Grecia, crisi migranti: rifugiati siriani affrontano il gelo nei campi senza riscaldamenti

di 13.01.2017 9:02 CET
Rifugiati siriani al freddo senza riscaldamenti
In Grecia, tanti rifugiati siriani stanno affrontando le dure condizioni climatiche di queste settimane senza i mezzi necessari. Reuters

L’arrivo della perturbazione siberiana che sta colpendo l’Europa meridionale ha esposto il fallimento del governo greco e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, di preparare al meglio i rifugiati per la stagione invernale. I volontari delle organizzazioni non governative di tutta la Grecia hanno riportato condizioni di vita al limite per i rifugiati, nonostante la spesa di un miliardo di euro da parte dell’Unione europea per rispondere alla crisi dei migranti.

Mentre le temperature sono leggermente migliorate sulle isole dopo una settimana molto rigida, le condizioni rimangono molto dure nel resto del paese, dove i campi per rifugiati gestiti dal governo ospitano circa 34.000 persone.

Verso la fine di dicembre, il ministro alla Politica sull’Immigrazione Ioannis Mouzalas ha dichiarato che sulla terraferma “nessuno sta vivendo all’interno delle tende e nessuno sta vivendo senza riscaldamento”, affermazione che trova contestazione dalle notizie che arrivano dai campi sparsi nel paese.

Al campo Nea Kavala, posto al confine tra Grecia e Macedonia, “i rifugiati hanno solo corrente elettrica a intermittenza e in attesa che arrivino le stufe a cherosene sono costretti a riscaldarsi accendendo fuochi all’aperto”, ha detto a IBTimes UK un volontario di lunga data del campo.

“Il clima è estremamente rigido qui. Le condutture sono ghiacciate, pertanto non arriva acqua. Non c’è acqua calda da mesi. Questo non è un luogo adatto per le persone, in particolare per persone che stanno fuggendo dalla guerra.”

Mouzalas ha poi ‘riconosciuto’ le difficili condizioni sulle isole in prima linea per la crisi, dove risiedono circa 14.000 rifugiati. A Moria, il principale campo rifugiati dell’isola di Lesbo, sono caduti circa 20 cm di neve “mentre i ragazzi passeggiavano con le infradito”, ha detto Eric Kempson, un volontario di 61 anni.

“Non hanno ricevuto la giusta indumentazione, e i militari impediscono alle persone di portare vestiti e coperte”, ha detto Kempson. “Alcuni di loro sono in cattive condizioni e mostrano segni di ipotermia. Più che un campo è una prigione”.

Il direttore del Servizio di Asilo della Grecia Maria Stavropoulou ha sollevato critiche per un tweet in cui loda lo staff a Moria, che ha lavorato nonostante le dure condizioni metereologiche, accompagnando il post con una foto degli uffici dei lavoratori.

Sull’isola di Chois, circa 80 rifugiati ancora non hanno il riscaldamento, secondo Ludek Stavinoha, un rifugiato di 32 anni. “Tra questi abbiamo anche donne e bambini, così come i casi più vulnerabili”, ha detto. “Ci sono tende delle UNHRC che ospitano gruppi di famiglie ancora senza riscaldamento. Non sono in grado di proteggere le persone. Il governo sostiene che le persone hanno riscaldamento ed elettricità, ma non c’è acqua”, ha detto Stavinoha. “Ci sono persone nel campo che non si fanno una doccia calda da diverse settimane, e in termini di condizioni di vita, è una cosa importante. Quando vivi in tende non riscaldate è praticamente impossibile asciugare i vestiti. Troppe persone sono state abbandonate a sé stesse”.

Tornando sulla terraferma, i volontari hanno espresso preoccupazione sul fatto che altra neve in arrivo, come annunciato dalle previsioni meteo, ostacolerà il nuovo piano del governo, che dovrebbe essere essere attivo in breve tempo.

Il governo ha intenzione di sostituire le provviste alimentari al campo con carte prepagate, che dovrebbero permettere ai rifugiati di acquistare e cucinare il cibo per conto proprio, sempre che saranno in grado di raggiungere i negozi.

“Solitamente impiegano 25 minuti per recarsi nei negozi per acquistare cibo che si cucineranno da soli”, ha detto Martinez del centro rifugiati di Nea Kavala. “Tuttavia il tempo è così rigido che le persone non riescono a recarsi nei negozi ora. Non è per nulla sicuro. Non ho idea di come possano incamminarsi”.

Un direttore di una organizzazione non governativa, che preferisce rimanere anonimo, ha bocciato il piano governativo invernale e ha respinto le affermazioni del ministro della politica all’immigrazione secondo cui solo una manciata di rifugiati è rimasta senza nelle tende.

Tuttavia, l’uomo ha detto che la disorganizzazione è causa più dell’inesperienza che della mancanza di volontà. “Noi non dovremmo essere qui, ma siamo dove dobbiamo stare. L’Europa deve svegliarsi e aiutare il governo greco”.

Roland Schoenbauer, portavoce della sede greca della UNHRC, ha difeso il ruolo dell’agenzia nella crisi. “Quello che fa la UNHRC sono compiti assegnati dal governo. È il governo che sta coordinando l’operazione. Il coordinamento è stato sempre molto complicato”, ha detto l’uomo.

Una visione simile delle responsabilità Schoenbauer ce l'ha riguardo alla serie di difficoltà avute con il riscaldamento delle case. “Le lezioni sono ovvie. Tutti gli attori coinvolti avrebbero dovuto iniziare a organizzarsi prima. Ma la lezione per tutti i governi dell’Unione europea è che non puoi mettere i rifugiati nei campi su un’isola.

“Dovete aiutare il governo greco. La lezione è che il problema dei 50.000 rifugiati e migranti non sparisce se l’Unione europea non fornisce un contributo simbolico. Devono affrontare la realtà”.