di lava" individuate su Io, luna di Giove [VIDEO]

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Un'immagine, acquisita dalla sonda Galileo, della più interna delle quattro cosiddette lune galileiane di Giove, Io, il corpo celeste più geologicamente attivo del Sistema Solare NASA/JPL/University of Arizona

Sfruttando un raro allineamento fra due delle lune di Giove, alcuni astronomi sono riusciti ad effettuare un'osservazione incredibilmente dettagliata di Io che, fra le altre cose, ha permesso di svelare delle gigantesche ondate di lava all'interno di una depressione vulcanica nota come Loki Patera.

L'8 marzo del 2015 Europa è passato di fronte a Io, bloccando la luce proveniente da quest'ultimo. Dal momento che la superficie di Europa è coperta di acqua ghiacciata, il satellite riflette poca luce solare nelle frequenze dell'infrarosso: questo ha consentito ai ricercatori di osservare il fenomeno con il grande telescopio binoculare LBT (Large Binocular Telescope) in Arizona, isolando con incredibile precisione il calore proveniente dai molti vulcani sulla superficie di Io.

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Questo satellite, le cui dimensioni sono di poco superiori a quelle della Luna, detiene diversi primati: è la più interna delle quattro cosiddette lune galileiane (le altre sono Europa, Ganimede e Callisto), è l'oggetto del Sistema Solare con la minor presenza di acqua ed anche quella con la maggiore attività geologica, come testimoniato dai suoi oltre 400 vulcani.

Questa intensissima attività geologica è causata dal riscaldamento mareale dovuto all'attrito generato all'interno del satellite dalle fortissime influenze gravitazionali di Giove e delle altre lune galileiane. Durante le eruzioni, alcuni vulcani arrivano a "sparare" nei cieli di Io quantità enormi di materiale piroclastico che arrivano fino a 500 km sulla superficie di questa luna.

Quella che è stata a tutti gli effetti un'eclissi, per un osservatore sulla Terra come il telescopio LBT, ha permesso di ottenere dettagli fino a 2 km della struttura della caldera, grazie ad una serie di immagini acquisite con uno scarto di circa 15 centesimi di secondo l'una dall'altra.

Come spiegato in uno studio pubblicato su Nature, l'analisi all'infrarosso ha permesso di verificare come la temperatura del materiale che ricopre il Loki Patera vada progressivamente aumentando da un estremo all'altro della depressione: la spiegazione più probabile per questo fenomeno è che la copertura sia stata prodotta da due immense "onde" di lava, che si sono propagate da ovest a est ad una velocità di circa un chilometro al giorno.

Il Loki Patera prende il nome da un dio della mitologia norvegese, Loki ("patera" è un nome per descrivere un cratere di forma irregolare su un corpo celeste diverso dalla Terra). Per capire la portata di questi fenomeni vulcanici basti dire che la depressione ha una superficie di circa 21.500 km quadrati, ossia di poco inferiore a quella dell'intera Emilia-Romagna.

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In una formazione geologica del genere, la lava che si trova sulla superficie del lago si raffredda, diventa più spessa ed alla fine precipita nella parte più liquida sottostante, il che genera l'ondata di magma che si propaga lungo tutta la superficie. Questo ciclo, che sul Loki Patera si ripete costantemente, potrebbe essere secondo i ricercatori anche la causa dei periodi di brillantezza e affiochimento dell'area.

"Se immaginiamo il Loki Patera come un lago di lava, esso supera di più di un milione di volte quelli che sono presenti qui sulla Terra", spiega Katherine de Kleer, ricercatrice dell’Università della California a Berkeley (Usa), prima autrice dello studio. "In questa regione, porzioni di crosta fredda sprofondano, portando alla luce magma incandescente che è assai luminoso nell’infrarosso".

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