Google dice che nel 2017 funzionerà al 100% con energie rinnovabili. Non proprio, ma va bene lo stesso

Google intelligenza artificiale
Il logo di Google. Reuters

Le grandi aziende tech stanno facendo a gara per dimostrarsi più ecologicamente sostenibili della concorrenza, seguendo la strada segnata da Tesla Motors che con le sue Gigafactory vuole entrare nell'era della produzione industriale con energie rinnovabili al 100%. Google, Facebook ed Apple si stanno infatti preparando ad operare lasciando un'impronta più lieve possibile sul pianeta. 

La prima a raggiungere questo obiettivo dovrebbe essere Google, che ha annunciato l'intenzione di acquistare energia proveniente da fonti rinnovabili (eolico e solare) in quantità sufficienti da compensare quella utilizzata dai suoi 150 uffici e dai suoi 13 data center sparsi per il mondo. La notizia, pur se di una certa importanza, è stata generalmente presentata in una luce migliore di quanto fosse necessario.

LEGGI ANCHE: Tesla e SolarCity si fondono: 5 motivi per cui è una mossa importante

In effetti, ciò che farà Google nel 2017 sarà acquistare un kilowatt di energia proveniente da fonti rinnovabili per ogni kilowatt consumato dalle sue strutture. La quantità precisa non è nota ma, secondo l'azienda di Mountain View, supererà i 5,7 terawatt-ora provenienti da eolico e solare acquistati nel 2015.

Google è infatti già adesso il più grande acquirente aziendale al mondo di energie rinnovabili, con un totale che, come potete vedere dal grafico sottostante, supera quello dei primi tre inseguitori messi insieme (Amazon, Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e Microsoft). Peraltro, già oggi Big G è riuscita a tagliare i consumi energetici dei suoi data centre grazie all'intelligenza artificiale di DeepMind.

google energia Il consumo di energie rinnovabili delle principali aziende di Stati Uniti, Europa e Messico  Google

"La scienza ci dice che occuparsi del cambiamento climatico è una priorità globale urgente", spiegano da Google. "Crediamo che il settore privato, insieme ai leader politici, debba intraprendere azioni decise e che possiamo farlo in un modo che conduca a crescita ed opportunità. Ed abbiamo la responsabilità nel farlo, per i nostri utenti e per l'ambiente. Ci sono ancora molti progressi da fare, ma questi risultati che annunciamo oggi danno la sensazione di una boccata di aria fresca. E adesso, di nuovo al lavoro".

Ovviamente, l'acquisto di grandi quantitativi di energie da fonti rinnovabili da parte di Google significherà che una parte di questa energia sarà in eccesso rispetto al fabbisogno reale e sarà quindi ridistribuito nella rete. In questo modo, viene incentivata la produzione di energia "verde" in varie parti del mondo.

Tirando le somme, la frase "Google opererà al 100% con fonti rinnovabili!" è un ottimo titolo per questa notizia, ma non corrisponde al vero. Ad ogni modo, la realtà è comunque positiva sotto diversi punti di vista per l'ambiente e, di conseguenza, per tutti noi.

LEGGI ANCHE: "Il tetto solare costerà meno di un tetto normale", parola di Elon Musk

Come detto, Google non è affatto la sola grande azienda che punta ad obiettivi eco-friendly nel settore dell'approvvigionamento dell'energia. Iniziative simili sono infatti state avviate anche da Facebook, Microsoft, Johnson & Johnson, Ikea. Apple ha l'ambizione di far funzionare il proprio nuovo campus a Cupertino, che sarà pronto fra pochi mesi, unicamente grazie all'energia solare raccolta da migliaia di pannelli fotovoltaici.

Complessivamente, sono 83 le aziende che hanno aderito alla campagna RE100, che mira per l'appunto a raggiungere il traguardo del consumo al 100% da fonti rinnovabili. L'elenco, oltre alle compagnie già citate, comprende molti altri colossi di vari settori come Swiss RE, BMW, Coca-Cola, General Motors, H&M, Nestlè, Nike, Philips e Starbucks.

Negli USA il mondo dell'impresa sembra aver capito come il cambiamento climatico sia un problema reale che necessita di essere affrontato con decisione ed in tempi quantopiù brevi possibile. Speriamo che il messaggio venga recepito anche da Donald Trump, che in campagna elettorale non si è mostrato particolarmente sensibile all'argomento.