Grandi Opere, non saranno le dimissioni di Lupi a salvare l’Italia da sé stessa

di 20.03.2015 10:13 CET
Treno ad alta velocità
Treno ad alta velocità Reuters

Ora che Maurizio Lupi ha annunciato le proprie dimissioni (doverose e fin troppo posticipate), c'è il rischio concreto che si ripeta un fenomeno già vissuto in passato: polvere sotto il tappeto e fra un po' di tempo il sistema riprenderà da dove è stato interrotto.

Quanto emerso dall'inchiesta fiorentina sul 'sistema decennale' di Incalza, portato avanti nella connivenza o negligenza non solo di Lupi e dell'attuale governo, ma anche di chi li ha preceduti, fa parte di quel sistema molto più esteso che il paese si trascina da più di 30 anni.

Com'è stato opportunamente sottolineato da Francesco Ramella dell'Istituto Bruno Leoni, "quasi tutti i maggiori investimenti infrastrutturali realizzati negli ultimi vent'anni in Italia (ma non solo) hanno visto i costi lievitare in corso d'opera ma, quando prodotte, si sono rivelate clamorosamente errate le previsioni di traffico, scenari del tutto privi di riscontro nella realtà vengono riproposti anche nei più recenti documenti governativi".

Governi e ministri passano, ma finiscono per rappresentare la classica punta dell'iceberg, poiché continuiamo a realizzare Grandi Opere utili il più delle volte solo per scaricare sui contribuenti il "lievitare dei costi in corso d'opera". Non ci sono solo le 'mazzette': l'opera, utile o meno, che inizialmente costa X rappresenta una torta che scatena appetiti. Per far mangiare tutti la torta deve aumentare di volume e i costi lievitano. A volte senza bisogno di tangenti. In entrambi i casi a pagare è sempre il cittadino.

Sistema che non è nato con Incalza, ma affonda le radici nella Prima Repubblica, caduta sotto i colpi di Mani Pulite e della storia. Se oggi come ieri i costi lievitano del 40-50%, quando va bene, e un chilometro di ferrovia o autostrada lo paghiamo 2-3-4 volte tanto  rispetto ad altri paesi, le dimissioni di un ministro che nel migliore dei casi è stato negligente sono solo il punto di partenza. Da noi è sostanzialmente il punto di arrivo.

Ora che parte la caccia al posto di Lupi, il governo (lo stesso che sapeva dell'indagine su Incalza fin dal suo insediamento) dovrebbe sul serio cambiare verso. Ma, stando alle indiscrezioni, pare che dietro le quinte si stia consumando l'ennesimo scambio.

Il NCD, persa la poltrona Infrastrutture, vorrebbe in cambio o il Ministero degli Affari Regionali (vacante dopo le dimissioni della Lanzetta) o il nascente Ministero del Mezzogiorno, che gestirà fondi europei. In casa PD si sta pensando di 'spacchettare' il Ministero in due: da una parte le Infrastrutture, dall'altra i Trasporti. I nomi? I sottosegretari Delrio e Lotti, il sempre nominato Raffaele Cantone o l'attuale AD di Finmeccanica, ex numero 1 delle Ferrovie, Mauro Moretti