Giuria popolare contro le bufale? Beppe Grillo ha perfettamente ragione

Grillo
Il leader del M5S, Beppe Grillo Reuters

No, Grillo non ha ragione neanche un po': la sua proposta di una "giuria popolare contro le balle di stampa e TV" è un'idiozia aberrante. Volevamo solo dimostrare praticamente come le bufale, o anche solamente contenuti presentati con un titolo affascinante ma "truffaldino", attirino lettori. Nulla di nuovo, per carità. Un celebre testo di Achille Campanile, "Asparagi e immortalità dell'anima", si apre con la frase: "Non c'è alcun rapporto fra gli asparagi e l'immortalità dell'anima". 

Come il grande scrittore romano aveva intuito già molto tempo fa, un titolo ingannevole è capace di suscitare interesse quanto e più di uno "sincero". Pur essendo stato capace di predire il clickbait, quello che Campanile non poteva prevedere è che nel nuovo millennio qualcuno avrebbe fatto di questa pratica un'arte. E se dietro il titolo si trova un articolo basato su informazioni inventate di sana pianta, pazienza: è l'era delle bufale, baby.

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Anzi, lo era: oggi siamo entrati nell'epoca della post-verità, un'espressione che alla fin fine significa sempre "bufale", ma fa tanto 1984, un libro che in tanti amano citare quando si parla di controllare l'informazione, forse perchè non ne hanno letti molti altri. Grillo, bontà sua, non lo ha fatto: si è limitato a definire "Nuova Inquisizione" l'idea avanzata dal presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, di un organismo nazionale "capace di identificare le bufale online che danneggiano l’interesse pubblico".

Lo diciamo subito e molto chiaramente: per quanto la circolazione delle bufale abbia ormai superato ogni limite accettabile, l'idea di un organo istituzionale che controlli e decida cosa va bene e cosa no è una soluzione assai poco desiderabile, oltre che impraticabile (e tra poco spiegheremo perché). Ma l'idea che questo compito possa essere svolto da "una giuria popolare composta da cittadini eletti a sorte che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media" è a dir poco terrificante.

L'impressione, o quantomeno la speranza, è che Grillo stia mettendo in pratica quella che potremmo definire la "Tecnica O'Leary". L'amministratore delegato di Ryanair, Michael O'Leary, ha l'abitudine di tirar fuori di tanto in tanto qualche sparata eclatante, come il progetto di mettere i bagni a pagamento sugli aerei o l'idea di far viaggiare in piedi alcuni passeggeri in cambio di un biglietto molto economico. 

Il punto è che O'Leary, un vecchio volpone che lavora nel settore da decenni, sa bene che nessuno di questi progetti potrà mai essere messo in pratica: ciò che il miliardario irlandese fa è semplicemente gettare il sasso nello stagno e poi divertirsi a guardare il mondo che si divide in favorevoli e contrari, facendo quindi circolare il nome della sua compagnia. Pubblicità gratuita, insomma, offerta da giornali più interessati ai click che alla veridicità delle notizie. Ripetiamo: speriamo davvero che sia così e che Grillo (e soprattutto il suo seguito popolare) non ritenga davvero che un'idea del genere sia valida.

o'leary ryanair Il pittoresco amministratore delegato di Ryanair, Michael O'Leary  REUTERS / Yves Herman

Anche ignorando il fatto che la veridicità di una notizia dovrebbe essere un fatto oggettivo, non un punto di vista del quale una giuria deve convincersi, è impensabile che si possa affidare questo compito ad un gruppo di persone scelte a caso e non a professionisti preparati.

Per carità, non stiamo parlando di neurochirurgia o di astrofisica, ma significherà pur qualcosa se esistono scuole e corsi per insegnare agli aspiranti giornalisti la verifica delle fonti. Che poi qualcuno magari non la faccia (o la faccia, ma all'insegna della faciloneria) è un discorso totalmente diverso. In effetti, come dicevamo prima, esiste un'oggettiva difficoltà a a stabilire cosa sia una bufala e cosa non lo sia.

E questo non, come qualche sostenitore della post-verità potrebbe sostenere, perché il confine tra ciò che è una bufala e ciò che non lo è sia molto sottile. In realtà, quel confine è una profonda voragine sormontata da un muro alto 15 metri lungo il quale ogni 3 passi ci sono delle sentinelle armate fino ai denti e dal grilletto facile. Il problema è che esistono notizie di diversi tipi, e non tutti così facilmente sbufalabili.

Fermo restando che sbufalare una notizia prende di norma molto meno tempo e sforzi di quanti ne occorrano per produrla, esistono false notizie che possono essere smentite senza mezzi termini in pochissimi minuti, quando non secondi, con una semplice e veloce ricerca su Google.

Un esempio: "La Boldrini ha detto che da domani tutte le donne dovrano portare il velo per far sentire gli immigrati a casa". Per capire che si tratta di una bufala non serve aver vinto un paio di premi Nobel, ma in ogni caso è sufficiente un rapido controllo per verificare. Purtroppo, le cose non sono sempre così semplici.

Un altro esempio, arrivato purtroppo agli onori delle cronache nei mesi scorsi: "Esiste una legge secondo la quale i risarcimenti per i danni da terremoto vengono erogati solo se il sisma è sopra ad una certa magnitudo, quindi il dato viene taroccato per mantenerlo sotto quella soglia, in modo da non pagare nulla". Anche in questo caso si tratta di una bufala, ma per poterlo accertare c'è bisogno di un po' di lavoro: bisogna verificare l'esistenza di questa legge, capire cosa dica, imparare qualcosa su come venga calcolata la magnitudo di un terremoto e così via. 

terremoto centro italia Uno dei massimi esperti mondiali di diritto sismologico all'opera su Facebook  Facebook

Esistono infine casi di notizie che, molto semplicemente, non possono essere sbufalate. Un esempio che periodicamente entra a far parte del dibattito politico italiano: l'uscita dall'euro. Da una parte c'è chi dice che, se dovesse accadere, torneremo ad essere il Paese di Bengodi, una potenza industriale dove il debito pubblico è un ricordo; dall'altra chi sostiene che questo ci farebbe precipitare nella crisi economica totale, diventando tutti improvvisamente dei poveracci.

Beppe grillo pubblicizza il video No Euro del MoVimento 5 Stelle Beppe grillo pubblicizza il video No Euro del MoVimento 5 Stelle  Facebook/Beppe Grillo

Di questi due scenari, uno dei due è certamente più verosimile (per amor di brevità eviteremo di dire quale), ma in tutta onestà nessuno potrebbe mai sognarsi di dire che la posizione opposta sia una bufala e che lo scenario dipinto dagli "avversari" non potrebbe mai verificarsi. Per quanto siano coinvolti dei dati oggettivi, si tratta semplicemente di punti di vista diversi che devono poter essere espressi senza dover passare dall'approvazione di una "giuria popolare".

Peraltro, se si parla di bufale Grillo non dovrebbe esprimersi come se fosse un problema che riguarda altri. Sì, è ovvio, in tutto il mondo, tutti i politici a volte la sparano grossa per portare acqua al proprio mulino: è un gioco delle parti non certo piacevole e produttivo ma che è sempre esistito, probabilmente sin da quando un uomo primitivo ha cercato di spiegare ad altri uomini primitivi per quale motivo lui avrebbe dovuto essere scelto come capo-caverna.

Dubitiamo però che al mondo esista un altro uomo politico che nel proprio "curriculum delle sparate", oltre a quelle più tradizionali, possa vantare perle come la Biowashball, l'AIDS che non esiste, i vaccini inutili, il Nobel comprato alla Montalcini, i cellulari capaci di cuocere un uovo, gli USA paradiso della stampa 3D dove basta pagare e ti stampi anche la casa. Per brevità non andiamo oltre, ma l'elenco potrebbe continuare, e molto.

Tanto per aggiungere un altro esempio decisamente recente, basta dare un'occhiata ad uno degli ultimi post sul blog dello stesso Grillo, nel quale si annuncia con grande soddisfazione come il leader del M5S sia stato inserito, "unico italiano", nella lista dei "12 personaggi più influenti d'Europa nel 2017", facendo riferimento ad un articolo pubblicato nei giorni scorsi da Politico.

bufala grillo A sinistra, la notizia come è stata data sul blog di Beppe Grillo; a destra, l'articolo originale di Politico  Beppe Grillo / Facebook / Politico

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Il problema è che l'elenco in questione ha un tono ben diverso da quello che si potrebbe intendere nel post sul blog di Grillo, e questo già a partire dal titolo che non è affatto "I 12 personaggi più influenti d'Europa nel 2017", bensì "12 persone che (probabilmente) rovineranno il 2017". Per di più, la lista è a livello mondiale e non solo europeo, ma magari è un errore di distrazione. 

Nella parte dedicata a Grillo (peraltro tradotta sul blog), Politico spiega come si sia finora "crogiolato nel ruolo di Assoluta Opposizione al Potere", ma che adesso le sue invettive "sono sempre meno divertenti" e quindi "l'Europa avrebbe ragione ad essere spaventata se dovesse raggiungere una posizione di potere". Di certo non si tratta di un ritratto lusinghiero: chissà cosa ne avrebbe pensato la giuria popolare.