Grecia: via libera all'austerity ma la popolazione scende in piazza

di 08.11.2012 7:53 CET
Grecia - Atene
Protestor raises flags of Portugal, Italy, Greece and Spain in front of the parliament in Syntagma square during a 48-hour strike by the two major Greek workers unions in central Athens Reuters

Il Parlamento greco approva le nuove misure di austerità richieste dalla Troika e, in piazza, torna forte il grido di protesta dei cittadini ormai esasperati.

La coalizione di Governo ha votato l'adozione di una nuova tornata di tagli per un totale di 13.5 miliardi di euro. Salari, pensioni e sussidi sono ancora una volta le vittime designate degli esacerbanti piani di austerity: i nuovi tagli permetterebbero lo sblocco di circa €31.5 miliardi di aiuti da parte della Bce, del Fondo Monetario Internazionale e dell'Unione europea.

Poco prima della votazione, la piazza ateniese Syntagma, piazza della Costituzione, perdeva i tratti somatici storici e assumeva l'aspetto di un campo di battaglia. Le rivolte, questa volta si parla di circa 100.000 greci, hanno preso vigore virando verso la guerriglia: molotov, lacrimogeni e cannoni ad acqua sono i protagonisti di questo triste evento greco.

La votazione, avvenuta poco dopo la mezzanotte locale, ha di fatto evidenziato la frazione interna al Paese: 299 deputati presenti, 128 contrari, 18 astenuti e 153 favorevoli. Nuove misure d'austerity approvate con, quindi, uno scarto ridottissimo: 153 contro i 151 voti di maggioranza minima.

Il provvedimento, che rientra sotto l'etichetta "Finanziaria di medio termine 2013-2016", abolirà tutti i bonus extra per i pensionati ed i dipendenti statali. I, nuovi, tagli massimi alle pensioni passeranno al 25% e saranno previsti almeno 2.000 licenziamenti tra i dipendenti statali. Chiude il quadro l'abolizione della previdenza sociale fornita dallo Stato cui prenderà il posto un'indennità legata unicamente al reddito.

In un contesto fortemente instabile come quello greco, l'ennesimo piano di austerity comincia a far dubitare anche i sostenitori del rigore dei conti. Un'economia già affossata dalla Crisi rischia di dover rinunciare, con questi nuovi pacchetti, a buona parte della sua domanda basata sul consumo dei cittadini.

 

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